giovedì, Maggio 30, 2024

Captain America – MDD F-15E Strike Eagle “Operation Iraqi Freedom” dal kit Revell in scala 1/48.

Il kit Revell dell’F-15E Strike Eagle nella scala 1/48, malgrado i suoi vent’anni di età, rappresenta ancora oggi un’ottima base di partenza e, con le giuste aggiunte aftermarket, può dire ancora la sua al confronto del nuovissimo Great Wall Hobby. La scatola in mio possesso è la versione messa in commercio nel 2000 ed è totalmente priva di carichi di caduta (contiene al suo interno solo quattro missili Sidewinder).  

Nel mio caso, volendo rappresentare un esemplare impegnato durante l’operazione Iraqi Freedom, ho dovuto acquistare diversi set di dettaglio per aggiornare lo stampo e renderlo compatibile con quel periodo storico. In particolare, della linea Brassin ho reperito gli AIM-9M/L Sidewinder, gli AIM-120 AMRAAM e le GBU-12 che, purtroppo, non ho potuto utilizzare (più avanti nel testo spiegherò il motivo).  

La Revell tra le parti ha previsto il solo lanciatore per quattro Sidewinder, per tale ragione ho dovuto acquistare i rail LAU-128 della Metallic Details che, malgrado il nome, sono in resina e permettono l’aggancio dei due AIM-120 AMRAAM. Visto che oramai ero in ballo, ho pensato bene di sostituire i pod Litening e Lantirn originali con quelli, molto più dettagliati, della Brassin ed aggiungere abitacolo e scarichi della Aires. Non amo utilizzare le cinture fotoincise per cui ho scartare i seggiolini Aires e optare per quelli della Quickboost che hanno le cinghie già stampate.  

E veniamo adesso alla versione scelta! L’esemplare proviene dal foglio decals 48240 della Cutting Edge e rappresenta un F-15E del 4th FW, 336 TFS schierato sulla base di Al Udeid, in Qatar, tra il Marzo e l’Aprile del 2003. 

 

La caratteristica peculiare di questo esemplare è la nose art di Captain America sul lato sinistro del muso che da un tocco di colore alla monocromia dello Strike Eagle. Inoltre, se non avessi scelto questo velivolo mio figlio, appassionato degli eroi Marvel, mi avrebbe tolto il saluto per il resto dei miei giorni… 

Il montaggio del kit è iniziato, come sempre, dal cockpit. Il set Aires non offre una marcia in più rispetto alla plastica del kit e le differenze sono davvero minime. 

Assolutamente necessaria, invece, la sostituzione dei sedili perché quelli da scatola non reggono il confronto con le copie in resina. 

 

L’adattamento della vasca richiede il solito di lavoro di assottigliamento delle pareti, sia del kit che delle parti in resina ma, alla fine, si riesce ad incastrare per bene il tutto. 

Gli interni sono in FS 36231 che ho approssimato con l’XF-54 Tamiya schiarito con un buon 30% di bianco. Con gli acrilici Vallejo, accompagnati da una buona documentazione fotografica, ho riprodotto tutti i particolari dell’abitacolo quali switch e levette varie. Per far risaltare i dettagli ho eseguito un dry brushing con del grigio chiaro ad olio, insistendo particolarmente sugli spigoli. Nei recessi, viceversa, ho applicato un lavaggio, sempre ad olio, utilizzando un colore molto prossimo al nero.  

I seggiolini vanno dipinti e messi da parte in quanto saranno montati solo alla fine. Su una base in Nato Black, sono stati dipinti utilizzando, al solito, i vinilici della Vallejo che hanno il vantaggio di un’ottima copertura e brillantezza. Anche in questo caso, la colorazione va completata con gli indispensabili passaggi di lavaggio e dry brush. 

 

Prima di chiudere le due valve della sezione anteriore della fusoliera ho inserito della zavorra, per evitare che l’aereo si potesse sedere sulla coda. A conti fatti, probabilmente il peso dell’abitacolo in resina sarebbe stato sufficiente, ma ho preferito non correre rischi. 

Contemporaneamente al lavoro sulla sezione anteriore ho iniziato a completare le prese d’aria. La Revell ha riprodotto tutto il condotto fino al primo stadio della turbina ma, vista la lunghezza dei pezzi, si fa fatica ad eliminare la linea di giunzione all’interno. Pur avendo ottenuto un risultato discreto, alla fine ho preferito inserire le coperture anti-fod che, dipinte in rosso, danno un bel tocco di colore sulla verniciatura grigio scuro. 

Osservando le foto dell’aereo a terra si può notare che piani di coda e alettoni difficilmente si trovavano in posizione neutra. Ho, quindi, rimosso le parti del kit servendomi dell’incisore della Trumpeter. I taileron li ho sostituiti con quelli in resina della Quickboost, per gli alettoni ho riutilizzato quelli originali dopo aver ricostruito la zona di rotazione. Questi ultimi, a causa della perdita di pressione idraulica, tendono ad abbassarsi entrambi. 

