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Un Folgore inaspettato! Macchi C.202 dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Capita proprio quando si è pronti per partire con un nuovo modello (scatola, eventuali aftermarket e documentazione pronta)…che accada qualcosa, che i piani saltino e che, infine, s’inizi qualcosa di completamente diverso!

E’ ciò che mi è successo con il Macchi C.202 oggetto di quest’articolo. Un po’ per cambiare, un po’ per vedere se ne ero capace, avevo deciso di accantonare per una volta le “italiche eliche” e, pronto per espormi al pubblico ludibrio, dedicarmi a un Jet americano…fino a quando una deliziosa discussione sulle “camo” della Regia Aeronautica su di un social network con due tra i migliori modellisti che conosca, Fulvio Felicioli e Massimo Giugnoli, mi ha fatto migrare verso altri lidi!

L’oggetto della discussione era la foto di un bellissimo e particolare Fiat G.50 in Libia, ma nel corso del dibattito Fulvio pubblica una foto (che riporto qui sotto con il consenso del proprietario) raffigurante un Macchi C.202 Folgore assegnato alla Scuola Caccia di Benevento nell’ottobre del 1942; osservate bene la colorazione, definirla inconsueta è poco!

Ovviamente, con questi presupposti, è superfluo dire che la vipera americana è tornata nella scatola e dallo scaffale è arrivata sul tavolo da lavoro una scatola Hasegawa del Macchi C.202!

Prima di mettere mano alle plastiche ho dovuto svolgere una serie di ricerche e “triangolazioni” per definire casa costruttrice, serie produttiva e matricola del “mio” esemplare. Dalle tre immagini in mio possesso sono risalito alle origini del velivolo e, quindi, sono riuscito a pianificare tutta una serie di modifiche necessarie per adattare lo stampo giapponese che, di fatto, è un ibrido tra un Macchi 202 e un Macchi 205 Veltro.

Partendo dalla data nella quale è stata scattata la foto e da particolari in essa visibili, ho stabilito con buona sicurezza che il mio ‘202 fosse un esemplare appartenente alle serie dalla III alla VII; dalla colorazione delle superfici inferiori (che a differenze di quelle superiori erano rimaste come da “fabbrica”) ho potuto risalire alla casa costruttrice (Breda) e, confrontando questi dati con gli ultimi numeri di Matricola (“03”), capire con cosa avessi a che fare: Macchi C.202 VI serie, costruito dalla Breda a Sesto San Giovanni, Matricola Militare 8103.

Avendo tutto più chiaro in mente ho iniziato ad apportare le seguenti variazioni:

  • Chiusura di tre su quattro portellini d’ispezione sulle ali (vale per tutti i 202).

  • Stuccatura e reincisione dei piani di coda (fino alla VI serie non compensati come invece appaiono nel kit).

  • Eliminazione armi alari compresa la relativa predisposizione (presenti dalla VII serie in poi).

  • Aggiunta dei tappi serbatoi supplementari alla radice delle ali (dalla III serie in poi).

  • Eliminazione di due delle tre bugne presenti nella parte anteriore (sui modelli con DB601, se il motore montato era un Alfa Romeo ne va eliminata solo una, l’anteriore).

  • Altre piccole modifiche come stuccatura di fori o incisione di pannelli le trovate nel W.I.P.

A questo punto ho iniziato il montaggio vero e proprio, partendo dall’abitacolo in resina della Jaguar (ottimo come fitting e dettaglio); il seggiolino, invece, proviene dal set della SBS Model cui ho aggiunto le cinture dal set foto inciso Eduard per le cinghie italiane WW2. Allo scopo di aumentare il livello di dettaglio sono stati aggiunti cavi e tiranti vari in sprue e filo di rame.

La colorazione di fondo è un mix di Gunze H-312 e H-324 (5 gocce a 1) cui ha fatto seguito un dry brush pesante con l’Alluminio Mr. Metal per far risaltare le parti metalliche. A seguito di una mano di trasparente lucido ho eseguito un lavaggio in Bruno Van Dick; poi uno strato di opaco e un secondo dry brush più leggero in Grigio, Bianco e Argento.

Il set Jaguar permette anche di montare il pozzetto carrelli del Folgore, con l’intreccio di cavi e tubazioni tipiche del caccia Macchi. Ho solo sostituito i montanti del kit con dei profili in Plastirod perché la forma e l’adattamento degli originali non erano proprio perfetti.

Il kit, come già noto, si monta in un attimo e in men che non si dica tutti gli elementi principali vanno al loro posto. Si forma giusto un minimo gap nell’accoppiamento tra le ali e la fusoliera e per pareggiarlo ho perduto il dettaglio delle piastre che coprivano i bulloni di fissaggio; poco male, visto che erano in rilievo le ho rifatte con Plasticard finissimo (prelevato da un bicchierino da caffè).

Ho anche inserito i flabelli nella presa d’aria del radiatore acqua e forato/realizzato ex novo le prese d’aria per il posto di pilotaggio sulla cofanatura.

Terminate tutte le dovute modifiche e migliorie è giunto il momento di passare alla verniciatura… senza dubbio la fase più impegnativa.

Come sottolineato all’inizio di questa review, del soggetto in questione esistono solo tre foto conosciute (tutte del lato destro e nessuna totale) e per questo ho dovuto riprodurre l’andamento delle macchie basandomi su quel che avevo a disposizione. Ho tentato di riproporre il medesimo schema anche sul lato opposto; spesso, specialmente se si parla di soggetti WW2, è l’unico modo per portare a termine il lavoro.

Per la colorazione ho usato questi mix:

  • Grigio Azzurro Chiaro per le superfici inferiori: 4 gocce Gunze H-334 + 1 goccia H-324.
  • Nocciola Chiaro 4 per il fondo: 30 gocce Gunze H-320 + 10 gocce Gunze H-34+ 2 gocce Tamiya XF63.
  • Verde Oliva Scuro 2 per le macchie: Gunze H-65.

Stesi il grigio e il fondo, ho realizzato le parti in Verde Oliva scuro lavorando con una diluizione molto spinta (10 gocce di diluente/2 gocce di colore) regolando la pressione tra 0,5 e 0,8 bar e cercando di trovare il giusto compromesso tra l’overspray “originale” dato dalla riverniciatura campale, e quello “naturale” dato dalla mia mano non proprio fermissima!

Dopo aver ripassato il modello con una mano di Nocciola chiaro per uniformare le superfici, e aver dipinto fascia e Croce Sabauda in bianco, ho applicato un paio di mani di trasparente lucido (X-22 Tamiya diluito al 70% con Leveling Thinner Mr. Color). Il Clear ha creato una base ottimale per le pochissime decalcomanie (fasci alari e numero di matricola), prelevati da una serie di fogli aftermarket che avevo già a mia disposizione.

Le insegne alari provengono da un set Cartograf, sinonimo di qualità per tutti gli appassionati…. ma non questa volta. Nonostante il lucido fosse ben steso e omogeneo, il film ha creato un anti estetico silvering molto evidente soprattutto dopo lo strato di opaco finale.

Preso atto della situazione ho sverniciato tutto optando, alla fine, per delle vecchie decalcomanie Tauromodel che hanno svolto più che egregiamente il loro compito (N.d.R. Se potete, ogni qualvolta sia possibile, preferite le maschere al posto delle decal, il risultato è sicuramente migliore…).

Soddisfatto del risultato, ho potuto sistemare gli ultimi dettagli (cavo antenna, trasparenti, portelli carello) e riporre il mio Folgore “particolare” sui ripiani della mia libreria…anche se per poco tempo! Ho pensato che il posto giusto fosse nella vetrina della persona che mi ha dato lo spunto per realizzarlo, sperando che abbia gradito il pensiero!

E’ stata una sfida ricostruire il corso degli eventi di questo soggetto insolito e, soprattutto, cercare di rendergli omaggio con una riproduzione in scala quanto più fedele possibile.

Un grazie doveroso a chi mi ha supportato e consigliato durante la lavorazione, a Fulvio Felicioli per l’autorizzazione a pubblicare e utilizzare il materiale…e a tutti voi per aver letto queste righe…

Buon modellismo a tutti!

Alessandro ARGO2003 Gerini.

 

 

 

Aftermarket Review: MiG-21 Lancer Conversion Set by LCaerodesign in scala 1/48.

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“…un 21 è per sempre…” così deve aver pensato un giorno un modellista romeno, ex pilota di Lancer e attuale pilota addestratore…

Ed è proprio così che, dall’unione della passione per il modellismo e quella per la “macchina”, è nata l’idea di creare la conversione oggetto di quest’articolo.

 Un po’ di storia:

Nei primi anni ’90, dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia, la Fortele Aeriene Romane si è ritrovata a far fronte alla mancanza di sovvenzioni economiche che, unita al continuo sviluppo delle aviazioni occidentali, ha costretto i vertici a dover scegliere tra l’acquisto di un nuovo caccia o l’aggiornamento e lo sviluppo dei mezzi già in uso a quel tempo.

Non potendo affrontare il grande sforzo necessario per l’eventuale upgrade dei Mig-29 la scelta è ricaduta sul progetto “Lancer”, in altre parole la modernizzazione dei Mig-21 che la Forza Aerea Romena aveva in carico fin dai primi anni ’60.

Nel 1993 il programma è stato definitivamente affidato alla “Rumena Aerostar SA”, che in collaborazione con l’israeliana Elbit avrebbe dovuto aggiornare entro il 2003 un totale di centodieci Mig-21 così suddivisi:

  • 73 Lancer A, versione da attacco al suolo, su base Mig-21 MF
  • 23 Lancer C, versione da difesa aerea, su base Mig-21 MF
  • 14 Lancer B, versione da addestramento, su base Mig-21 UM

Oltre ad alcuni interventi esterni (tra cui possiamo notare i chaff/flare dispenser nella parte posteriore della fusoliera, una carenatura aggiuntiva per i cablaggi della nuova elettronica in corrispondenza del raccordo ala destra/fusoliera e l’aggiunta di numerose antenne), le differenze sostanziali riguardano il cockpit che, in funzione dell’avionica completamente aggiornata, è diventato molto più simile agli standard che siamo abituati a trovare negli aerei NATO.

