domenica, Giugno 16, 2024

The Last Tonka – Tornado IDS dal kit Revell in scala 1/32 – SECONDA PARTE.


Il carrello anteriore: 

Praticamente nessun pezzo del kit è stato lasciato come da scatola e i carrelli non hanno fatto eccezione perché li ho trovati abbastanza approssimativi. 

Il Tornado IDS ha utilizzato due tipi di carrello anteriore nel corso della sua carriera: un primo tipo a doppio compasso e doppio ammortizzatore (early) e uno a singolo compasso anteriore (late). La gamba fornita dalla Revell rappresenta, di fatto, quella di tipo early e anche i rebox recenti non offrono la seconda opzione. Nella stragrande maggior parte dei casi ho visto diversi modellisti dal web rimuovere soltanto il piccolo compasso posteriore ma, se lo si osserva bene, anche lo stelo esteso dell’ammortizzatore deve essere rimosso.  

Il mio carrello ha ricevuto le seguenti modifiche:  

  1. Ho modificato lo stelo dell’ammortizzatore diminuendone l’estensione e ho rimosso il secondo ammortizzatore con relativo compasso posteriore. 
  1. Ho ricostruito in Plasticard il compasso anteriore aggiungendo i fori di alleggerimento sulle relative piastre.  
  1. Ho dettagliato il braccio di retrazione autocostruendo il perno di fissaggio al corpo principale. 
  1. Ho dettagliato la gamba di forza con cablaggi in rame e stagno, le molle sono state realizzate con fil di ferro dal 0.1mm di diametro arrotolato su un profilato metallico. 

Anche le ruote hanno ricevuto un minimo upgrade dettagliando i cerchioni con le valvole di gonfiaggio e aggiungendo un minimo effetto peso agli pneumatici. 

Il tutto è stato dipinto in bianco opaco Tamiya XF-2, poi trasparente lucido Gunze H-30 e lavaggio con colori ad olio, Bruno Van Dick e Nero. Lo stelo è stato verniciato con il cromo liquido della Molotow, mentre le scrostature sulla gamba e sul compasso sono state realizzate con una spugnetta sporca di un grigio medio Vallejo. 

Il carrello posteriore: 

La situazione del carrello principale è ben peggiore, con la gamba di forza che la Revell ha scomposto in maniera infelice e che, difficoltà di assemblaggio a parte, una volta montata non è fedele nelle forme.  

Le modifiche apportate sono le seguenti: 

  1. Il blocco centrale è stato stuccato e modellato per conferire quanto possibile la forma del carrello reale modificando anche il perno del braccio di retrazione. 
  1. Ho rimosso il compasso posteriore e l’ho ricostruito alleggerendone la struttura al centro. 
  1. Ho modificato la forma e l’inclinazione del braccetto posto sulla sommità del corpo principale e ho aggiunto tutti i cablaggi mancanti.  

Per la verniciatura delle parti ho utilizzato lo stesso procedimento riportato sopra. 

CARICHI ALARI 

I piloni: 

I piloni sub-alari sono buoni ma carenti delle numerose viti che ne tappezzano le superfici. Le file mancanti sono state aggiunte a mano con una rivettatrice foto incisa della RB Productions. 

Grazie al confronto con Andrea, alias trachio001 sul forum di Modeling Time, mi è stato fatto notare come il pilone non fosse in due toni di grigio (erroneamente lo avevo interpretato così all’inizio), piuttosto che il secondo tono fosse l’alluminata della precedente mimetica standard NATO opacizzata al punto di sembrare un grigio molto chiaro. Questo spiega anche la presenza degli stencil ad alta visibilità, come i triangoli e i simboli arancioni, e il grigio nella parte anteriore che copre il verde scuro sottostante (non a caso le scrostature che si vedono nelle immagini rivelano la presenza della vernice più vecchia). 

Ai launcher dei Sidewinder ho rifatto, praticamente da capo, tutto il sistema di rotaie e fissaggio dei missili con Plasticard e listelli da 0.25mm. Il risultato per quanto poco visibile migliora di parecchio l’aspetto generale. 

Ho deciso di realizzare uno dei piloni esterni in grigio, l’altro in alluminio e giallo sabbia (Alclad ALC-117 Dull Aluminium e giallo realizzato con un mix di Tamiya XF-59 e Tamiya XF-3 al 50%) proveniente da uno dei velivoli che parteciparono all’Operazione Locusta. Tale promiscuità di parti non era infrequente sui Tornado del 36° stormo e anche degli altri reparti dell’AM. 

