domenica, Luglio 14, 2024

Hawker Hunter Mk.6 dal kit Airfix in scala 1/48.

Un po’ di storia:

Considerato da tanti come uno dei caccia più belli mai costruiti, l’Hawker Hunter effettuò il primo volo il 20 luglio 1951 con ai comandi lo Squadron Leader Neville Duke.  

Dopo aver risolto gli inevitabili problemi di gioventù, quali l’instabilità del flusso del motore con conseguente spegnimento del reattore e lo spostamento del freno aerodinamico sul ventre della fusoliera (inizialmente ne erano previsti due sulle ali), l’Hunter entrò in servizio con il 43° Squadron nel luglio 1954. Esso costituì un enorme passo avanti rispetto ai Vampire e ai Meteor che, ai tempi, erano la spina dorsale del Fighter Command della RAF. Armato con quattro cannoni Aden da 30mm, l’Hunter era accreditato di una velocità massima di 1.150 Km/h al livello del mare e Mach 0,95 ad alta quota. In affondata, a piena manetta, riusciva a superare Mach 1.

Alla Hawker avevano previsto anche una variante supersonica dotata di postbruciatore, ma il progetto fu abbandonato e si preferì adottare un reattore Avon serie 200 senza post combustione che debuttò a partire dalla versione F Mk.6, il 22 gennaio del 1954. Questa variante era dotata di ala con corda maggiorata che aumentava la manovrabilità e preveniva la tendenza del velivolo a cabrare a velocità elevate. Con questa versione furono equipaggiati diciannove Squadron della RAF e molti esemplari furono esportati (ed altri ancora prodotti su licenza dalla Fokker nei Paesi Bassi e dalla SABCA in Belgio). Molti di questi velivoli videro il battesimo del fuoco in azioni di guerra, in particolare sotto le insegne della Giordania e India. Nel 1967 gli Hunter giordani furono impiegati durante la guerra dei sei giorni e ad uno di essi fu accreditato l’abbattimento di un Mirage israeliano. Altri riuscirono a procurare diversi danni alla Israeli Air Force risultando, alla fine del conflitto, tra i migliori caccia arabi per efficienza aria-aria, secondi solo ai MiG-21.

Il kit:

Reduce dall’ottima esperienza con il Defiant (click QUI per l’articolo), anche per questo progetto mi sono voluto avvalere del new tool dell’Airfix.

Come aftermarket ho acquistato il seggiolino in resina della Quickboost (di ottima fattura), il pitot della Master dal rapporto qualità prezzo incredibile e il foglio decal Cutting Edge 48043 dedicato alle versioni “esotiche” dell’Hunter.

Al momento dell’inizio lavori non era ancora presente sul mercato l’abitacolo in resina della Aires che, per la legge di Murphy, si è reso disponibile immediatamente dopo la chiusura delle semi-fusoliere… un classico!

Utilizzando come riferimento le foto presenti all’interno del volume della SAM Publication, ho iniziato a dettagliare la vasca dell’abitacolo che è alquanto spoglia. In particolare, alle spalle del seggiolino è presente un’intrigata rete di tubazioni e cablaggi che ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile.

Utilizzando avanzi di fotoincisioni recuperate dal sempre provvidenziale magazzino pezzi, ho aggiunto le manette sulle consolle laterale le fibbie sulla pedaliera.

Il pannello strumenti del kit è realizzato in rilievo. Come mia consuetudine ho fustellato singolarmente gli strumenti dalla decalcomania (già fornita nel kit), applicandoli nei relativi quadranti. Dopo aver applicato una goccia di Future per simulare il vetro, l’effetto è abbastanza godibile.