I Lancer, inoltre, hanno acquisito la possibilità di impiegare armamenti occidentali mantenendo comunque invariata la possibilità di essere dotato degli ordigni sovietici standard.

Tra i nuovi carichi di caduta e missili aria/aria figurano Python 3, Magic 2, bombe Mk.82 e Mk.83 oltre ai classicissimi R73, K13 o alle bombe FAB; Rimane possibile l’utilizzo delle razziere, specialmente sui Lancer A. L’introduzione di un casco con display e tracking integrati completa l’evoluzione del jet, che dagli anni ’60 rimarrà in servizio probabilmente fino e oltre agli anni ’20 del 2000.

Mig21 Lancer C con POD Litening, fonte https://theaviationist.com

La conversione:

 

Il set ideato dalla LCaerodesign è concepito per essere montato sui kit Eduard del Mig-21 MF e comprende in totale quattordici parti in resina gialla, ventuno elementi in fotoincisione, un foglio decal, un foglietto in acetato per gli strumenti (fornito in doppia copia) e un altro foglio trasparente per l’HUD (cui ne è fornito un altro di backup, per sicurezza). Oltre alla già ricca dotazione, nella confezione troverete delle mascherine pretagliate e, ovviamente, le istruzioni a colori.

I pezzi che compongono il cockpit sono privi di difetti, ottimamente stampati e frutto evidente di una buona progettazione 3D. La qualità di stampa è ottima, e i dettagli perfettamente nitidi.

Pannelli laterali della vasca.

 

Parte posteriore della vasca, in questo caso la qualità è paragonabile ai set Brassin.

 

Parte inferiore della vasca.

 

Pannello strumenti: anche in questo caso l’accuratezza dei particolari è ragguardevole e i quadranti sono ottimamente riprodotti in positivo.

 

Parte superiore del pannello frontale.

 I dettagli dei chaff/flare dispensers sono molto puliti e con le singole cartucce ben visibili.

Altri pezzi in resina vanno a ricreare la carenatura a destra della fusoliera e le varie antenne aggiuntive.

 

Le fotoincisioni sono di buona fattura e non hanno niente da invidiare a quelle normalmente commercializzate dai produttori più rinomati. La lastra comprende i supporti dell’HUD, una griglia di sfogo del comparto avionico, alcuni pannelli e le varie antenne aggiuntive.

 

Passiamo ora al foglio decal che, spesso, è la nota dolente di questi set semi-artigianali Fortunatamente, non è questo il caso!

La definizione delle insegne è decisamente buona e il supporto è di fatto invisibile tanto da far pensare, a una prima analisi, a delle decalcomanie stampate su film unico.

 

Il foglio decal comprende le matricole e gli stemmi per realizzare due esemplari della RoAF.

 Il film delle decal è visibile solo in controluce, in questa foto si nota attorno ai numeri.

Altra ottima scelta è stata quella di fornire le mascherine pre-tagliate relative ai numeri e alle coccarde lasciando, così, al modellista la possibilità di scegliere tra le decalcomanie o la verniciatura delle stesse.

Prezzo:

Il set è acquistabile direttamente dal produttore al prezzo di 25€. QUI il link al sito.

Conclusioni:

Il valore del set che vi ho appena presentato è innegabile, com’è innegabile l’attenzione e la cura che la LCaerodesign ha impiegato nell’ideazione di quest’articolo. Indubbiamente il punto forte della conversione è che essa sia prodotta da un addetto ai lavori che con i Lancer ha avuto a che fare per anni. Il punto debole della conversione è la completa assenza degli stencil di manutenzione che sui Mig-21 sottoposti a update sono tutti nella lingua del paese utilizzatore. Altro piccolo appunto che possiamo fare riguarda le piastre di rinforzo che tutti gli esemplari romeni presentano sulle superfici superiori delle tip alari: esse hanno una forma abbastanza particolare e ai modellisti non sarebbe dispiaciuto trovarle già tagliate (in alluminio adesivo o vinile) all’interno della confezione.

Speriamo che i nostri suggerimenti stuzzichino l’attenzione dei produttori che, magari, decideranno di mettere in produzione anche un set di conversione per i Lancer A!

Per finire un ringraziamento particolare va al creatore del set, che dopo l’acquisto ha sopportato ogni sorta di domanda riguardante questo, per me, fantastico aereo!

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Vi lascio con qualche foto prelevate da un DVD, in vendita sul sito della LCaerodesign, contenente circa 900 immagini esclusive… praticamente un walkaround completo e ricchissimo!

 

Buon modellismo a tutti! Andrea “Manto87” Mantovani.

 

RX-78-2 Mobile Suit Gundam dal kit Bandai in scala 1/144.

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Il Work In Progress completo lo potete trovare QUI! 

l Gundam sono un viaggio nell’infanzia della maggior parte di quelli che hanno il “tre” come prima cifra dell’età, che sono nati in un’epoca dove tutto era diverso e la cosa elettronica più potente che avevi tra le mani era il Comodore64! la tecnologia “domestica” era ancora agli albori, ma quella è stata senza dubbio l’epoca d’oro dei mecha e del tema spazio, del quale genere Gundam è stato indubbiamente capostipite e maestro.

Il modello rappresenta il Gundam, quello vero, pilotato da Amuro Rey (o Peter Rey nella versione italiana) perché diciamocelo, le serie successive non erano minimamente paragonabilie: Unicorn, Wings…no non esistono, la nostra è Mobile Suit Gundam.

Dite la verità, state canticchiando la sigla….

Torniamo al modellismo!

Il kit è della Bandai, leader indiscussa del genere, incastri perfetti, un modello agita e gusta. Ha qualche anno sulle spalle, la “posabilità” è limitata ma il basso prezzo lo rende ottimo per gli esperimenti. E cosa c’è di meglio di ricreare una battaglia epica con una bella esplosione finale in pieno stile anime?

Si comincia con un minimo di progettazione, lo scudo è quello che riceve maggiori “trattamenti”:

Con il saldatore, temperatura abbastanza bassa, e la punta da pirografo si comincia a incidere.

Invece i fori di proiettile si ricreano facendo un invito con la punta del trapanino a mano (la dimensione varia a seconda del calibro) per poi lavorarla con il cutter.

Anche gli arti hanno ricevuto lo stesso trattamento, d’altronde lo scontro è stato molto duro!

Con una fresa ho ricreato uno scasso fino a raggiungere la parte trasparente per l’alloggiamento dei led che illumineranno sia gli occhi, sia il sensore rosso.

Il montaggio non ha particolari problemi e dopo un pre-shading abbastanza marcato, si passa a stendere i colori base.

Post- shading, poi lucido, successivamente decal e lavaggio con colore nero ad olio. Questi elementi completano la prima fase che procede abbastanza liscia.

Dopo una mano di opaco si passa all’invecchiamento, sporco e scrostature la fanno da padrone. I puristi del genere di solito non gradiscono un’usura così marcata, ma è pur semopre un esperimento ricordate? L’ho già detto che la battaglia è stata molto dura, vero?

I colori per questo invecchiamento sono principalmente dei marroni miscelati tra di loro di volta in volta, e un argento abbastanza compatto.

la tecnica consiste nel ricreare i tipici graffi e scrostature del metallo con una spugnetta strappata, soprattutto nei punti di maggior usura come ginocchia piedi e spigoli vivi in generale.

Con un pennellino molto fine, uno “zero” a punta tonda, si ricreano i graffi più sottili lungo gli angoli, e si uniscono alcune scrostature cercando di dare una coerenza all’intero weathering del modello.

In questa fase sono intervenuto anche con dei filtri ad olio abbastanza pesanti: sulle giunture di braccia e gambe a simulare colature di fluidi e sporco, sugli scarponi con un filtro uniforme per far virare la tonalità sul marrone.

La scelta cromatica, più che dalla logica, è stata dettata da un ragionamento estetico: marrone=ruggine, argento=metallo nudo.

Il modello è completo ma ovviamente mancano le luci! con molta cautela ho separato i pezzi principali del Gundam (arti e tronco) e con una piccola punta da ferro ho creato i passaggi per i cavi (colorandoli di nero dove erano visibili).

Lo schema elettrico è elementare, sono solo due fili – positivo e negativo. Dalla testa e dal braccio si uniscono nel Jetpack per poi attraversare il piede ed entrare nella basetta dove c’è la batteria. Le luci sono micro-led da 3V con un collegamento in parallelo (positivo con positivo e negativo con negativo) e non necessitano di resistenza dato che ho usato una batteria della stessa tensione.

I led dono mantenuti in posizione da una goccina di colla a caldo che smorza e diffonde la luce che altrimenti sarebbe lineare.

Una verifica dell’illuminazione…

…e si può procedere a rimontare il tutto.

Bene, il Gundam è pronto! ma manca ancora il nemico ridotto in una palla di fuoco!

Dopo vari esperimenti ho adottato questa soluzione: con un pezzo di rete per polli, ho fatto una palla:

Strappando del comunissimo cotone idrofil, ho creato delle palline da incastrare nei fori avendo però l’accortezza di non esagerare, la luce deve comunque riuscire a passare.

Seguendo le naturali linee che il fascio d’illuminazione crea, con l’aerografo ho colorato di giallo tutto il “batuffolo” sfumando sempre più con l’arancione e il rosso verso la sommità della varie “pallette” per poi passare il nero molto diluito al centro.

Bisogna andarci pesante con il colore, in questo modo fa anche da collante con i vari pezzi di ovatta.

Una lampadina al led fa il resto del lavoro

Ora manca solo la basetta.

Un pezzo di polistirolo estruso fa da base poi un mix di acqua, vinavil, scagliola e segatura, stese in maniera irregolare, simulano le asperità del terreno.

Con il composto ancora non completamente asciutto ho cosparso su tutto della sabbia di varie grane.

Lasciato asciugare per un giorno, ho spennellato una miscela di acqua e vinavil che la sabbia ha prontamente assorbito creando una patina “plasticosa” ottima per la stesura del colore.

Un mix di marroni dati ad aerografo, lavaggi con delle terre ad olio e un dry-brush randomico hanno finito il terreno.

Va ricreato l’attacco della lampadina (riciclo di una vecchia lampada) e i perni per fissare i piedi del Gundam.