Pod BOZ-102:  
Nella prima uscita dedicata ai Tornado della Luftwaffe la Revell forniva uno solo BOZ-102, questo perché gli esemplari tedeschi erano soliti utilizzarlo in accoppiata al pod per contromisure elettroniche TST Cerberus. Il dispositivo non è stato mai utilizzato dai nostri velivoli che, al contrario, hanno sempre montato una configurazione con due BOZ.  

Non disponendo del secondo lanciatore di chaff/flare, giocoforza sono dovuto ricorrere alla sua autocostruzione partendo da un serbatoio di un F-84F della Monogram in scala 1/48; incredibilmente il diametro combacia perfettamente con quello del pezzo da scatola.  

Ovviamente, dopo averlo riportato alle misure corrette e aver rastremato a dovere l’ogiva, ho aggiunto gli altri elementi quali la piastra di fissaggio al pilone, le alette e la griglia posteriore (tutto rifatto col solito Plasticard).  

Entrambi sono stati verniciati in Dark Green Gunze H-330 e dettagliati con decal prelevate da fogli di risulta.  

AS-34 Kormoran (CMK): 

Il 156° Gruppo del 36° Stormo era quello deputato alla lotta antinave (ruolo che ha svolto fino al 2008, data del suo trasferimento sulla base di Ghedi), ed era l’unico ad utilizzare il missile AS-34. Non essendo incluso nella scatola, ho acquistato il set n°5091 della ceca CMK che ne comprende una coppia in resina corredata da un foglio decal e uno di bandierine RBF fotoincise prodotte dalla Eduard. Il suo prezzo si aggira sui 30€. 

All’inizio sono rimasto entusiasta della qualità di questo aftermarket, complice il numero di parti stampate davvero bene e per la presenza di decal e accessori. Ma una volta terminati i missili ed eseguite le prove a secco di rito, ho tristemente scoperto che le alette erano più lunghe dei carrelli e toccavano il piano di appoggio. Inizialmente ho pensato a qualche mio errore di montaggio invece, a seguito di un confronto con la documentazione, ho capito che le ali anteriori dei missili sono assurdamente enormi. In basso un confronto tra il missile originale (sopra) e quello modificato (sotto):  

In pratica ho dovuto ricostruire totalmente le alette riportandole alle misure reali. Sono state tutte rifatte con del Plasticard.  

 
Come se non bastasse sono dovuto intervenire anche sui rail in resina per poterle adattare ai piloni de kit, tanto lavoro per un accessorio che dovrebbe essere già pronto all’uso. Verdetto finale: il set CMK per me è bocciato. 

VERNICIATURA 

Prima di procedere col colore della mimetica del mio Tornado, il grigio F.S. 36280, avevo già programmato di realizzare delle scrostature della vernice in punti specifici del mio Tornado. In particolare, ho voluto simulare del chipping che scoprisse il primer sul parabrezza, sonda RIV, sui carapaci inferiori/superiori e la zona dei bulloni del cassone alare. Come fondo ho utilizzato il Tamiya XF-4 Yellow Green tagliato al 50% con il Tamiya XF-2 Flat white e, a seguire, con una spugnetta e del Maskol ho mascherato le future scrostature. 

Stesso procedimento l’ho applicato anche per il bordo d’attacco di ali e taileron, ma in questo caso ho utilizzato il Tamiya LP-38 Flat Aluminium. 

Lo step successivo ha riguardato il pre shading (per quanto non sia un amante di questa tecnica, su un soggetto così grande mi ha aiutato a dare volume alle forme); a tale scopo ho utilizzato il Gunze H-69 (RLM75) puro su tutto il modello, ad eccezione delle zone ventrali e sulla deriva dove ho preferito scurirlo con 20% di nero. Oltre a questo, con un grigio chiaro ho anche realizzato delle “mottle” irregolari all’interno dei pannelli utilizzando gli stencil da aerografia.  

Per riprodurre il 36280, o un colore che comunque gli si avvicinasse, ho deciso di utilizzare il Gunze H-306, (F.S. 36270) schiarito al 40% con il Gunze H-11 Flat White. Il primo layer della vernice definitiva l’ho steso con velature molto leggere e diluite per lasciare intravedere il lavoro effettuato in precedenza cercando di dare poca omogeneità alla tinta. 

