giovedì, Maggio 30, 2024

Mig-29 M (Fulcrum-E) “156 Blue” dal kit Trumpeter in scala 1/32.

Lo sviluppo del Mig-29M Fulcrum ebbe inizio nella seconda metà degli anni ’80 per creare una versione avanzata del famoso caccia della Mikoyan-Gurevich, dotata di capacità multiruolo e di utilizzo di armamenti aria-aria e aria-terra di precisione; ne furono realizzati sei prototipi dal 1986 al 1991.

Meglio conosciuto come Fulcrum-E, aveva una cellula nettamente modificata rispetto ai suoi predecessori. Il 29% circa della struttura utilizzava una nuova lega in alluminio-litio più leggera a favore del miglioramento del rapporto peso/potenza, prese d’aria più grandi e prive di quelle ausiliarie sulla fusoliera, e nei LERX vennero alloggiati dei serbatoi di carburante aggiuntivi insieme ad altri maggiorati in fusoliera. Negli intake furono montate delle paratie anti-fod a griglia (simili a quelle del Sukhoi Su-27 Flanker). L’aerofreno, riprogettato, era composto da un singolo elemento posizionato sul dorso, i piani di coda adottavano un nuovo profilo a dente di sega sul bordo d’attacco e i piloni per i carichi esterni passarono da sei ad un totale di otto. Il Mig-29M adottava due grandi schermi MFD e un nuovo radar Zhuk-ME in grado di rilevare bersagli aerei a distanze fino a 120 km, con riconoscimento simultaneo di dieci target e attacco di quattro alla volta. Venne dotato di un nuovo sensore ad infrarossi (IRST) potenziato, un sistema di designazione montato sul casco (allo stadio embrionale) e contromisure elettroniche.

Pur se prodotto in un numero esiguo di esemplari, a livello modellistico il Fulcrum-E mi ha sempre affascinato e, alla fine, ho deciso di affrontarlo nella scala 1/32. Il kit da me scelto è il Trumpeter (codice 02238) che permette di realizzare il Mig-29M (9-15-6) chiamato “156 Blue”, n.c. 2960905556 costruito nel 1991 e fondamentalmente utilizzato come prototipo dimostrativo.

Per migliorare il kit ho acquistato anche i seguenti aftermarket:

  • Aires air2180 MiG-29A/K/M/UB/UM Fulcrum exhaust nozzles Trumpeter
  • A.M.U.R. Beaver PE3220 R-77 Grid fins
  • Eduard JX050 Masks per Mig-29 Fulcrum
  • Eduard 32557 Mig-29M Fulcrum interior
  • Eduard 33175 Mig-29A Seatbelts Steel
  • Master AM-32-048 Fulcrum pitot tube
  • Reskit RS32-0089 Mikoyan MiG-29 (9-13) wheels set

Dato che sul mercato si trova praticamente nulla per la serie M, sono dovuto ricorrere a qualche set non specifico per il mio (9-15) come, ad esempio, le cinture per il seggiolino K-36 dedicate agli A e le ruote (dedicate alla serie precedente 9-13).

Cockpit:

Il montaggio è iniziato dalla vasca del cockpit: la struttura dietro al seggiolino è troppo semplificata e ho deciso di migliorarla aggiungendo cablaggi con filo di stagno (da 0.2 a 0.4mm di spessore), vari profilati in Plasticard e i connettori in resina 3D della Anyz che tornano sempre utili e fanno la loro figura.

La vasca originale si presentava come nella foto sotto.

Qui, invece, dopo gli interventi di miglioria sopra descritti.

Ho cercato di rappresentare le guaine protettive che avvolgono i grossi fasci di cavi collegati al box dei circuit breaker, spennellandoli con della Vinavil diluita con acqua. Una volta asciutti, ho verniciato i rivestimenti in marrone e le fascette in bianco avorio un po’ più spento. A seguire ho steso del Mr. Surfacer 1000 come primer:

Ho dipinto la vasca in grigio F.S.36375 utilizzando il Gunze H-308 schiarito del 20% con del bianco, le console laterali e i fusibili sono in fotoincisione (abbastanza piatti e poco dettagliati purtroppo.

Il quadro strumenti principale è un sandwich di quattro fotoincisioni, a cui ho modificato gli MFD per rappresentarli spenti (una passata veloce di nero ha funzionato a dovere); all’Head Up Display ho aggiunto i due vetri realizzati in acetato perché Trumpeter ne prevede solo uno, il più grande, ma l’HUD del 156 ne aveva due.