Per finire, lo scontro ha lasciato delle tracce anche sul terreno… quindi con l’aerografo e un nero molto diluito ho ricreato i segni del duello.

Lavorando l’ovatta con il colore base del suolo ad aerografo, ho ricreato alcuni sbuffi di terra sotto i piedi dando dinamicità alla scena.

Ecco il Gundam RX 78-2 in tutti i suoi 15 cm di epicità!

Buon modellismo a tutti! Denis Campanalunga.

The Gray Dragon – Lockheed F-117 A “Nighthawk” dal CrossKit Academy/Hasegawa in scala 1/72.

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La storia:

Il Lockheed F-117A, conosciuto col nome di “Nighthawk”, fu il primo aereo operativo dell’USAF ad adottare la tecnologia stealth su ampia scala (da qui la fama di aereo invisibile). Le sue forme non convenzionali e il profilo a freccia ne hanno esaltato il fascino facendone, allo stesso tempo, un velivolo dalle caratteristiche uniche.

Si tratta di un aereo da attacco al suolo monoposto, bimotore a getto subsonico impiegato a partire dal 1983 in assoluta segretezza tanto che per i primi anni i Nighthawk volarono soltanto in missioni notturne; solo nel 1988 il Pentagono decise di rivelarne l’esistenza  attraverso una fotografia per poi essere presentato ufficialmente al pubblico nel 1990, nel corso di una manifestazione aerea.

Nel frattempo il bombardiere aveva avuto il battesimo del fuoco quando, nel dicembre del 1989, alcuni F-117 colpirono con ordigni laser obiettivi militari a Panama nell’ambito dell’operazione “Just Case” mirata a spodestare e catturare il dittatore Noriega. Successivamente parteciparono con successo nella Prima Guerra del Golfo, nel conflitto dei Balcani e nella guerra in Iraq fino alla radiazione ufficiale dal servizio avvenuta nel 2008.

Il kit:

Volendo realizzare questo splendido aereo in una colorazione alquanto inconsueta mi sono imbattuto nella scatola Hasegawa in 1/72 dedicata al “Gray Dragon”. Inizialmente, visti i pochi pezzi del kit, avevo scelto una realizzazione OOB (out of box) ma la mia curiosità ha avuto il sopravvento e grazie a uno studio approfondito della documentazione mi sono accorto di tante piccole lacune dello stampo. Proprio per questo motivo ho tentato un “crosskit” con il concorrente Academy dal quale ho prelevato i piani di coda (dalle proporzioni più corrette), gli elevoni già scomposti e ben riprodotti e i rilevatori radar posti a lato della fusoliera.

L’esemplare che ho rappresentato (matricola 835) vestiva una livrea sperimentale per bassa visibilità diurna a due toni di grigio (inizialmente 36375 e 36176) utilizzata dal dicembre 2003 fino al marzo del 2007, e realizzata dal “Dragon test team” operativo sulla base aerea di Holloman nel Nuovo Messico.

Il Work In Progress completo lo trovate QUI!

L’assemblaggio:

Ho iniziato rimuovendo parte della plastica intorno al cockpit per inserire la vasca fotoincisa offerta da Eduard e dedicata al kit Hasegawa (cod. 73253). Il seggiolino ACES II in plastica è stato sostituito l’ottimo accessorio Quickboost (cod. 72120) in resina al quale ho aggiunto le maniglie di espulsione e le rotaie provenienti dal citato set fotoinciso.

In seguito sono intervenuto sulla stiva bombe cercando di dettagliarne il più possibile l’interno (con foglio di rame, filo di rame da 0.2 e Plasticard di vario spessore) e i trapezi che sosterranno le due GBU-10 Paveway II scelte per rappresentare il velivolo in fase di carico, anch’esse della Eduard Brassin (cod. 672051).

 

Una volta aggiunto un peso di piombo nel muso per evitare che il modello si sieda sulla coda una volta terminato, è iniziata la fase più tediosa del lavoro: l’assemblaggio generale è a prova di pazienza a causa della scomposizione delle ali separate dalla fusoliera e dalle vistose fessure che si formano una volta incollati tutti i pezzi. Bisogna armarsi di pazienza e di tanti spessori in Plasticard, stucco e ciano-acrilato per chiudere i gap a dovere.

Per rappresentare il velivolo a terra occorre dar movimento alle superfici mobili controllate idraulicamente: in primis ho rimosso gli elevoni dalle ali Hasegawa sostituendoli con quelli forniti dall’Academy; poi lo stesso principio l’ho applicato anche per i timoni di profondità (che rispetto a quelli del kit giapponese hanno dimensioni più corrette). Ho scomposto e imperniato entrambe le derive per avere un incollaggio più forte ed un allineamento più semplice.

 

La verniciatura:

Una volta terminato il montaggio e la rifinitura di tutte le giunzioni si passa alla parte più interessante e divertente, la verniciatura; ho iniziato con lo stendere un nero opaco acrilico diluito con la nitro su tutto il modello. Ho scelto il fondo scuro sia per utilizzare la tecnica del black basing, sia per mascherare il nero col nastro Tamiya in modo da ricreare i ritocchi di RAM (Radar Absorbent Material) visibili sul dorso del velivolo.

 

Poi ho deciso di dar luce ai numerosi spigoli che caratterizzano le linee inconfondibili dell’F-117 utilizzando un bianco opaco Tamiya, anch’esso diluito con la nitro, e poi un grigio chiaro, Sky Grey (Tamiya XF-19), passato ad aerografo in prossimità delle centine strutturali dell’aereo sia sulle ali sia sulla fusoliera. Questo passaggio è importante per dare volume alle forme di un aereo che è quasi privo di pannellature.

 

La colorazione prevede due tonalità di grigio, rispettivamente il F.S. 36375 e il F.S.36176, e per questo progetto ho deciso di provare i colori Mr.Paint. Studiando le foto in mio possesso ho notato come il grigio più scuro della livrea (il 36176) sia cambiato nei pochi anni di utilizzo di questa mimetica; in particolare nell’ultima fase di vita operativa del velivolo il colore tendeva decisamente all’azzurro e a seguito di numerose prove ho realizzato un mix che mi ha convinto utilizzando sei parti di MRP-93 e due parti di MRP-202, sempre Mr.Paint.

Dopo ho differenziato il colore della parte inferiore del dorso con un grigio più chiaro rispetto al resto della cellula e ho dipinto la banda a scacchi presente sui timoni mascherando uno ad uno i fregi col nastro kabuki.

La zona degli scarichi è stata verniciata con un mix di Alclad Aluminium e Gold Titanium, la brillantezza però durerà poco giacché in seguito l’ho invecchiati e bruniti con del Red Brown, Smoke Tamiya e lavaggi a olio con diverse tonalità di marrone.

Una volta completato lo schema mimetico ho rimosso il nastro Tamiya rivelando le nastrature di RAM che danno un aspetto rattoppato al mio Nighthawk. Di “rattoppi”, però, ne ho aggiunti altri mascherando con pazienza tutte le zone evidenziate anche nelle foto del soggetto reale (in particolare subito dietro al canopy). Per quanto riguarda invece la superficie inferiore ho provveduto a dipingere i vani carrelli in gloss white.

 

Sigillato il modello con una mano di trasparente lucido Gunze H-30 è finalmente arrivato il momento delle decal! Purtroppo non avevo a disposizione alcun foglio decente: quello presente nella scatola Hasegawa era ingiallito, il foglio della Twobobs codice 72-055 è fuori produzione oramai da anni e comunque entrambi mi avrebbero permesso di realizzare il “Gray Dragon” al momento della sua prima colorazione (quindi con coccarde e stemmi in grigio FS36375 e non in bianco come sono state adottate in un periodo successivo). A tal proposito mi son fatto realizzare su commissione delle decalcomanie stampate in casa su supporto unico. La qualità del prodotto è eccellente, tanto da poter leggere il motto sui simboli di reparto, e il film ha un’ottima resistenza ai liquidi ammorbidenti. Lo scotto da pagare è quello di dover scontornare il più possibile ogni insegna per impedire l’eventuale “silvering”. L’aderenza è stata eccellente, ma anche le superfici in pratica piatte dell’aereo hanno dato una grossa mano.

 

Una volta posizionate tutte le decal, ho steso nuovamente il trasparente lucido Gunze e ho eseguito dei leggerissimi lavaggi a olio in bianco per simulare il deterioramento del RAM sottoposto alle condizioni climatiche diurne, delle colature di sporco, acqua e polvere su tutta la fusoliera.

L’ambientazione:

Mi sono immaginato il mio F-117 mentre viene caricato con delle GBU-10 da esercitazione (quindi con testa blu), e per tale scopo mi sono servito di un vecchio weapon loader MJ-1 preso dal kit Hasegawa dedicato ai mezzi di supporto dell’USAF. Il piccolo trattore è sempre un valido alleato per realizzare una scena di vita operativa ma per il mio scopo ho dovuto aggiornare il mezzo alla versione MJ-1C, cronologicamente più corretta da affiancare al 117, divertendomi con Plasticard e fotoincisioni di recupero per la sua trasformazione.

Una volta verniciato con colori acrilici Gunze ho aggiunto un piccolo meccanico (il mio primo figurino) dipinto con colori Vallejo, ho ricostruito il volante e il leveraggio sulla console e aggiunto la GBU preparata in precedenza con il nastro di ancoraggio e qualche RBF (Remove Before Flight) fotoinciso prodotto dalla Eduard.

 

Dopo aver terminato sia il modello, sia il weapon loader, è arrivato il momento della basetta: allo scopo ho utilizzato il retro di una cornice 25×30 su cui ho inciso il reticolato dei lastroni che compongono il piazzale con un taglierino. In seguito ho ricoperto il tutto con uno strato pesante di stucco liquido Gunze Mr.Surfacer grana 500 cercando di simulare la texture tipica del Tarmac aeroportuale aiutandomi con un pennello. Ovviamente lo stucco, dopo aver atteso la sua completa asciugatura, deve essere carteggiato delicatamente per pareggiarlo ed eliminare imperfezioni.