 

Il pezzo che simula il cannone Vulcan da 20mm è stato sostituito con un corrispettivo autocostruito, utilizzando un disco di Plasticard e delle sezioni di ago ipodermico del giusto diametro per rappresentarne le canne. Anche se si tratta di un dettaglio poco visibile, fa parte di quel processo di aggiornamento del kit a degli standard più in linea coi tempi. 

Particolare attenzione va posta nell’incollaggio delle parti terminali superiori delle ali. Unendoli direttamente alla parte inferiore si forma un antiestetico scalino che bisogna poi appianare carteggiando la plastica in una zona molto ricca di dettagli finemente incisi. Con un minimo di pazienza, basta assottigliare la parte inferiore delle semi ali su un foglio di carta abrasiva di grana 600, quel tanto che basta per riportarle a filo. Anche il freno aerodinamico, se rappresentato chiuso, richiede qualche aggiustamento perché tende ad annegare leggermente all’interno del suo vano. Dopo aver praticato dei fori nell’alloggiamento è possibile spingere il pezzo dall’interno durante l’incollaggio, favorendone il perfetto allineamento con la fusoliera. Naturalmente questa operazione va effettuata prima di incollare tra loro le due sezioni centrali. 

Il resto del montaggio prosegue speditamente e l’uso dello stucco è veramente ridotto al minimo; la Revell ha fatto veramente un ottimo lavoro. Anche i serbatoi conformi, che potrebbero nascondere insidie, si montano senza problemi richiedendo soltanto un filo di Mr. Surfacer 500 lungo le giunzioni. 

Piuttosto complesso è stato l’adattamento degli scarichi Aires, decisamente sottodimensionati. Si forma un dislivello di circa un millimetro tra la fusoliera e l’anello di raccordo con gli ugelli. 

Ho risolto eliminando l’anello terminale dal pezzo in resina, sostituendolo con l’equivalente in plastica del kit sul quale ho incollato, solo a verniciatura ultimata, l’ugello in resina. 

 

Dopo aver concluso il montaggio anche della sezione posteriore si può passare all’assemblaggio dell’intera fusoliera. Al fine di allineare perfettamente i due tronconi è stato necessario inserire uno spezzone di sprue all’interno della parte anteriore, come vedete in foto. In questo modo si riduce notevolmente l’uso della carta abrasiva e si risparmia il bel dettaglio del kit. 

Lo stampo presenta delle nervature di rinforzo sulle superfici mobili delle ali che, nella maggior parte degli esemplari, non sono presenti. Anche se a verniciatura quasi ultimata, spinto dai ragazzi del forum di Modeling Time, ho provveduto ad eliminarle. 

Per quanto concerne la verniciatura, come mia prassi ho spruzzato sul modello un fondo di Mr. Finishing Surfacer 1500 grigio. 

Questo mi ha permesso di controllare che il montaggio fosse a regola d’arte; inoltre ha costituito un’ottima base di ancoraggio per le vernici. Gli F-15E in linea di massima sono molto puliti, ma gli esemplari impegnati in operazioni di guerra portavano qualche segno dell’impiego operativo; in particolare è possibile notare una patina di sporco sulle superfici e varie colature, a volte anche copiose, in alcune zone di ali e fusoliera. Partendo da questo presupposto, ho iniziato evidenziando le linee delle pannellature, e le zone più soggette allo sporco, con un pre shading in Nato Black. Successivamente ho iniziato la velatura con il colore base, nel mio caso l’H-308 Gunze diluito al 70% con il Mr. Levelling Thinner. 

Quindi, con il grigio della mimetica schiarito con qualche goccia di bianco e la diluizione portata a oltre l’80%, ho desaturato alcuni pannelli più soggetti ad usura e creato delle variazioni di tono. Anche se i contrasti sembreranno eccessivi, bisogna tenere conto che i trasparenti e le successive fasi di invecchiamento tenderanno a smorzarne gli effetti. 

Per le zone in metallo naturale ho utilizzato diverse tinte della gamma Alclad. Dopo aver isolato col nastro Tamiya le parti verniciate in grigio, ho steso un primo layer di Alluminium. Su questa base, prendendo come riferimento delle ottime foto trovate sul web, ho mascherato e dipinto alcuni pannelli in Dark Alluminium e, soprattutto nella parte inferiore, ricreato delle zone di ossidazione con il Pale Burnt Metal. La corona immediatamente davanti agli ugelli ha ricevuto una leggerissima velatura in Hot Metal Blue, mentre la zona attorno allo scarico dell’APU una velatura di Hot Metal Sepia e Hot Metal Blue a simulare il metallo ossidato e surriscaldato. In seguito, ho ripassato questa parte con la polvere “Soot” prelevata dal set B del Tamiya Weathering Master. 

Gli ugelli hanno prima ricevuto un fondo in Magnesium, poi un dry brush in alluminio. Alcuni petali, inoltre, sono stati evidenziati con il Transparent Blue e Transparent Orange Tamiya applicati con un pennellino. 