Il cockpit si incastra alla perfezione nella parte superiore della fusoliera ma la ditta cinese ha rappresentato un “gradino” (nel punto cerchiato) che sul velivolo reale è del tutto assente. Per tale motivo ho dovuto riempire e livellare con una strisciolina di Plasticard e, una volta stuccato il tutto, ho aggiunto anche la guarnizione di tenuta rappresentata da un tondino da 0,2 mm di Plastirod.   

Vani carrello e gambe di forza:

Concluso l’abitacolo, mi sono dedicato ai vani carrello notando subito che la profondità e la forma di quelli principali non erano corrette (sono più simili alle serie precedenti del Mig-29). Purtroppo, non esistendo accessori in resina o altro materiale, per sistemare il difetto mi sono dovuto armare di pazienza cercando di correggere il possibile. La prima mancanza riguarda le prese d’aria ausiliarie che sul Fulcrum-E sono state riposizionate all’interno dei pozzetti stessi.

Ho deciso di optare per una soluzione di tipo “estetico” ricavando una sorta di doppiofondo. Vi mostro come ho proceduto:

Su una base in Plasticard ho adagiato un rettangolo di tulle (di quelli che si trovano nei confetti) e ho bagnato la superficie con colla Tamiya Extra Thin Cement. Con altro Plasticard da 0.3, tagliato in numerosi listelli, ho ricreato il disegno delle griglie che si intravede dalle foto a disposizione. Dopo aver rimosso il tulle ed il Plasticard in eccesso, ho cercato di chiudere tutte le fessure con la colla ciano acrilica. Una volta asciutto, il pezzo è stato carteggiato su un foglio di carta abrasiva per ridurne lo spessore.

Prima di montarlo nel proprio alloggiamento, ho realizzato dei rivetti con Vinavil molto densa, delle pannellature e delle parti in rilievo in prossimità del martinetto d’apertura del portello (si vedranno dopo la verniciatura). Nella baia sinistra passa anche il manicotto per il rifornimento dei serbatoi in fusoliera, elemento del tutto tralasciato dalla Trumpeter. Ovviamente l’ho riprodotto perché sul velivolo reale è verniciato in giallo e, a modello finito, sarà comunque ben visibile.  

Per concludere il lavoro,incrementato il dettaglio all’interno aggiungendo cablaggi e scatole utilizzando l’immancabile Plasticard, cavi in stagno della Plusmodel (diametri da 0.2, 0.3 e 0.4mm) e qualche connettore idraulico della Anyz.

Anche il vano carrello anteriore (generalmente molto scarno sul Fulcrum) ha ricevuto qualche particolare in più, sempre utilizzando i materiali sopra citati.

Il carrello anteriore si presenta con un’anima di metallo bianco e due semi valve in plastica per il corpo principale. La scala 1/32 non perdona la mancanza di particolari, per cui è stato arricchito ricostruendo quelli mancanti e aggiungendo i soliti cavi idraulici (della Plus Model) con i connettori della Anyz.

Anche i carrelli posteriori sono stati prima particolareggiati e cablati, a seguire verniciati ad aerografo con dettagli a pennello.

Gondole motore:

Il kit è sprovvisto del primo stadio del compressore dei due motori RD-33 e questa è la situazione alla fine dei condotti delle prese d’aria:

Per celare la parte mancante ho deciso di rappresentare la griglia che evita l’ingestione di corpi estranei in posizione abbassata. Sfortunatamente la fattura del pezzo, stampato in plastica piena, non è il massimo, quindi ho deciso di ricostruirlo da zero con un profilato Evergreen dalla sezione rettangolare (cod.100 da 0.25 x 0.50 mm):

Le gondole motore creano non pochi problemi in termini di fitting e dettaglio. Quasi tutte le incisioni sono appena percettibili o stampate male, di conseguenza andranno reincise e ripristinate. Inoltre sono mancanti delle aperture, e altre pannellature sono poste nella posizione errata.