Sulle volate dei cannoni ho utilizzato una base di Alclad Steel schiarita poi con Alclad Aluminium e “cotta” all’interno con Alclad Burnt Iron.

A seguire ho deciso di variare alcuni pannelli sul dorso e sulla presa d’aria come visto dalle foto del mio esemplare e di altri Tornado dell’AM, e per farlo ho utilizzato una vasta gamma di grigi che avevo a disposizione (riassunti nella foto sotto). Per il nero ho il Gunze H-77 Tyre black. 

La zona motori ha richiesto diversi step per i vari elementi che la compongono.  

 
1) Come base ho utilizzato l’AK Extreme Metal “Aluminium”, mi piace particolarmente per la sua lucentezza: 

 
2) Ho mascherato con il Maskol le parti in luce delle bugne che contengono gli attuatori dei petali: 

 
3) Ho protetto i petali interni con del Patafix e sopra a tutto ho passato l’Alclad Dull Aluminium che finitura opaca. 

4) Ho utilizzato il Gunze H-77 “Tyre black” molto diluito per annerire la parte più esterna. 

5) Con l’ausilio del mio stencil per aerografia ho cercato di creare delle macchie spezzando il nero con delle velature di Dull Aluminium. 

Ecco il risultato una volta tolto il Maskol e il Patafix. 

6) Successivamente ho dato una velatura di Alclad Gold Titanium alla corona di petali. 

7) Dopo aver mascherato a dovere tra un petalo e l’altro, ho utilizzato l’X-23 Clear blue Tamiya e l’X-19 Smoke creando un effetto casuale di cottura delle parti. 

Questo il risultato finale. Nel pezzo di sinistra i petali sono stati definiti da una profilatura con un nero opaco Vallejo steso a pennello molto diluito.  

Per rifinire ulteriormente i particolari ho applicato un dry brush in Vallejo Air Chrome. Per la zona tra i due RB ho utilizzato l’Alclad Magnesium con velature di Clear Blue per simulare la cottura del metallo. 

Sugli inversori di spinta ho optato per un approccio differente integrando le lacche Alclad con i trasparenti Tamiya per simulare la brunitura e la cottura dei metalli. Ho preso spunto da QUESTO LAVORO del nostro amico Aurelio nel forum di Modeling Time. 
In ordine, i passaggi sono i seguenti: 
 
1) Alclad White Aluminium ALC-106 come vernice di base. 

 
2) Macchie casuali con l’Alclad Dull Aluminium ALC-117, nella parte inferiore degli inversori ho creato delle mascherature irregolari con un po’ di Maskol per simulare zone ripulite e graffiate come visto su molti velivoli. 

3) Sfruttando nuovamente lo stencil, ho applicato il Tamiya X-19 Smoke per simulare sporco, depositi di fumo e grasso. Nella parte inferiore ho aggiunto anche delle velature di X-26 Clear Orange Tamiya che ha funzionato da base per altri effetti.  

4) Ho mascherato la parte centrale degli inversori superiori, mantenendo la cornice esterna di un colore alluminio non uniforme. Al centro ho prima tracciato delle linee brunite con lo Smoke Tamiya nei punti dove il metallo tende a scaldarsi maggiormente, a seguire le ho ripassate con il Clear Blue X-23 Tamiya; per amalgamare e uniformare gli effetti ho concluso la sessione con un layer di arancione trasparente. 

Ecco l’effetto che ho ricreato sulla superficie inferiore, qui ovviamente ho utilizzato X-19 Smoke Tamiya oppure il Gunze H-77 Tyre black in maniera casuale. 

L’ultimo intervento ha riguardato i rivetti stampati sugli anelli degli scarichi che sui Tornado reali spesso risaltano rispetto ai metalli più scuri che li circondano. Sono stati messi in evidenza non con un lavaggio ad olio (classico metodo molto diffuso), bensì con il Chrome della linea Vallejo Air applicato puro, perché già adeguatamente diluito, a pennello . 
Questo pigmento ha il vantaggio di non creare dei filtri (al contrario dei colori ad olio che tendono a lasciare una patina sulle superfici) ed è facile rimuovere gli eccessi con un cotton fioc appena inumidito di acqua.  

DECALCOMANIE

Per completare il mio Tornado ho utilizzato i fogli Tauro Model 32/526 e 32/532 degli anni ’90 non a film unico (gli ultimi prodotti della ditta torinese sono, invece, stampati con questo metodo più economico). 