Sulla palpebra del cruscotto ho aggiunto alcuni strumenti e cavi come visto nella documentazione in mio possesso. L’abitacolo è stato dipinto interamente in NATO Black Tamiya e, su tutti gli angoli e parti in rilievo ho eseguito la tecnica del “lining” (essa consiste nel tracciare delle linee sottili a pennello, in questo caso con del grigio chiaro, per mettere meglio in evidenza forme e volumi). Un lavaggio nero ad olio ha aumentato la profondità di tutti i recessi donando un minimo di tridimensionalità a un pezzo che, altrimenti, sarebbe risultato piatto e poco dettagliato.  Il seggiolino Quickboost è, come detto, molto bello e merita di essere valorizzato con un’attenta verniciatura. Oltretutto in un cockpit interamente nero, esso rimane praticamente l’unico elemento su cui si focalizzerà l’occhio dell’osservatore. Anche in questo caso mi sono affidato alle foto presenti sul SAM Datafile e ad altre trovate in rete.

Contemporaneamente alla realizzazione dell’abitacolo, sfruttando degli ottimi disegni trovati in rete e verificata la loro esattezza con le foto, ho provveduto a rivettare l’intero modello. È sempre buona abitudine non affidarsi ciecamente ai disegni in scala, sia per quanto riguarda le linee dei pannelli sia per ciò che concerne i rivetti, ma cercare sempre un riscontro nelle foto presenti in documentazione e sul web. Internet è uno strumento potentissimo e dobbiamo cercare di sfruttarlo al massimo!

Se nella cabina di pilotaggio Airfix avrebbe certamente potuto fare di meglio, devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dalla realizzazione delle prese d’aria con il condotto che si allunga fino al primo stadio della turbina. Molto ben fatto!

La chiusura della fusoliera, divisa in due tronconi, ha fatto insorgere qualche problema di fitting. Di certo non aiuta la plastica relativamente morbida e la lunghezza delle parti. Il mio consiglio è quello di aggiungere dei pezzetti di Plasticard all’interno della carlina, lungo le giunzioni, per forzare l’allineamento e ridurre la formazione di antiestetici scalini. Malgrado queste precauzioni qualcosa da stuccare e carteggiare rimane, con conseguente re incisione delle pannellature andate perse. Oltretutto il mio esemplare ha le superfici inferiori in alluminio e quindi, alla fine, occorre che i pezzi siano perfettamente lucidati dato che le tinte metallizzate mettono in evidenza anche il più piccolo graffio. Per fare questo mi sono avvalso di classici tamponi abrasivi e lime per il nail art delle nostre mogli, fidanzate e compagne, utilizzando gradazioni via via più sottili fino ad ottenere una lucidatura a specchio.

Anche i vani carrello sono ben realizzati, occorre aggiungere solo qualche cablaggio e tubatura per ottenere una riproduzione fedele all’originale. Ho utilizzato fili di stagno di vari spessori della Plus Model, in particolare quelli da 0,2 e 0,3mm, più altri in rame addolcito alla fiamma di una candela. La stessa qualità non contraddistingue il pozzetto anteriore, purtroppo; è vero che si tratta di un pezzo semplice anche nella realtà, ma quello del kit è stampato in maniera abbastanza grossolana. Ho aggiunto qualche rivetto ottenuto tagliando delle sezioni di sprue filato a caldo e ho riprodotto il doppio martinetto che permette al portello di chiudersi insieme alla gamba di forza (Airfix ne ha previsto curiosamente soltanto uno ed è decisamente fuori scala).

Dall’esame delle foto in mio possesso mi sono accorto di alcuni elementi che sono sfuggiti alla ditta inglese, probabilmente perché difficilmente realizzabili in plastica iniettata o per eccessiva semplificazione. Ho modificato quindi il bumper in coda e ho aggiunto diversi sfiati e aperture presenti lungo la fusoliera.

Inoltre, ho sostituito i flare dispenser con delle sezioni di tubo di ottone opportunamente assottigliati tramite una lima a sezione circolare.

Anche le alette dei serbatoi sub alari, indubbiamente spesse e fuori scala, le ho ricostruite con del Plasticard sottile.