 

Terminata la rifinitura ho dipinto il tutto con acrilici Gunze e Tamiya utilizzando diverse tonalità di grigio dal Dark Gull Gray allo Sky Gray; per far risaltare lo spazio tra i diversi blocchi di cemento ho provato a utilizzare dei pastelli di colore bianco e nero e una matita che ho sfumato con un tovagliolino di carta.  Al termine di questa procedura ho realizzato le strisce gialle delle Taxiway in Flat Yellow e il pozzetto della messa a terra mediante un lavoro di mascheratura.

 

Giunto quasi alla fine ho realizzato il cavo “ground” da incollare sul modello PRIMA di ancorarlo alla base, e per realizzarlo ho provato diverse soluzioni: alla fine ho scelto un filo molto sottile di rame avvolto intorno ad uno stuzzicadenti. Rimosso con delicatezza, aveva le sembianze di una molla per le penne e con attenzione l’ho distesa e sistemata nella sua posizione definitiva.

Il tocco finale che non poteva mancare è stato la realizzazione della scaletta di accesso cui, purtroppo, non ho trovato aftermarket. Poco male mi son detto, in fondo con tutti gli accessori pronti spesso si perde il gusto di dare un tocco personale al proprio modello. Ho cercato qualche foto e l’ho auto costruita basandomi su profilati Evergreen di sezione rettangolare e poi qualche pezzo di Plasticard sottile per gli snodi e la superficie d’appoggio al cockpit. Un po’ di prototipi e di pazienza ma alla fine sono riuscito nell’intento!

 

Conclusione:

Giungendo alla fine del progetto ho, via via, assemblato tutti gli elementi preparati in precedenza. Devo ammettere che è stata un’operazione molto delicata quella di ambientare l’F-117 sulla sua basetta definitiva ma il piccolo diorama, e la mimetica insolita, hanno contribuito a rendere ancor più unico il modello di un velivolo che nell’immaginifico di tutti gli appassionati è sempre stato nero!

 

Spero che quest’articolo sia stato di facile lettura e vi sia piaciuto, approfitto dell’occasione per ringraziare e salutare i ragazzi del mio club “The Knights of Round Table” di Roma, ringraziare Valerio e tutti i fantastici amici conosciuti sul forum di Modeling time, una splendida comunità.

Grazie e buon modellismo a tutti.  Mattia “Pankit” Pancotti.

In SPERA we “thrust”! Tornado IDS Special Color 311° G.V. dal kit Italeri in scala 1/48.

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Correva l’anno 1956, per la precisione il primo novembre. In quella data veniva ufficialmente costituita la componente volo del Reparto Sperimentale (nato nel 1948) che riceveva il distintivo numerico “311”. Da quel momento il 311° Gruppo Volo (codice di chiamata radio “Spera”) ha garantito le attività di collaudo, prova in volo e sperimentazione degli aeromobili, sistemi di bordo e del materiale connesso ai velivoli e al personale navigante. Ha elaborato e revisionato manuali di volo e checklist. Ha fornito l’addestramento iniziale dei Reparti Operativi sui nuovi sistemi d’arma e ha formato generazioni di piloti collaudatori.
Ad oggi, oltre a tutti i compiti ad esso assegnato, il 311° sta di fatto traghettando la nostra Aeronautica Militare nel futuro dei velivoli cosiddetti di quinta generazione: da anni, infatti, collabora per lo sviluppo e l’integrazione del nuovo F-35 e svolge l’importante (e per niente scontato) compito di “traghettare” le nuove macchine di costruzione interamente italiana negli States dove comporranno l’organico del 56th Fighter Wing sulla Luke Air Force Base (Arizona), Reparto deputato per l’addestramento di tutti i futuri piloti del JSF provenienti dai vari paesi aderenti al programma.

E proprio nel 2016 il 311° G.V. ha raggiunto un importante traguardo, quello del suo sessantesimo compleanno. Per festeggiare adeguatamente la ricorrenza, il 27 ottobre dello scorso anno gli “Spera” hanno organizzato un raduno sulla base aerea di Pratica di Mare al quale ho avuto il piacere e l’onore di partecipare. La vera e propria “star” dell’evento è stato il Tornado M.M. 7041 che, per l’occasione, ha sfoggiato una bellissima ed inedita livrea.
Lo Special Color è nato dalla collaborazione tra la Drudi Performance (D-PERF) di Rimini (ditta di eccellenza nel campo del design di caschi, tute e loghi per i piloti della MotoGP e Superbike) e gli uomini del 311°.


Il disegno prende spunto dall’araldica ufficiale del Gruppo che è così descritta nei documenti storici: “Il numero distintivo del 311° Gruppo Volo in bianco posto in alto a destra di uno scudo rettangolare con gli angoli smussati in campo rosso. Un nero rapace con mezzo corpo meccanico (a rappresentare pilota e velivolo) si posa su un guanto da falconiere (che rappresenta il supporto tecnico). Alla base dello scudo un cartiglio col motto ‘Primus Inter Pares’ “. Questa è un’espressione latina che letteralmente significa “primo tra i pari” e con la quale si identifica una persona rappresentativa in un gruppo di altre che sono al suo stesso livello con pari dignità.


Il “nero rapace”, lo Sparviero, è stato rielaborato secondo una veste grafica più moderna e poi stilizzato lungo i lati della fusoliera; su entrambe le facce della deriva, invece, campeggia l’Icaro del RSV a suggellare l’unione imprescindibile tra il Gruppo Volo e il Reparto Sperimentale.


Da pochi mesi l’Italeri ha riprodotto nella scala del quarto di pollice questo Tornado veramente “speciale” … in ricordo di quella fantastica giornata non potevo non metterlo subito sul mio banco da lavoro!


Il modello:
Il kit di partenza non ha bisogno di particolari presentazioni: lo stampo è già ben conosciuto poiché da anni viene riproposto dall’azienda di Calderara di Reno. I pregi (primo tra tutti le forme sostanzialmente corrette) e i difetti (tanti e derivati, soprattutto, dalla vetustà del prodotto) sono noti e non mi dilungherò ulteriormente nell’elencarli (Per chi volesse approfondire l’argomento nel nostro sito e nel nostro forum troverete molti spunti. Click QUI o QUI).

L’obiettivo primario che volevo raggiungere sin da quando ho aperto la scatola è stato quello di concludere velocemente la fase del montaggio e dedicarmi alla sfida principale di questo modello: riprodurre la livrea utilizzando le decalcomanie fornite.


A proposito delle decal… a prima vista incutono un certo timore anche a causa delle loro dimensioni ragguardevoli; del resto anche i fregi che coprono il velivolo reale sono grandi e molto elaborati. La prima domanda sorge spontanea: i tecnici della Italeri avranno fatto un buon lavoro nel progettarle e si adatteranno al meglio alle forme del modello?


Il fatto che esse siano stampate dalla Cartograf è già un primo segnale di qualità. Il film trasparente è ridotto davvero al minimo e la finitura superficiale è lucida quasi a specchio. I colori sono saturi benché il tono scelto per rappresentare le zone in blu non è corretto (ne parlerò nel corso dell’articolo).


Le istruzioni che forniscono indicazioni sul loro posizionamento sono lacunose in alcuni punti cui più avanti farò riferimento, e per dirimere alcuni dubbi è stato fondamentale fare riferimento ad un walkaround completo che ho realizzato intorno all’aereo in scala 1:1.

Il montaggio:
Prima di proseguire oltre è necessaria una doverosa premessa: questo Tornado è frutto di un lavoro “a quattro mani” tra me e l’amico Mattia del forum di Modeling Time che ha portato avanti le prime fasi del montaggio (quelle più ostiche). Il sottoscritto è subentrato solo successivamente occupandosi delle rifiniture, della verniciatura e delle decal.


Come di consueto siamo partiti dal cockpit (l’uso del plurale, questa volta, è quanto mai corretto!) che ha subito qualche piccolo intervento di miglioria. La vasca, di per sé, ha un dettaglio più che sufficiente mentre i cruscotti e relative palpebre (in particolare quella del navigatore) sono molto spogli e neanche troppo fedeli.


Per questo motivo abbiamo deciso di rimuovere completamente l’intera zona e ricostruire la strumentazione e gli schermi da zero con l’ausilio del solito e fidato Plasticard.


L’abitacolo è stato verniciato in Dark Admiralty Grey dalla linea Gunze Acrylic (codice H-22).


I seggiolini originali, decisamente non più all’altezza degli standard che attualmente il nostro hobby impone, sono stati sostituiti con due copie in resina della Neomega più adatti e con le cinture già stampate. La loro struttura è Gunze H-22, i cuscini in Vallejo Military Green e le cinture in Tan Gunze H-310.


Le foto che seguono mostrano dei rinforzi strutturali che ci hanno permesso di allineare al meglio la vasca e, nel contempo, irrobustire l’intera struttura.


Dopo alcune prove a secco abbiamo deciso di assemblare subito il pezzo che rappresenta la zona degli scarichi alla fusoliera; in definitiva abbiamo sovvertito la sequenza proposta dalle istruzioni ottenendo, però, un allineamento migliore.


Anche gli aerofreni, rappresentati chiusi per non mettere in ombra il bellissimo disegno dell’Icaro sulla deriva, abbiamo preferito incollarli e stuccarli subito con generose quantità di colla ciano acrilica.


A seguito degli interventi di autocostruzione della palpebra posteriore le due semi-fusoliere hanno faticato a chiudersi in modo corretto. Inoltre, per evitare che si formassero degli anti estetici scalini rispetto al radome, abbiamo preferito spessorare con del Plasticard la giunzione inferiore posta davanti al pozzetto carrello.


Altro punto in cui il Tornado Italeri pecca è la guaina che copre il meccanismo di retrazione delle ali. Questo importante dettaglio è completamente assente e non può essere tralasciato.
A tale scopo abbiamo prelevato dal modello Hobby Boss il pezzo che simula la copertura ed esso è stato adattato e modificato prima di essere copiato in resina sfruttando un pezzo di gomma siliconica modellante (può essere scaldata in acqua bollente per due minuti e plasmata a piacimento).

Successivamente le copie ottenute sono state usate come dime per aprire l’alloggiamento sul cassone alare:

Una buona dose di stucco e un po’ di carta abrasiva hanno, poi, rifinito il tutto.