Nelle aperture circolari ho ricreato i tubicini di spurgo con dei profilati metallici in rame della Amati opportunamente sagomati (sono molto comodi da tagliare anche con un seghetto foto inciso). Per non occupare lo spazio da riservare ai motori in resina della Aires, i pezzi non devono essere più lunghi di 2 mm. Nella stessa zona sono presenti due prese d’aria tonde con alette, in caso di bisogno, si chiudono completamente. Io le ho riprodotte in posizione aperta incollando del Plasticard sottile tagliato a misura.

Arrivato a questo punto della costruzione, ho avvitato le ali alla valva inferiore della fusoliera e, nonostante le viti garantiscano una salda unione, si forma un discreto gap che va stuccato con l’onnipresente Plasticard e colla ciano.

Fusoliera anteriore:

La parte superiore della fusoliera è stato oggetto di molte migliorie: i due sfoghi per l’eliminazione dello strato limite hanno la rete di protezione stampata dal pieno, che è stata sostituita con una griglia foto incisa prodotta da Eduard (codice prodotto edu00101).

Allo stesso modo anche alla volata del cannone, che ha un dettaglio orribile, ho forato la volata, allargato la sua apertura e ricostruito la griglia spegni fiamma in Plasticard.

Successivamente mi sono imbattuto in un walkaround completo del Mig-29 OVT, il dimostratore con motori vettoriali, che di fatto è stato concepito sulla cellula del mio “156 BLU” (non a caso riporta con orgoglio il numero 156 sulle derive); osservando le immagini mi sono reso conto che la zona dei LERX, a partire dal cockpit al bordo d’attacco delle ali, ha delle forme che non corrispondono affatto al soggetto reale. Tutto il troncone anteriore va, letteralmente, “svuotato” eliminando una grossa porzione di stirene sul dorso (che è troppo inclinato e spiovente verso l’esterno). La prima operazione ha riguardato l’aggiunto di spessori di Plasticard interni (ho tagliato dei rettangoli con spessore 1.5 mm curvati a caldo e annegati nella ciano acrilica).

A seguire, con gli attrezzi che vedete in foto, ho iniziato a raschiare la plastica in eccesso cercando di rendere la superficie più piatta; il materiale bianco che traspare è il Plasticard che ha funzionato da riempitivo creando una base solida su cui riportare la fusoliera alle giuste dimensioni.

Anche la forma dei LERX stessi è da modificare per farlo arrivare a filo dei flap sul bordo di attacco dell’ala. Come potete notare, infatti, ho dovuto incollare una strisciolina di Plasticard da 0.25 mm per riportare il disegno in pianta della fusoliera ai giusti ingombri (evidenziati anche dalla freccia). Tenete a mente che il Fulcrum E aveva un profilo dei Leading Edge Root Extension molto tagliente e non arrotondato come nei Mig-29 “early”, e per tale ragione è fondamentale riprodurre questa caratteristica anche sul modello.

Per evitare brutte sorprese alla fine del lavoro, soprattutto perché le dimensioni e il peso del soggetto non sono trascurabili, ho deciso di zavorrare il radome inserendo dei dadi esagonali di acciaio incollati con la Vinavil. Da notare che la Trumpeter non segnala la necessità nel foglio istruzioni.

Dati gli interventi invasivi che ho attuato, una prima mano veloce di Mr. Surfacer 1000 (diluito al 60%) mi ha permesso di capire eventuali zone da riprendere o altre imperfezioni da sanare.

A questo punto ho ricostruito i dettagli persi nella lavorazione del muso, reinciso le pannellature e ripristinati rivetti/viti, e ridato le giuste proporzioni ai due pannelli rettangolari sui fianchi (di cui uno è un dielettrico):

Sul lato sinistro della fusoliera è presente un oblò d’ispezione trasparente che, ovviamente, è stato completamente dimenticato dalla ditta cinese; l’ho rifatto forando la plastica e colmando il foro con un profilato di plexiglass dalla sezione conica per farlo aderire al meglio. Una volta incollato con colla ciano acrilica, l’ho tagliato a filo della superficie e ho levigato il tutto con carte abrasive di vario spessore e compound Tamiya.