Airfix prevede la possibilità di montare i flaps e l’aerofreno estratti. Siccome non è raro vedere gli aerei a terra in questa configurazione, ho deciso di sfruttare questa opportunità. L’aerofreno è ben fatto, anche nella parte interna, ma lo stesso non si può dire dei flaps, che sono totalmente privi di dettagli. Armato di fustellatrice, taglierino e Plasticard, ho ricostruito il dettaglio interno o quantomeno la parte resa visibile quando le superfici sono parzialmente abbassate.

Colorazione e Weathering:

Gli Hunter giordani venivano consegnati direttamente dalla Gran Bretagna con la classica mimetica NATO che prevedeva le superfici superiori in grigio-verde e quelle inferiori in alluminio verniciato (anche le insegne erano realizzate direttamente nel Regno Unito). Tutte le foto che ho potuto consultare sul web o nella maggior parte delle pubblicazioni mostrano gli Hunter della Royal Jordanian Air Force sempre in ottime condizioni. Quasi tutte queste immagini provengono da air show o mostre statiche e non mostrano gli esemplari in ambiente operativo. Tramite un amico modellista, grande appassionato delle tematiche che riguardano le guerre arabo-israeliane, ho avuto modo di consultare i volumetti Arab Migs di Tom Cooper (volumi splendidi, per inciso) dove sono presenti diverse foto di Hunter impiegati durante la guerra dei sei giorni. Beh, la situazione è del tutto diversa con la mimetica che mostra chiaramente i segni della permanenza nel deserto, con scoloriture piuttosto accentuate e sporcizia accumulata lungo il raccordo ala fusoliera. Ho cercato di riprodurre una situazione intermedia, realizzando un weathering dove si può notare una certa usura ma senza spingermi troppo oltre. Sono convinto che anche l’invecchiamento debba essere soggetto al fattore scala ed esagerando troppo si rischia di creare più una caricatura che una riproduzione fedele.

Per le superfici superiori mi sono affidato alle tinte Gunze H-330 e H-331, mentre per l’alluminio inferiore ho usato il Flat Alluminium LP-38 della nuova linea lacquer di Tamiya, su una base in nero opaco. Caratteristiche distintive di questo aereo sono la deriva e la parte anteriore della fusoliera verniciate in rosso ad alta brillantezza e per questo sono partito da una base in Gunze H-414 in seguito schiarita con gocce di Giallo H-413. La mimetica è stata stesa dopo aver applicato la tecnica del pre-shading in NATO Black Tamiya, seguito da una trama random all’interno dei pannelli effettuata col bianco LP-4 di Tamiya. Queste lacche permettono di ottenere una copertura ottimale in un’unica passata, senza rischio di accumuli di colore (caratteristica rara per tinte come il bianco, il giallo o il rosso che di regola sono poco coprenti).

Ho applicato i colori della mimetica diluendoli al 70% con il Levelling Thinner Gunze e stando attento a non coprire completamente il pre-shading.

A seguire ho iniziato a desaturare il verde e il grigio aggiungendo, rispettivamente, del giallo e dell’off white alle tinte base. Anche la desaturazione è stata applicata in modo random, senza seguire né le pannellature né i rivetti. Ho insistito di più nella parte superiore della spina in fusoliera e nella zona di raccordo tra la stessa e le ali, cercando di seguire le foto in mio possesso.  

Sulle parti in alluminio ho iniziato un abbozzo di weathering spruzzando dell’inchiostro seppia lungo le linee dei pannelli, come se si trattasse di un post shading classico. L’inchiostro è quasi trasparente e si sposa bene con le tinte metalliche simulando l’accumulo di sporco lungo i pannelli.