Il resto del montaggio scorre via abbastanza velocemente anche se le prese d’aria e l’aggiunta delle ali danno qualche problema a causa degli incastri non proprio precisi.


Verniciatura e decalcomanie:
Il procedimento per la verniciatura del modello in scala non si è discostato poi tanto da ciò che è successo anche nella realtà! su tutto, infatti, abbiamo steso una mano di bianco scegliendo come vernice il Mr.Base White 1200 della Gunze (diluito all’80% con la Nitro) che una volta asciutto è perfettamente carteggiabile con carta 2000 bagnata al fine di ottenere una superficie liscia e compatta.


Il radome e il pannello anti riflesso (quest’ultimo è fornito in decal ma abbiamo preferito dipingerlo direttamente) sono in nero opaco XF-1 Tamiya, stesso colore usato anche per le carenature dei meccanismi per gli inversori di spinta in coda. Scarichi e piastre dei reverse sono in Magnesium Alclad. Le già citate guaine del sistema di retrazione delle ali in grigio scuro Gunze H-305.
Sempre in nero sono anche le zone, molto poco accessibili e parecchio scomode da raggiungere, comprese tra la porzione interna delle prese d’aria e i lati della fusoliera. Le istruzioni indicano che devono essere verniciate dal modellista ma non sono chiare al riguardo; a tale scopo includiamo alcune immagini del velivolo reale per farvi capire dove intervenire:


Anche la sonda per il rifornimento in volo va parzialmente completata col nero per circa tre quarti della sua lunghezza.

Il passaggio relativo alla lucidatura del nostro Tornado in scala è basilare per preparare il fondo in vista delle decal: sono state applicate almeno cinque mani di Tamiya X-22 diluite al 70% con la Nitro ad intervalli regolari di circa quindici minuti tra l’una e l’altra.
Dopo almeno ventiquattro ore di asciugatura ha avuto inizio il lungo lavoro per posizionare i fregi. A tale scopo è stato utilissimo il Mr. Mark Softer della Gunze che ammorbidisce a dovere le decal e le conforma alle pannellature in negativo dando un bel look “painted on”.

L’unica accortezza è quella di non far rimanere troppo a lungo il prodotto sulle superfici perché tende ad intaccare lo strato lucido lasciando degli anti estetici aloni.


Per maggiore chiarezza vi elencheremo tutti i problemi riscontrati per ogni zona del modello:
Ali: le decal sono opportunamente più grandi e “abbracciano” al meglio le forme delle ali. Consigliamo di partire dalla faccia inferiore per poi proseguire con quella superiore al fine di coprire con più precisione il bordo d’attacco.


Deriva: l’Icaro è praticamente perfetto e i generatori di vortice alla base dell’impennaggio forniscono degli ottimi punti di riferimento per la corretta disposizione. Il bordo d’attacco, però, rimane parzialmente scoperto lasciando intravedere il bianco sottostante; vi tornerà utile la striscia di rosso fornita come “spare part” per rivestire il gap.


Dorsal Spine (gobba): è questo uno dei punti più critici anche perché le forme non sono corrette. Per come è rappresentata sul kit, la gobba parte dalla deriva pressoché dritta poi crea un angolo che sale per raccordarsi al canopy e dal vero questo cambio di andamento non esiste. Il profilo errato, purtroppo, causa grosse difficoltà quando si applica la decal che non riesce ad aderire al meglio creando una vistosa bolla d’aria. Dopo vari tentativi l’unico alternativa percorribile è stata quella di inciderla lungo la linea di mezzeria (come indicato in foto) e farla “posare” sulla dorsal spine spennellandola abbondantemente con il Softer.


Fusoliera: senza dubbio la fusoliera ha rappresentato la sfida maggiore. Lo sparviero sul lato sinistro non crea troppe difficoltà, ma abbiamo preferito sezionare la porzione indicata qui in basso per permettere alla decalcomania di “infilarsi” più facilmente all’interno della presa d’aria. Dopo l’allineamento abbiamo ricomposto il fregio rimettendo al proprio posto il segmento precedentemente separato (la stessa operazione è stata ripetuta anche sul lato destro ed è ancor più importante data la presenza della sonda R.I.V.).

Sul fronte opposto la situazione è molto più complessa perché il ricettacolo del carburante crea un ulteriore elemento d’ingombro. E’ necessario dire che l’Italeri in questa zona non ha lavorato bene, anzi: così come viene fornito il rapace non si allinea correttamente e sfasa tutto il resto del disegno.



Dopo alcune prove a secco eseguite sfruttando una fotocopia dal foglio decal originale appoggiata sul modello, abbiamo capito che era necessario asportare tutta la fascia blu superiore per farla apparire come qui sotto:

Così facendo si riesce a superare gran parte della difficoltà anche se saranno necessari molti ritocchi per riempire i “buchi” che inevitabilmente si creano (e fra poco vi spiegheremo come fare).


Giunti a questo stadio della costruzione abbiamo steso altri due strati di trasparente lucido per sigillare completamente il modello e partire con le correzioni. Quest’ultime sono state eseguite in parte a pennello in parte ad aerografo, utilizzando sia vernici pronte, sia mescole:
• Rosso (denominazione ufficiale “Traffic Red – RAL 3020”): per il rosso potete utilizzare il Flat Red Testors 1550E.
• Blu (denominazione ufficiale “Pigeon Blue – RAL 5014”): come detto all’inizio di questo articolo il tono scelto dalla Italeri è molto più scuro rispetto al reale ma, tuttavia, sarà necessario ricreare la tinta più vicina alle decal piuttosto che a quella del vero Tornado Special Color. Dopo vari tentativi il mix che abbiamo trovato è il seguente:
 25 gocce di Gunze H-54.
 10 gocce di Gunze H-326.
 1 goccia di Gunze H-306.
• Nero (denominazione ufficiale “Jet Black – RAL 9005”): per il nero scegliete il Gunze Mr.Color C-2.
Lavaggi:
Special Color è sinonimo di pulizia e livree praticamente intonse. In parte è vero perché il Tornado RS-01 è diventato il fiore all’occhiello del Gruppo Volo e tutt’ora ai piloti è fatto “divieto” di utilizzare gli inversori di spinta per non sporcare con i fumi di scarico l’Icaro che troneggia sulla deriva!


Inizialmente la nostra scelta, quindi, è stata quella di non “invecchiare” il modello e lasciarlo intatto… fino a quando non lo abbiamo visto quasi al termine della costruzione. L’impressione che abbiamo ricevuto è stata quello di un “giocattolone” in scala piuttosto che di una fedele riproduzione.


Per questo motivo ci siamo concessi l’utilizzo della tecnica dei lavaggi per valorizzarne le forme e aumentare almeno un po’ la percezione dei dettagli. Per tutti i diversi colori abbiamo scelto delle tonalità sulla scala dei grigi, più chiari sul bianco e via via più scuri sul nero e sul blu. Come al solito la scelta è ricaduta sui colori ad olio, e più in particolare sul Bianco di Marte e sul Nero Avorio della Maimeri mischiati tra loro in modo da ottenere la tinta che più si confaceva alle vernici di fondo.


Al termine dei washing altre due mani più diluite di trasparente lucido, e un sottile strato di Flat Clear sul radome, sui bordi d’attacco delle prese d’aria, sugli scarichi e i pannelli dielettrici, hanno dato la finitura finale al kit.


A questo punto non ci restava che montare gli ultimi dettagli tra cui i carrelli e le varie antenne disseminate sulla cellula. Una in particolare, quella del sistema GPS di forma tonda, è stata ricavata fustellando un dischetto di Plasticard e aggiunta sulla gobba subito dietro al cockpit.

Conclusioni:
Delle conclusioni me occupo io… ma so già che Mattia sarà d’accordo col mio pensiero!
A livello modellistico lo stampo della ditta bolognese non è affatto rilassante: gli anni che si porta sulle spalle e una scomposizione non proprio felice rendono gli incastri più che approssimativi in molti punti e costringe alla massima attenzione per far quadrare tutti gli elementi. Le decalcomanie sono qualitativamente ottime ma le dimensioni possono scoraggiare i meno esperti.

In ogni caso se il nostro hobby è anche una forma di emozione, questo Tornado ha svolto a pieno il suo dovere. Ho avuto la fortuna di vedere, dal vivo, la presentazione della controparte reale e l’ho potuto osservare accuratamente in ogni dettaglio in varie visite che il Reparto Sperimentale mi ha concesso.


Lo conosco bene e lo sento anche un po’ mio…. forse anche per questo c’è stato un rapporto speciale sin dal primo momento in cui mi sono dedicato al modello. Mi piace anche pensare che il lavoro presentato in questo articolo sia un’istantanea lunga un anno: dal 27 ottobre 2016, data in cui ufficialmente è nato, a gennaio del 2018 circa, l’RS-01 continuerà a sfoggiare la sua livrea con orgoglio prima di rientrare a Cameri per l’ispezione di terzo livello dove sarà sverniciato e riportato alla sua anonima mimetica a bassa visibilità. Godiamocelo, quindi, ancora per qualche mese!

Il Work in Progress completo lo potete trovare QUI!


Buon modellismo a tutti! Valerio “Starfighter84” D’Amadio – Mattia “mattia_eurofighter” Longo.

Angel Knight Warhammer 40K – Kabuki Studio. Tutorial per il montaggio e la pittura.

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Questa miniatura della Kabuki Studio, in tiratura limitata, si ispira a Sanguinius –  uno dei venti figli dell’Imperatore (Universo di Warhammer 40000). La box art raffigurata non è perfettamente aderente allo schema colore da utilizzare per cui, volendo raffigurare il Primarca nella sua colorazione corretta, mi sono documentato su art work e relativi codex di riferimento.

Questo personaggio, infatti, ha caratteristiche diverse: prima tra tutte le grandissime ali bianche, l’armatura dorata e la sua arma canonica che è la Lancia (anche se nel duello finale con il Primarca traditore Horus utilizza la spada). Altra peculiarità è la pelliccia solitamente di un colore bianco sporco con macchie nere.

Assemblaggio miniatura e prima fase della colorazione:

Solitamente monto la miniatura seguendo due schemi ben precisi: per comodità dei pezzi oppure per continuità di tonalità del colore. In questo caso ho incollato tutto il corpo e i due semi gusci di ciascuna ala, lasciando separata la mandibola dalla testa del Demone nella basetta.