Gli accessori non sono scevri da imprecisioni, errori e dimenticanze purtroppo. Le linee tratteggiate delle walkways su dorso della fusoliera e ali sono sovradimensionate in larghezza; per poterle utilizzare e rendere quantomeno accettabili come forme ho dovuto tagliarle esattamente a metà.  

Come se non bastasse la loro lunghezza è errata risultando troppo corte verso gli inversori di spinta e nei pressi degli aerofreni. 

Ho provveduto ad allungarle utilizzando gli scarti che avevo precedentemente tagliato e completandoli con delle linee nere prese dalle walkway del foglio decal originale Revell.  

Ho interrotto la linea tratteggiata in prossimità dei bulloni del cassone alare come visto nella documentazione fotografica, il segmento scartato è stato utilizzato per allungare il perimetro posteriore: 

Le coccarde, calibro alla mano, sono enormi. Le Tauro misurano 11 mm di diametro rapportate a quelle corrette che in scala 1/32 dovrebbero essere di circa 9,3 mm. Oltre a questo, le proporzioni dei tre colori sono completamente errate dal momento che il disco verde copre quasi del tutto il bianco. Nella foto potete osservare il confronto tra una coccarda Tauro Model a sinistra e una prelevata dal foglio Sky Model dedicato agli F-104 italiani, quest’ultima misura 9mm di diametro e non è del tutto corretta… alla fine mi sono dovuto accontentare! 

Sebbene più convincente, anche l’insegna della Sky Model non è del tutto esente da pecche; il bianco, infatti, dovrebbe essere più sottile. Con una fustellatrice ho ridotto il cerchio verde della Tauro Model e l’ho sovrapposto all’altro. 

Questo è il risultato finale. 

L’aquila, simbolo del 36° Stormo, è di colore grigio ed è inscritta in un cerchio bianco. Nel foglio di istruzioni viene inserita nel profilo del Tornado 36-47, l’unico esemplare che nella mia ricerca storica non ha mai avuto la caratteristica saetta sulla deriva (quindi non fate affidamento ai suggerimenti della Tauro). In più la foggia del rapace è più corretta per un Tornado in mimetica NATO ad alta visibilità, piuttosto che di un esemplare in mono grigio. In definitiva, grazie anche all’aiuto del mio amico Fulvio Spillone Felicioli, ho dovuto ristampare uno stemma corretto come forme e colori (quello posto a sinistra nella foto).   

La saetta sopra citata è troppo grande e questo mi ha costretto ad un tedioso e lungo lavoro di “taglia e cuci” per riportarla a dimensioni più opportune. Ricomporre le varie sezioni è stato un lavoro che ha messo a dura prova la mia pazienza.  

I numeri di carrozzella soffrono degli stessi difetti. Hanno un carattere dal tratto troppo spesso e la tratteggiatura non rispetta gli intervalli corretti, in pratica ci sono troppi segmenti. Quindi, i codici questi sono stati disegnati da Stefano, un altro amico del forum, e ristampati. il risultato è notevole e, soprattutto, realistico! 

Anche la maggior parte degli stencil sono sovradimensionati, in particolare i triangoli di pericolo posizionati intorno al canopy (dei veri e propri aquiloni) e le scritte di “pericolo” poco prima delle prese d’aria. Per ovviare ho dovuto acquistare il foglio in 1/48 che delle misure più accettabili.  

Le decal sono stampate con un grigio molto scuro (quasi nero) che al massimo potrebbero andar bene su un esemplare appena uscito dalla revisione; quindi, ho deciso di desaturarle tutte utilizzando il grigio della livrea diluito fino al 90%, passato con velature leggere e ripetute.  

In definitiva, sono rimasto completamente deluso dai fogli Tauro Model che, purtroppo, sono l’unica opzione se si vuole realizzare un Tornado italiano in scala 1/32. Sono datati, e non intendo solo per la qualità del supporto su cui sono stampati, e necessiterebbero di una revisione totale per renderli quanto meno utilizzabili 

Dopo parecchie fatiche, imprevisti, cambi di programma in corso d’opera dovuti alla natura stessa del progetto (un modello già montato da anni e con tanti problemi, anche di fragilità dello stirene), di seguito vi mostro le foto del mio Tornado ultimato.  

Se avete avuto la pazienza di leggere questo lungo articolo per intero, vi meritate tutta la mia stima! spero che il mio Tornado sia stato di vostro gradimento. Buon modellismo a tutti! 

Mattia “Pankit” Pancotti.  

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