Derive:

L’ultimo vistoso errore che ho riscontrato nello stampo del Mig-29M, notato a causa di un incollaggio non proprio efficace (non tutti i mali vengono per nuocere), riguarda la base delle derive e la parte terminale della fusoliera in prossimità dei taileron. Il kit Trumpeter si presenta così:

Sulla variante M (come su altre serie del Fulcrum) il poppino si rastrema fino a congiungersi con la base dell’impennaggio verticale; al contrario, il pezzo del kit invece ha uno spessore esagerato e una sezione del tutto incorretta. Per sanare l’imprecisione mi sono armato di pazienza e varie limette con cui ho sagomato nuovamente la plastica dandogli un aspetto decisamente più realistico. Lo stirene da eliminare è molto e, dato che i pezzi Tumpeter all’interno sono cavi, si è creato un buco da colmare, livellare e reincidere. Personalmente ho riempito con Plasticard di risulta e tanto cianacrilico.

La resa finale ripaga dello sforzo:

Anche le stesse derive sono state assottigliate il più possibile in prossimità dei bordi d’uscita, ma lavorare intorno alle antenne è stata una vera agonia per lo spazio ristretto. Tutte le antenne sono state ricostruite in metallo e plexiglass tornito a mano per garantire rigidità e robustezza di questi elementi sempre a rischio di urti.

Tra le tante “dimenticanze”, la Trumpeter ha omesso entrambi gli alloggiamenti dell’attuatore dei taileron. È un dettaglio parzialmente visibile perché per buona parte rimane coperto, ma è fondamentale soprattutto qualora si decidesse di posizionare le superfici mobili a picchiare (come nel mio caso).

Per prima cosa ho bucato la plastica (operazione non facile dato lo spazio di manovra esiguo), optando per un trapanino a mano al fine di avere maggiore controllo. Successivamente, ho utilizzato dei listelli di Plasticard da 0.20mm per creare la cornice interna e definire al meglio la forma, le imperfezioni sono state colmate e livellate con colla ciano carteggiata, poi, con attenzione. Il pivot di rotazione è una sezione di tubo della Evergreen adattato allo scopo.

Cockpit 2.0:

Concluse le modifiche principali del kit, ho completato anche l’abitacolo preparando la palpebra anteriore che ho modificato raffinando e aggiungendo dei dettagli mancanti (cablaggi e la piccola paratia verticale accanto all’HUD), tutti realizzati in Plasticard e cavi di piombo:


Il parabrezza, fortunatamente, calza a pennello e ne ho solo stuccato la base col solito Surfacer. Ho, inoltre, aggiunto la guarnizione di tenuta che corre lungo il montante insieme alla bussola di backup (entrambi i pezzi sono in foto incisione) cui ho aggiunto un cilindro di Plasticard per rappresentare il corpo dello strumento:

La palpebra è stata verniciata in nero opaco Tamiya XF-1 su cui ho eseguito un dry brush ad olio con il Neutral Gray della Abteilung 502, poi con una matita ho creato un po’ di chipping sulla superficie.

Per concludere, il seggiolino Zvezda K-36 è stato completato delle cinture e altri pezzi provenienti dalle foto incisioni Eduard.  Dipinto completamente in nero opaco, per dargli il giusto volume ho, poi, applicato un dry brush col Light Gray della Abteilung 502. Fate attenzione a non abusarne perché ha una componente fredda tendente all’azzurro e può far virare di molto il tono di base.

Pitot:

La scatola fornisce un pitot in plastica e uno in metallo, ma è terribilmente spesso. Negli aftermarket elencati all’inizio di questo progetto ho parlato dell’accessorio in ottone della Master, codice AM-32048, che sicuramente rappresenta la soluzione migliore al problema.

Mi sono, però, trovato malissimo nell’incollare i generatori di vortice in foto incisione e, dopo l’ennesimo fallimento, sono ricorso ad un escamotage più laborioso, ma molto più efficace. Alla fine ho deciso di dividere il pitot in due parti.
L’attacco al radome è in plastica ed è preso in prestito dal pezzo originale. Ho riprodotto i generatori di vortice con del Plasticard sottile (che si può facilmente incollare con una spennellata di Tamiya Extra Thin Cement) e ho forato la parte anteriore inserendo un perno in acciaio (un pezzo di graffetta da cartoleria):

La parte intermedia è un profilato cilindrico cavo di rame, mentre il terminale anteriore è il pezzo della Master:

Questo accorgimento, oltretutto, mi ha permesso di comporre la sonda anemometrica solo nelle ultime battute del montaggio, scongiurando eventuali danni o rotture mentre maneggiavo il modello.