Conclusa la fase di assemblaggio, per poter mettere in risalto i vari dettagli e permettere al  ho steso su tutta la miniatura una base di nero XF-1 Tamiya spruzzata ad aerografo su tutte le parti ad eccezione delle ali. Il primer scuro aiuterà la vernice ad aderire meglio.

Per le mie miniature utilizzo quasi esclusivamente colori Citadel e  la tecnica del pennello asciutto (Dry Brush, che in questo articolo troverete spesso abbreviata come “Dry”) accompagnati dai lavaggi per scurire il colore e creare delle ombre.

Ora partiamo con la basetta:

  • Adeptus Battelgrey di base per le rocce.

  • Dawnstone (colore più chiaro) per dare le prime luci.

  • Administratum Grey per schiarire di una tonalità e far risaltare i contorni.

  • Infine un mix 50/40/10 di Administratum Grey, Ceramite White e Ushabti Bone.

Il risultato finale è questo :

Passando al Demone, ho deciso di riprodurre uno dei demoni rossi di Khorne (atavici nemici del Primarca). Consiglio di non incollare la mandibola al resto della testa. Questo vi permetterà di  colorare agevolmente il palato.

  • Base di Khorne red.

  • Lavaggio pesante con il Nuln oil.

  • Per i denti ho utilizzato il Flayed One Flesh al fine di dare l’impressione di un colore osseo (giallastro).

  • Per uniformare la colorazione del Demone ho fissato a secco la testa iniziando, poi, a colorare la pelle con la base Khorne red.

  • Lavaggio pesante Rosso con il Carroburg Crimson.

  • Ora per accendere il colore del demone ho fatto un Dry con il Mephiston Red e Khorne Red in miscela 50/50.

  • Sulle Corna e sui denti base di Flayed One Flesh.

  • Lavaggio pesante con l’inchiostro marrone Agrax Earthshade.

  • Nel frattempo che i pezzi continuano la naturale asciugatura, consiglio di lavorare sulle parti non inchiostrate, in questo caso le vene, con una tinta violacea per dare un po di colore ad una parte altrimenti a tinta unica. I colori utilizzati sono Genestealer Purple e Liche Purple sempre miscelati al 50/50.

  • Una volta asciutto il lavaggio sono tornato a definire più in profondità le corna, utilizzando la tecnica del Dry Brush con un mix 50/50 di Ceramite White e Flayed.

  • Sugli occhi ho optato per una clorazione gialla, quindi ho dato la base con l’Averland Sunset.

  • Agrax Earthshade sul corpo e sugli occhi per uniformare il tutto.

  • Con lo stesso mix utilizzato per le vene consiglio di dipingere anche l’interno della testa, per differenziarela da quella interna.

  • Infine ho scelto il Mephiston Red per le labbra e per qualche punto di luce sulla mascella e sul contorno in corrispondenza del taglio del cranio.

Ora la nostra basetta è finalmente completa!

Ed ecco la prova a secco del figurino sulla basetta, ancora non incollato, ma che fa da ottimo supporto per le fotografie.

Andiamo avanti dedicandoci all’armatura:

  • Per l’oro ho usato una base di Retributor Armour.

  • Lavaggio di Agrax Earhshade.

  • Una volta asciutto il washing, Dry di Gehenna’s Gold (10%) e Retributor Armour (90%).

  • Ancora Dry Brush, questa volta mirato per i punti luce superiori con il Liberator Gold in modo da terminare la nostra armatura.

  • Ora passiamo ai vari dettagli, iniziando con quelli che dovranno risultare di colore bianco. Per fare questo ho preparato una base di un Grigio tendente all’azzurro molto chiaro, l’Astronomican Grey.

  • Con il Ceramite White ho ottenuto dei punti luce a mano libera.

  • Le parti in verde sono in Caliban Green che è perfetto come base.

  • Dry di Warpstone Glow.

  • Con il Moot Green ho ripassato i contorni delle foglie per dare luce.

Alla fine si presenta così:

  • Per i dettagli delle gemme e del cuore che ha sul petto sono partito da un rosso scuro come il Khorne Red.

  • In attesa che asciugasse il rosso, ho steso il Nero sul bastone e i fregi delle spalline.

  • Sono ritornato sulle gemme dando loro un pò di luce con il Mephiston Red.

  • Puntinatura nella parte superiore della gemma in Macharius Solar Orange per ottenere i necessari riflessi.

  • Infine con il giallo (Averland Sunset) ho creato un punto luce unico all’interno della puntinatura stessa.

  • Per la lama della lancia  ho dato una base di nero, quindi ho colorato per intero la lama con il Leadbelcher.

  • Lavaggio pesante con il Nuln Oil.

  • Infine per dare l’effetto dell’affilatura ho steso il Mithril Silver.

 

Ora possiamo lavorare sulle ali:

  • Base con l’aerografo di H-417 della Gunze (è un colore grigio coprente che tende all’azzurro).

  • Infine Dry con il Ceramite White.

Eccole ultimate!

Personalmente ho optato per delle ali “angeliche” molto pulite per attenermi alle caratteristiche del personaggio scelto. Per chi  volesse ottenere un effetto più marcato consiglio di andare per step partendo da un bianco sporco di base e schiarire man mano fino a raggiungere il risultato desiderato. Consiglio vivamente di non stendere mai i lavaggi sul bianco perché scuriscono troppo e lasciano molti residui!

L’ultimo step riguarda la pelliccia:

  • Base ad aerografo di XF-60 Dark Yellow ( ma anch un sabbia qualsiasi va benissimo).

  • Per il pelo biancastro ho steso una base uniforme di Flayed.

  • Dry con il Mix al 50/50 di Flayed One e Ceramite.

  • Per l’interno della pelliccia ho utilizzato l’XV-88.

  • Un leggero Dry di Balor Brown e Flayed fa il resto.

  • Infine per le macchie ho utilizzato l’Aerografo con l’H-77 Gunze.

E… Finalmente abbiamo finito la nostra miniatura!!!

Il Work In Pogress completo lo potete trovare sul nostro FORUM!

Buon modellismo a tutti! Jacopo “Jac” Ferrari.

Un Gustav per Roma – Bf.109 G6/R6 dal kit Eduard in scala 1/48.

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Nel concitato periodo che andò dalla perdita dei territori in Africa Orientale all’8 settembre del 1943 la stremata Regia Aeronautica, visto anche il ritardo con il quale giungevano in linea i nuovi caccia della “Serie 5”, chiese aiuto all’alleato tedesco per avere mezzi freschi e poter fronteggiare le incursioni alleate che sempre più frequenti mettevano a dura prova sia la popolazione, sia l’apparato industriale (già di per se non proprio fiorente) nazionale.

Dalla Primavera all’estate del 1943 la Luftwaffe riversò alla R.A. centoventidue Bf.109 nelle versioni F4, G2, G4 e in maggior parte G6. La prevalenza dei Gustav fu dislocata al Sud per cercare di contrastare lo sbarco alleato in Sicilia, e molti di essi vennero comunque distrutti al suolo durante i bombardamenti che precedettero l’inizio dell’Operazione Husky. Solo una piccola aliquota (alcune fonti dicono undici velivoli, altre diciannove) fu assegnata al 23° Gruppo, di stanza a Cerveteri, a difesa della Capitale.

Ho voluto riprodurre proprio uno di questi velivoli, in carico alla 70a Squadriglia, che è ritratto in una foto molto conosciuta durante l’estate del ‘43 sul campo di Cerveteri.

Per realizzare il modello ho utilizzato:

  • La scatola Eduard #82111, dedicata ai Bf.109 “Late Series”, ma che contiene tutti le parti per realizzare un esemplare “Early” (è richiesta solo una piccola modifica alle fusoliere, per il resto basta montare i pezzi corretti per deriva, parabrezza, tettuccio e collimatore).

  • Il set Montex 48053 che contiene le maschere per riprodurre due esemplari in forza alla Regia Aeronautica, quelle per i trasparenti, le canne delle Mg.131 e il pitot in ottone tornito della Master.

Ho resistito alla tentazione di aggiungere gli aftermarket disponibili nel catalogo Eduard perché il dettaglio da scatola è di altissimo livello e permette di ottenere una bellissima riproduzione in scala anche “Out of box”.

Il primo passo della costruzione è stato eliminare con un colpo di cutter la “bolla” del radiogoniometro dietro il tettuccio, particolare non presente sui nostri esemplari; ovviamente a semifusoliere chiuse la zona è stata poi stuccata e reincisa.

Fatto questo sono passato all’assemblaggio della vasca stendendo una mano di acrilico Gunze H-416 (RLM 66) sulle pareti e il pavimento. Successivamente ho dipinto a pennello i vari particolari delle paratie laterali e manette, e colorato di giallo il tubo del carburante lasciandone una sezione trasparente com’era anche in realtà (una vera chicca che la Eduard non si è fatta sfuggire). Dal foglio fotoinciso incluso nel kit ho prelevato le cinture di sicurezze applicandole, poi, sul seggiolino con delle micro gocce di colla ciano-acrilica.

L’unica nota dolente riguarda il tono delle fotoincisioni dedicate al quadro strumenti e di altri pezzi pre-colorati: virano troppo sul viola e, vista la resa finale, consiglio di utilizzare il cruscotto in plastica con l’aggiunta della decal trasparente; prestando attenzione e pazienza sicuramente si ottiene un risultato migliore.

Concluso il grosso del montaggio ho eseguito dei lavaggi a olio in nero e Grigio di Payne su tutto l’abitacolo. Un leggero dry brush in Bianco e Alluminio ha dato maggiore profondità e realismo al tutto.

Finito il posto di pilotaggio e incollati gli scarichi, ho chiuso le due semi fusoliere e aggiunto i vari “accessori” quali bugne, cofanature motore e piani di coda. Tutti gli elementi appena elencati s’incastrano quasi alla perfezione.

Passo, ora, a illustrarvi le operazioni fatte sulle ali: sono partito dai pozzetti carrello, anche qui il dettaglio è molto ben fatto con le guaine di chiusura del vano ruota ben riprodotte, mentre andrebbe forata la zona di riposo del carrello (lo farò sul prossimo, forse…). Anche in questo caso, una volta chiuse le semi valve che compongono il complesso alare, le parti incollate combaciano più che bene.