Dopo la canonica passata di trasparente lucido (Tamiya X-22) e l’attesa della sua completa asciugatura, mi sono dedicato alla posa delle decal. Le Cutting Edge purtroppo erano abbastanza vecchie e rigide, infatti alcune si sono spezzate durante l’applicazione costringendomi ad una ricostruzione faticosa. È stato anche abbastanza impegnativo farle aderire alle pannellature e sono dovuto ricorrere a diverse applicazioni di liquidi ammorbidenti. Alla ho dovuto usare il prodotto della Tron, formulato per far aderire le decalcomanie agli pneumatici in gomma dei modelli di automobili! Si tratta di un ammorbidente molto forte che, se usato al naturale, distrugge le insegne anche se applicato in minime quantità; se diluito al 60/70% con acqua distillata, invece, riesce a “convincere” perfino le decal più ostinate.

Qualche problema si è presentato anche con gli stencils prelevati dal foglio Airfix. Questi hanno un supporto molto opaco che aumenta la possibilità di silvering (ovvero quando il film rimane visibile lasciando un alone intorno alla decal), come in effetti è stato. Fortunatamente le successive fasi di invecchiamento hanno eliminato del tutto il problema, vedremo come…

Dopo aver sigillato le decalcomanie con delle ulteriori passate di trasparente lucido, ho effettuato i lavaggi utilizzando il colore ad olio Bruno Van Dyck su tutto il modello. A questo punto non resta che opacizzare con il Gunze H-20 e godersi il risultato. Purtroppo, mi sono reso conto che molti degli effetti di invecchiamento erano stati attenuati dai trasparenti e, per questo, ho nuovamente caricato l’aerografo, un Badger Patriot Extreme 105, ripassando i punti in cui volevo ripristinare l’effetto deteriorato (in questo caso con la vernice è stata diluita al 90% e stesa a bassissima pressione). Ho ripassato anche in corrispondenza degli stencils, eliminando completamente il già citato problema del silvering e dando alle piccole scritte un effetto sbiadito molto convincente.  

Per completare l’opera ho utilizzato i colori ad olio terra d’ombra, giallo ocra e varie tonalità di verde, picchettando la superficie del modello e sfumando i pigmenti con il pennello inumidito nel diluente sintetico (acqua ragia). Ho cercato di simulare anche gli accumuli di sporco lungo alcuni spigoli e le colature verticali che si possono notare lungo la fusoliera, soprattutto in corrispondenza dell’abitacolo e dietro le ali. Per quanto riguarda le superfici inferiori, anche in questo caso ho cercato di seguire il più possibile le foto in mio possesso. L’Hunter aveva la tendenza a trafilare e sporcarsi in particolar modo nella zona centrale del cassone alare e in corrispondenza della zona motore. Molto meno sulle ali, che restano abbastanza pulite ad eccezione della parte attorno ai vani carrello. Di nuovo ho utilizzato i colori ad olio, picchettando col Bruno Van Dyck e tirando il colore nella direzione del flusso, usando un pennello asciutto o appena inumidito di diluente. Quando mi è sembrato tutto abbastanza bilanciato e aderente alla realtà, ho sigillato con l’ultima mano di trasparente opaco Gunze. Alla fine ho montato i carrelli, le ruote, i serbatoi e ho finalmente liberato i trasparenti dalle maschere… et voilà!!

Questo kit mi ha tenuto impegnato per cinque mesi, da maggio a settembre 2019 con una pausa di circa un mese nel periodo estivo. Non mi cimentavo nella costruzione di un jet da più di trent’anni e, malgrado io sia un appassionato di caccia della seconda guerra mondiale, questo Hunter mi ha particolarmente divertito ed appassionato, tanto che ho già in programma la costruzione di altri due soggetti simili (uno per il Group Build Africa 2020 di Modeling Time e l’altro, al momento top secret, ma che mi terrà occupato per parecchio tempo)!

Come al solito, ringrazio tutti i ragazzi del forum e lo staff di Modeling Time, per il supporto e per l’opportunità di veder pubblicata questo mio lavoro in Home Page.

Un abbraccio dalla Sicilia.

Fabio Cannova.

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