L’interno degli scarichi li ho verniciati con una base in Off White Gunze per simulare le parti ceramiche, e con una miscela di Nato Black smorzata con qualche goccia di Red Brown ho riprodotto le scie dei fumi. Per finire, anche in questo caso, polveri di pastello e ombretti Tamiya hanno armonizzato il tutto. 

Giunto a questo punto ho lucidato il mio Strike Eagle con diverse applicazioni di Tamiya X-22 diluito al 70% con il Mr. Leveling Thinner e, su questa base, ho proceduto subito con i lavaggi. Ho utilizzato un grigio scuro ad olio, ottenuto semplicemente mischiando nero con una punta di bianco e diluendo il mix con il white spirit della linea AK. Questa tecnica preferisco applicarla per capillarità, per questo motivo ho allungato molto la miscela in modo da farla scorrere lungo le pannellature senza lasciare residui o effetti filtro.   

Dopo aver sigillato il modello con un’ulteriore mano di trasparente lucido sono passato alla posa delle decal. Nonostante l’età le Cutting Edge si sono dimostrate ottime, sottilissime ma resistenti e con un film praticamente invisibile. Il foglio, purtroppo, non prevede gli stencil di manutenzione che ho dovuto prelevare dal set Caracal 48006. Quest’ultime, pur essendo stampate da Cartograf, sono piuttosto spesse e richiedono diverse mani di trasparente per essere inglobate nella verniciatura e ottenere un effetto “painted on”.  

Dopo avere ripristinato i lavaggi nelle zone coperte dalle insegne, ho opacizzato il modello con diverse passate di Flat Gunze H-103. 

 

Guardando le foto della parte inferiore degli Strike Eagle è possibile notare che tutta la zona che va dalla fine del vano carrello principale fino a quella lasciata in metallo naturale è interessata da trafilature di liquidi idraulici. Per riprodurle ho depositato piccole quantità di olio lungo le pannellature, in questo caso Engine Grease e Dark Mud della linea Abteilung;  dopo qualche minuto dall’applicazione, ho tirato i colori nella direzione del flusso dell’aria con un pennello piatto. Gli errori possono essere facilmente corretti con il white spirit. 

Una tecnica simile (on line viene anche definita “dot fading”) l’ho sfruttata per riprodurre dei filtri e simulare varie patine di sporco sulle superfici superiori e inferiori. Questa volta, però, ho depositato dei piccoli punti di olio con uno stuzzicadenti e ho picchiettato i pigmenti con un pennello appena imbevuto di white spirit.  Alle tinte già citate, ho aggiunto anche il Neutral Grey, il Dust, il Buff e il Bitume, sempre della gamma Abteilung.  

Una nuova mano di trasparente opaco ha concluso il lavoro e donato la finitura finale al mio Eagle. L’ultimo passaggio ha riguardato la desaturazione delle decalcomanie con una velatura leggerissima del colore base diluito al 90%. 

L’armamento è costituito da una coppia di AIM-120 e una coppia di AIM-9 per autodifesa, due GBU-10 e quattro GBU-12. A questi ho aggiunto i due serbatoi sub alari che, in diverse immagini, sono verniciati con la livrea per superiorità aerea degli F-15C. Per movimentare un po’ lo schema mimetico del mio Eagle ho deciso di verniciare una delle due taniche proprio in grigio FS 36251. 

Le GBU-12 Brassin si sono rivelate, almeno per me, inutilizzabili perché la separazione dalla materozza in resina mi è risultato impossibile senza danneggiare le alette stabilizzatrici. Mio malgrado ho dovuto ripiegare sulle bombe contenute nel Weapons Set Hasegawa. Dalla stessa scatola ho prelevato anche le GBU-10. I Sidewinder Brassin sono più piccoli di circa due millimetri in scala, ma essendo quasi totalmente invisibili ho preferito montarli ugualmente. Per gli AMRAAM, non avendo valide alternative ai pezzi in resina della ditta ceca, ho preferito non verificarne la correttezza delle dimensioni e di usarli a prescindere… come si dice, occhio non vede e cuore non duole! 

I carrelli del kit sono buoni, basta aggiungere i circuiti idraulici per ottenere una buona riproduzione di quelli reali. Inoltre, gli pneumatici hanno già l’effetto peso. Col senno di poi, forse, sarebbe stato più sicuro sostituirli con quelli in metallo della Scale Aircraft Conversion, ma solo per una questione di resistenza, visto il peso raggiunto dal modello. 

Gli ultimi tocchi hanno riguardato l’incollaggio degli ugelli di scarico del tipo senza “turkey feathers” (senza petali), dei seggiolini, del canopy e delle due sonde anemometriche, in basso ai lati dell’abitacolo. 

Questo Strike Eagle mi ha tenuto occupato per quasi otto mesi ma, alla fine, credo di aver ottenuto un risultato godibile. Mi auguro che questo articolo possa essere utile a tutti coloro vorranno cimentarsi nel montaggio di questo ottimo kit. Come sempre, un sentito ringraziamento va ai ragazzi del forum di Modeling Time per il loro supporto durante la realizzazione. 

Buon modellismo (e buon divertimento)! 

Fabio Cannova

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