Fatto questo mi sono dedicato all’accoppiamento con la fusoliera, dove la proverbiale precisione fin qui riscontrata ha vacillato per qualche istante; per far assumere il corretto diedro alle ali, infatti, è necessario metterle “in tiro” usando del nastro applicato alle tip e tirato sopra la carlinga. Dopo aver spennellato una generosa quantità di Tamiya Extra Thin Cement, ho lasciato tutto a riposo rivolgendo le mie attenzioni al resto dei pezzi ancora “fermi” sugli sprue.

Presa d’aria: Il Gustav che volevo riprodurre era un “Trop”, quindi dotato di filtro antisabbia, fortunatamente previsto nella scatola. Questo, purtroppo, è fornito completamente liscio ed è necessario riprodurre la caratteristica griglia che lo rivestiva su tutta la circonferenza. In attesa di un’idea per auto costruire questo elemento (leggete oltre e conoscerete la soluzione!), sono andato oltre.

Radiatori olio e acqua: la lastrina foto incisa fornisce anche le griglie per entrambi i sistemi di raffreddamento; le copie in plastica, però, hanno già una qualità soddisfacente ed essendo poco visibili ho scelto di non complicarmi la vita preferendo evidenziare le reti protettive con un dry brush in Alluminio Mr.Metal su un fondo in nero opaco. Dato che non si butta via niente… quelle belle fotoincisioni hanno trovato subito il modo di essere di nuovo impiegate: tagliate a misura e adattate sul filtro Trop, sono andate subito a simulare la griglia che avevamo precedentemente lasciato in stand by!

Timone di profondità: il prodotto della ditta ceca oggetto di quest’articolo è equipaggiato con le derive per varie versioni, quindi bisogna far attenzione alle foto e capire quale effettivamente era montata sull’esemplare da riprodurre; il “nostro” aveva l’impennaggio di primo tipo (di dimensioni ridotte e costruzione lignea), con un solo compensatore.

E’ giunto l’agognato momento della verniciatura che ho aperto con lo splinter in RLM 74/75 sulle superfici superiori e in RLM 76 su quelle laterali e inferiori; essendo il ”mio” un velivolo di produzione MTT, non presentava le classiche “mottles” sui lati della fusoliera, ma piuttosto delle striature “allungate” verso la coda in RLM 75. Queste le ho riprodotte con l’aerografo, ovviamente a mano libera, e giacché avevo tempo a disposizione, ho verniciato anche insegne (Croce Sabauda e fascia in fusoliera in bianco, cofano in giallo RLM 04) codici individuali (utilizzando le maschere Montex) e le obliterazioni (con il Gunze H-324 utilizzando le mascherine a disposizione).

Soddisfatto dal risultato raggiunto, mi sono concentrato sulla colorazione delle parti “secondarie” quali elica (ogiva in bianco opaco e pale in RLM 70), carrelli e ruote (ho aggiunto giusto del filo di rame per simulare le tubazioni del circuito frenante) flap, slat, e antenne e contrappesi vari degli organi di governo.

Una volta terminata la colorazione ho controllato nuovamente le poche foto disponibili, e mi sono accorto di aver aggiunto verniciato le tip alari in bianco quando, in realtà, erano mantenute in RLM 74 a sinistra e 75 a destra sull’aereo reale!

CONTROLLARE SEMPRE LA DOCUMENTAZIONE E MAI FIDARSI DEI PROFILI!!

Non senza apprensione ho provveduto a correggere e ripassare le parti “incriminate”.

Si avvicinavano le battute finali, una passata di lucido (sempre con la solita miscela 70% Leveling Thinner Gunze/ 30% Clear Tamiya acrilico più un paio di gocce di Future in coppetta) ha preparato il modello per stencil (ottima la qualità delle decal Eduard) e lavaggi (eseguiti con un grigio scuro a olio). Infine, una mano di opaco (H-20 Gunze diluito al 70% con nitro) ha sigillato il tutto e dato la giusta finitura al mio ‘109.

In conclusione è stato un piacere assemblare un kit che consente una costruzione veloce (malgrado le poche modifiche che ho VOLUTO fare per “downgradare” un G6 Late allo standard Early), divertente e soprattutto molto precisa. Sicuramente non sarà l’ultimo Bf.109 Eduard che costruirò, viste anche le versioni che la casa ceca ha già fatto uscire o ha in programma di immettere sul mercato!

Come al solito un grazie a tutti gli amici del FORUM, a un gruppo di modellisti molto “critici” che fanno crescere…e a tutti quanti hanno avuto la pazienza (e lo stomaco!) di leggere queste righe!

Buon modellismo a tutti! Alessandro “Argo2003” Gerini.

ALPHA JET- A in Luftwaffe Service – dal kit Wingman Model in Scala 1/48.

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Ho sempre avuto una certa attrazione per gli addestratori e, in particolare, il soggetto protagonista di questo articolo stuzzicava già da molto tempo le mie corde! Purtroppo, però, non esisteva un modello che mi soddisfacesse e le uniche possibilità per realizzare un Alpha Jet era la vecchia scatola ESCI, decisamente fuori dagli standard attuali, o un kit in resina molto approssimativo della PJ Production. La Kinetic ha colmato questa mancanza mettendo in catalogo, di recente, un buono stampo che non mi sono fatto scappare.

Il kit:
Dopo una ricerca on-line ho scoperto con piacere che la Wingman Model, joint venture tra l’Airdoc e Isradecal, ha re-inscatolato lo stampo della ditta cinese aggiungendo delle resine e delle ottime decalcomanie; insomma, un prodotto già completo di tutto.


Vediamo nel dettaglio cosa troviamo nella confezione:

• Le plastiche, come anticipato sono della Kinetic, nel solito negativo. Eseguendo alcune prove a secco gli incastri sono anche discretamente precisi. Una piccola considerazione in merito alla ditta a cui bisogna dare merito per l’impegno profuso in questi anni: in poco tempo ha fatto buoni passi in avanti migliorando di molto la qualità e l’accuratezza delle loro realizzazioni.
• Il cockpit in resina, di buona fattura completo di seggiolini e barre di comando.
• Antenne varie in resina e due pezzi, per la parte posteriore, che dovranno essere utilizzati se si sceglie un esemplare portoghese.
• Ruote in resina, assolutamente necessarie per sostituire quelle originali.
• Pod del cannoncino che per il mio esemplare non ho utilizzato.
• Una confezione della Master Model completa di tubo di pitot in ottone e sensori dell’angolo d’attacco.
• Una lastrina di fotoincisioni per dettagliare sedili e fusoliera.
• Mascherine adesive per tettucci e pneumatici.
• E per finire uno splendido foglio decal stampato Cartograf, completo di tutti gli stencil e scritte di servizio e con la possibilità di realizzare diversi esemplari tedeschi con due tipi di mimetica.

Anche se il costo non è proprio a buon mercato, nella “box” c’è già tutto il necessario per un risultato finale più che buono!
Mettiamoci all’opera.

Il montaggio:
Prima di iniziare il montaggio mi sono procurato la monografia della JP-4 “Dassault-Breguet-Dornier Alpha Jet-A” dedicata proprio alla versione AJ utilizzata dalla Luftwaffe; in rete ho recuperato anche delle foto che rimangono comunque un’ottima fonte di documentazione.
Ad una analisi più attenta ho deciso di riprendere alcune pannellature e rivettature, soprattutto concentrate sulla pancia, perchè non molto profonde e poco definite. Se le avessi lasciate così, infatti, dopo le vari mani di colore e primer probabilmente avrei perso il bel dettaglio di superficie.

Cockpit:
Subito ho fatto qualche prova a secco per rendermi conto di come la vasca si adattasse all’interno della fusoliera e, con soddisfazione, ho notato che i pezzi si incastrano senza particolari difficoltà (giuste qualche colpo di lima nelle zone laterali mi ha aiutato a rendere gli accoppiamenti ancor più precisi). Consultando le immagini a mia disposizione mi sono accorto che nella parte posteriore sono presenti parecchi cavetti e tubazioni molto visibili con i tettucci aperti. Ho deciso di aggiungerli auto costruendoli con fili di rame e Plastirod. Il colore utilizzato per gli interni è il Gunze H- 317 Gunze, leggermente schiarito con del bianco.


Nel frattempo ho iniziato a studiare i due cruscotti che hanno un buon dettaglio delle veglie esterne ma sono completamenti privi della strumentazione interna; così dopo averli colorati di nero e averli sottoposti ad un dry-brush in grigio chiaro, ho ricreato i vari quadranti fustellando lancette e indicatori da un foglio decal di recupero presente nel provvidenziale magazzino pezzi. Inoltre ho dettagliato la zona dietro il cruscotto anteriore del pilota riproducendo il telo di copertura della palpebra con la carta che avvolge i cioccolatini (modellista goloso…!). Colorato l’elemento di verde, l’ho poi sottoposto al trattamento col pennello asciutto in grigio chiaro.


Step successivo, i seggiolini: presentano le cinture già stampate ma non sono granchè belle. Avrei voluto sostituirli con delle copie della Neomega ma, anche in questo caso, non mi convincevano le proporzioni. Alla fine ho deciso di tenere quelli forniti dalla Wingman concentrandomi su una buona pittura e dei lavaggi mirati per migliorarne l’aspetto. I colori utilizzati per i vari particolari sono i seguenti: la struttura in un insolito sky blu H25 Gunze, le imbottiture di seduta e schienale verde n° 78 Humbrol, le cinture grigio n° 30.

Vano Carrelli:
Questi aerei in parcheggio hanno quasi tutti i portelli dei vani carrello chiusi; rimangono aperti solo quelli che sovrastano le gambe di forza dei carrelli principali. Cosi ho deciso di non dedicare troppa attenzione al loro interno limitandomi a verniciarli in alluminio H8 Gunze e dargli maggiore profondità con dei lavaggi piuttosto scuri.
Al contrario sulle già citate gambe di forza ho aggiunto qualche cavetto in filo di stagno per simulare le tubazioni idrauliche.