Verniciatura e Decal:

Prima di procedere con la verniciatura, ho nuovamente steso tre mani di Surfacer per uniformare le superfici. Una volta carteggiato con carta abrasiva grana 2000 bagnata, ho effettuato il pre shading in nero dare profondità a tutte le pannellature.

Ho incollato da subito i dispersori di statica della Master, quelli generici per Mig in 1/32, perché verniciati dello stesso colore della mimetica.

Vi riporto i mix utilizzati per riprodurre la mimetica (i toni li ho applicati a mano libera, senza alcuna mascheratura):

  • GRIGIO: 3 parti di grigio Gunze H-324 + 1 parte di bianco opaco Tamiya XF-2
  • VERDE: 5 parti di grigio Gunze H-307 + 1 parte di verde scuro Gunze H-302

Per il radome e per i dielettrici su tip alari e derive ho utilizzato il grigio FS 36118, Gunze H-305. Per quelli sui LERX, al contrario, XF-18 Tamiya. 

Per la volata del cannone ho scelto l’Aluminium della Alclad codice ALC-101. L’antiriflesso è verniciato in nero opaco Tamiya XF-1.

Infine ho utilizzato il White Aluminium Alclad ALC-106 per le coperture dei motori solidali con la fusoliera.

Ho utilizzato le decal da scatola (delle quali sono rimasto particolarmente soddisfatto) che hanno reagito magnificamente al Micro SET e Micro SOL, adattandosi a pannellature e rivetti senza troppi problemi. Al contrario, ho preferito verniciare le bandiere russe sui timoni in quanto le decalcomanie non avrebbero sicuramente seguito il profilo. Successivamente, dopo aver lucidato il modello con il trasparente Mr. Color GX100, ho effettuato un lavaggio con lo Starship Filth della Abteilung 502 schiarito con del bianco perché da tubetto è decisamente scuro.

A seguire il modello ha ricevuto diverse mani di trasparente opaco Gunze H-20 diluito con il diluente Gunze a base di alcool isopropilico.

Ruote:

Ho deciso di scartare le ruote originali, che prevedono gli pneumatici in gomma, e ho optato per quelle in resina della Reskit dedicate alla serie 9.13, il massimo a cui potessi ambire in termini di aftermarket.

Ho colorato il battistrada in nero opaco e i cerchioni in verde russo Mr. Color C136. Un leggero dry brush in verde chiaro ha dato luce ai dettagli in rilievo.

Serbatoio:

Il serbatoio ventrale PTB1500, come per il resto del kit, è abbastanza scarno e approssimativo. Vi mostro il confronto con un altro non modificato, la scatola fornisce la doppia stampata:

La mancanza principale è costituita dallo sfogo dell’APU nella parte inferiore, per ricrearlo ho utilizzato dei profilati misti cilindrici Evergreen n.231. Ho ricreato anche la parte superiore del condotto (di forma più squadrata) e aggiunto i cavi di piombo Plus Model. Le saldature sono realizzate in sprue filato e mi sono tenuto abbondante per non perderne lo spessore anche dopo il primer. Per dare un tocco in più ho anche riprodotto una piccola ammaccatura come vista in una foto di walkaround.

Ho deciso di concedermi una piccola licenza poetica in particolar modo sulle condizioni e l’invecchiamento: ho pensato ad un serbatoio preso in prestito da un aereo operativo e non di un dimostratore tirato a lucido, questo per spezzare un po’ la pulizia del mio esemplare.

Per realizzarlo mi sono inspirato ad un serbatoio visto sulla monografia di Yefim Gordon, Famous Russian Aircrafts, dove ne appare con numero di identificazione sull’ogiva e sul lato sinistro, ammaccato sul fianco e con molti ritocchi della verniciatura.

Con del Silver della Vallejo Air dato a spugnetta ho scrostato il ballast anteriore come si vede in diverse foto. Il condotto di scarico superiore l’ho verniciato con l’Aluminium della AK Extreme Metal e brunito con dell’Hot Metal Violet della Alclad. Tutte le sporcature e colature sono realizzate con colori ad olio tradizionali, diverse tonalità dal nero al marrone Bruno Van Dick al Terra di Siena.


Eccolo montato tra le gondole motore, si vedrà poco e niente… ma la soddisfazione rimane.

Motori:

Gli RD-33 prodotti dalla Aires, si possono definire FA-VO-LO-SI! Ricordate, però, di eliminare un po’ di plastica dall’interno dei condotti del kit, altrimenti i tubi fanno fatica ad infilarsi correttamente. Vi mostro le parti principali di cui sono composti:


La sezione interna, che principalmente ho verniciato con verde protettivo Mr. Color H135 Russian Green, rimarrà molto nascosta ma ciò nonostante ha il dettaglio completo fino al post bruciatore. Il condotto è stato sporcato con dello Smoke della Abteilung 502 ad olio, mentre gli iniettori dell’afterburner sono stati sottoposti a dry brush pesante in grigio chiaro e bianco sporco.

I petali esterni hanno come base l’Aluminium AK sporcato e differenziato con Hot Metal Violet Alclad e Hot Metal Blue più Burnt Iron (entrambi Alclad). Le macchie bluastre dovute al calore sono realizzate in blu acrilico Maimeri dato a pennello: è l’unico metodo valido per ottenere un effetto convincente. Alla fine, ho spento la brillantezza dei metallizzati e uniformato la finitura con vari passaggi di grigio chiaro e del dry brush.

L’ARMAMENTO

Il Mig-29M “156 blue” è stato un prototipo e un aereo dimostratore, pertanto ho deciso di realizzare degli armamenti inerti e di armarlo prevalentemente in configurazione aria-aria, ad eccezione dei due grossi missili antiradar sulle stazioni 4 e 6 secondo una delle possibili combinazioni con cui gli M possono operare. La scelta è stata in parte obbligata dai carichi esterni forniti dal kit.

Da sinistra verso destra ho utilizzato:

  • Una coppia di KH-25MP, conosciuti in codice NATO come AS-12 Kegler, missili aria-superficie anti radar.
  • Una coppia di R-73E, conosciuti in codice NATO come AA-11 Archer, paragonabili agli occidentali AIM-9 Sidewinder aria-aria a corto raggio e guida infrarossa.
  • Una coppia di Molniya R-60MK, conosciuti in codice NATO come AA-8 Aphid-A, missili aria-aria a corto raggio e guida infrarossa passiva.

Lavorare questi pezzi è stato un vero incubo: pannellature poco definite, dettagli grossolani e inesattezze varie. Su qualcuno ho messo mano, sfinando e ricostruendo le alette, ma il piccolo R-60MK ha l’ogiva molto approssimativa e ho dovuto, quantomeno, ri-modellarla un po’:

Anche i piloni hanno ricevuto il solito trattamento sulle pannellature, altrimenti sarebbero stati piatti e indefiniti. Ho utilizzato tante decal di risulta e stencil di servizio da scatola, ma su molti sono intervenuto a pennello per simulare delle scritte e non lasciare anti estetici vuoti.

I missili su cui sono intervenuto maggiormente sono gli R-77 a guida radar attiva, denominazione nato AA-12 Adder, dalle caratteristiche alette posteriori a griglia. Queste sono fornite in plastica piena dalla Trumpeter e risultano enormemente fuori scala. Alla fine, mi sono messo alla ricerca di un aftermarket per sostituirle in toto e ho trovato questo un set in fotoincisione della A.M.U.R. Reaver:

Il procedimento per assemblare i tanti pezzi non è affatto semplice ma, a lavoro ultimato, il risultato è di tutto rispetto.


Ecco una visione d’insieme dal basso degli armamenti.

Canopy:

Il canopy, in rapporto alla scala 1/32, è totalmente privo di dettaglio e della paratia che chiude il plexiglass alle spalle del pilota (ricostruita col solito Plasticard).


Per i frame orizzontali ho utilizzato parte delle fotoincisioni del set Eduard; i ganci sono un dettaglio importante ma mancano di tutti i restanti meccanismi di chiusura che ho integrato con Plasticard e profilati Evergreen. L’aftermarket della ditta ceca include anche tre specchietti retrovisori, ma il prototipo ne montava soltanto due.

Oltre a quanto descritto sopra, ho aggiunto la guarnizione rosa verniciata ad aerografo e qualche stencil proveniente dalla fondamentale scatola degli avanzi.


I perni previsti per il suo fissaggio sono nella posizione errata e lo fanno avanzare troppo. Li ho rimossi e rifatti nel punto giusto. 


È tutto, grazie per avermi seguito durante la realizzazione di questo lungo progetto e un arrivederci sul nostro FORUM! buona lettura e buona visione!


Mattia “Pankit” Pancotti

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