La scomposizione del modello obbliga a montare i carrelli prima di chiudere i relativi pannelli, e questo complica abbastanza le successive fasi di montaggio. Bisogna prestare molta attenzione nel non spezzare i pezzi che spuntano dagli alloggiamenti.

Fusoliera e Piani di Coda:
Una volta terminato il cockpit e aver incollato i vani carrello nei rispettivi alloggiamenti, ho unito i due gusci che compongono la fusoliera (non prima però di aver inserito qualche grammo di peso nella prua per evitare che il modello si potesse sedere sulla coda).


Il montaggio procede abbastanza spedito senza particolari complicazioni ad eccezione delle ali, forse gli unici pezzi del kit che non si adattano alla perfezione e che necessitano di un pizzico di attenzione in più. A tal riguardo, dopo averle inserite negli scassi, ho rinforzato l’incollaggio e colmato il gap inserendo alcuni listelli di Plasticard nelle fessure; le stesse sono state successivamente stuccate con colla cianacrilica.
Verniciatura:
Il mio Alpha Jet inizia a prendere la sua forma definitiva e allo scopo di sgrassarlo dai residui di lavorazioni precedenti, l’ho pulito con una pezza imbevuta di alcool rosa. A questo punto ho steso su tutto il modello una mano di fondo che ha avuto la funzione sia di mettere in evidenza piccoli errori e fessure non perfettamente stuccate, sia di preparare le superfici a ricevere le vernici definitive. Per questo passaggio ho utilizzato il primer grigio della Alclad.
Dopo averne atteso la completa asciugatura ho carteggiato tutte le superfici con carta abrasiva grana 2000 bagnata.


Il passaggio successivo ha riguardato il pre shading eseguito su tutte le pannellature con del nero opaco.

Vengo, ora, alla mimetica vera e propria: iI colore utilizzato per la parti inferiori è il grigio F.S. 36152 Gunze H-305 steso in mani molto leggere e diluite almeno al 70%.
Le superfici superiori del modello, invece, presentano il classico splinter della mimetica denominata Norm72. I colori sono i seguenti:

• Dark Green F.S. 34079 – Gunze H-309.
• Dark Grey F.S. 36320 – Gunze H-307.

L’esemplare da me scelto ha partecipato al Tiger Meet del 1985 e mentre era rischierato in Belgio, a Kleine Brogel, sfoggiava un bel timone di profondità completamente tigrato. La Wingman lo fornisce sotto forma di decalcomania ma, personalmente, ho preferito riprodurlo verniciandolo direttamente sul modello. Allo scopo ho ricreato delle mascherine in nastro Kabuki della tigratura sfruttando la decal come dima; poi ho verniciato la superficie di governo in nero opaco e le ho applicate sul fondo. Successivamente ho spruzzato del bianco che ha funzionato da primer al giallo H-329 Gunze. La procedura è abbastanza laboriosa ma non troppo complicata in fin dei conti. Di sicuro la resa finale ne guadagna parecchio!


Decal:

E’ mia abitudine ripetere il procedimento della carteggiatura con carta abrasiva bagnata (come già spiegato per il primer) allo scopo di rendere ancor più liscie e uniformi le superfici del modello. Così facendo si agevola anche la copertura del trasparente lucido (solitamente utilizzo il Gunze H-20 diluito con il thinner dedicato più qualche goccia di cera Future) che prepara il modello a ricevere le decal.


Quest’ultime sono di ottima qualità: sono stampate dalla Cartograf con colori saturi, perfettamente a registro, e reagiscono benissimo ai liquidi Micro SOL e SET.
Terminata la posa ho steso un’ulteriore mano di lucido che ha perfettamente livellato i già esigui spessori delle insegne.

Lavaggi e Weathering:

La fase dell’invecchiamento ha avuto inizio con i lavaggi realizzati in Bitume della Maimeri. Il colore è stato diluito con l’essenza di trementina fino a fargli assumere la consistenza della pasta dentifricia, abbastanza denso quindi.


L’eccesso non l’ho tirato via subito ma ho atteso qualche ora in modo da far rimanere il colore ben intrappolato nelle incisioni.
Al termine del procedimento ho steso una mano di trasparente opaco H-30 Gunze miscelandolo ad una piccola quantità di “FLAT BASE”, sempre della Gunze, per ottenere una finitura più opaca.


Osservando le foto dei velivoli tedeschi ho notato che in molti casi erano parecchio vissuti… bene, pane per i miei denti!
Ho iniziato caricando l’aerografo in successione con i tre colori della livrea schiariti con del bianco (ad eccezione del verde in cui ho addizionato del giallo) ed ho applicato la tecnica del post shading su tutti i pannelli. In seguito ho polverizzato due gessetti da artista di differente colore, nero e marrone, e con un pennellino piatto ho depositato i pigmenti lungo i bordi di attacco di ali, piani di coda e deriva tirando via l’eccesso con un cotton fioc.

Montaggio finale:
E finalmente arrivano le ultime battute montando le ultime parti del modello quali: carrello anteriore, tettucci, antenne varie (questo aereo ne ha diverse) e i carichi alari (per il mio esemplare solo due serbatoi di carburante).


Come ho detto in precedenza era da tempo che volevo realizzare un Alpha Jet e l’uscita dello stampo Kinetic re inscatolato Wingman è stata un’occasione troppo ghiotta! Forse una maggiore attenzione durante il montaggio e dei lavaggi meno scuri e in contrasto avrebbe avuto una resa migliore, mi servirà d’esperienza per i prossimi modelli.
Ciao a tutti vi aspetto nel prossimo Work In Progress.

Fabrizio Bernarducci “BernaAM”

The Italian JUG – P-47 D-30 Thunderbolt dal kit Tamiya in scala 1/48.

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Da appassionato di velivoli che hanno prestato servizio con le insegne italiane (Regia, ANR o A.M.I. senza distinzioni), nella mia collezione non poteva mancare uno dei soggetti più conosciuti a livello mondiale: il P-47 Thunderbolt. Dopo essere stato uno dei protagonisti indiscussi nei cieli del secondo conflitto mondiale, continuò nel dopoguerra ad essere impiegato da diverse forze aeree tra cui la nostra giovane Aeronautica Militare. Ho già realizzato un paio di anni fa, ai tempi del mio “rientro” in questo fantastico hobby, un esemplare italiano dal Kit Revell in 1/72; è stato il mio secondo modello ad aerografo, ma volevo rendere giustizia al soggetto cercando di migliorare quanto precedentemente fatto!

Il servizio in Italia della creatura di Seversky, nello specifico nella versione D-30/40, non è stato ne lungo ne particolarmente glorioso. Le macchine ricevute a titolo gratuito dell’USAF erano stoccate in Germania, inutilizzate e accantonate da almeno tre anni. All’epoca le cellule migliori erano state già assegnate alle aeronautiche militari francesi e portoghesi che, avendo avuto possibilità di scelta, selezionarono i velivoli con meno ore di volo facendo, oltretutto, incetta di ricambi e carichi (i nostri “Jug”, ad esempio, non montavano serbatoi ausiliari perché non ce n’erano più di disponibili al momento della presa in carico).

Inoltre il caccia che più degli altri aveva impressionato da nemico i nostri piloti si rivelò, una volta in mano loro, il classico “gigante coi piedi di argilla”; la capacità di incassare colpi, la velocità e la potenza di fuoco che lo avevano esaltato in guerra erano pressoché inutili in tempo di pace, mentre l’usura e l’ assenza di manutenzione per diverso tempo avevano ancor di più accentuato i difetti strutturali (fragilità del carrello principale, malfunzionamento del meccanismo di variazione del passo dell’ elica e dei circuiti idraulici delle superfici mobili) che furono causa di frequenti incidenti, spesso mortali, nel corso dei due anni di servizio nell’Aeronautica Militare Italiana.

Il P-47 fece comunque la sua parte, andando a riequipaggiare il 101° e 102° Gruppo, e creando la specialità “caccia bombardiere” che era a quel tempo assente nella nostra forza aerea.

A fine servizio, quando 5° e 51° Stormo iniziarono a ricevere i primi F-84G, i P-47 (la denominazione ufficiale “post-war” sarebbe F-47, ma io preferisco quella originale) superstiti furono riconsegnati all’USAFE (US Air Force in Europe) e riportati in Germania. Uno solo restò sul suolo italiano, l’M.M. 4653 “51-19”, che dopo varie peripezie arrivo al MUSAM di Vigna di Valle dove è rimasto fino ad almeno il 2004, dopodiché è stato stoccato in altro luogo (Guidonia? Torricola? Galatina?) in attesa di restauro. E’ appunto questo l’esemplare che ho voluto riprodurre!

Per costruire un P-47 D-30 in scala 1/48 attualmente ci sono due scelte “da scatola”: la rara e quasi introvabile Hasegawa o il kit del P-47M Tamiya, che permette di realizzare tutte le versioni del Bubbletop dal D30 alla N. Io ho optato per quest’ultima (molto più reperibile) dotandomi, come aftermarket, della lastrina di fotoincisioni Eduard (foglio FE-354) dedicata alla variante M (non ho usato tutto), mascherine per i trasparenti Eduard (codice EX-186) e decal Tauromodel (fogli 48-549 e 48-528) per codici ed insegne.

Le parti del kit da utilizzare per un corretto D-30 sono:

  • Pavimento del cockpit liscio e non corrugato.
  •  Pinna dorsale “appuntita” e fiancata destra del cockpit senza tubo dell’ossigeno maggiorato.

Inoltre bisogna far riferimento alle foto dell’esemplare scelto per capire che tipo di collimatore fosse montato e quale elica montasse delle tre quadripala utilizzate dal Thunderbolt.

Sono partito, ovviamente, dall’abitacolo utilizzando le fotoincisioni Eduard per arricchire ulteriormente il dettaglio del kit di per se già superbo. Ho verniciato tutto in Dark Dull Green (mescolando vernici Tamiya: 2 parti XF-5 ed 1 parte XF-8) che era il colore utilizzato nelle macchine di costruzione Republic (vedendo le foto dell’esemplare prescelto, si notano alcune zone in Chromate Yellow – questo tipo di primer era utilizzato solo dalla Republic. Al contrario le macchine di produzione Curtiss avevano sia la cabina che tutte le strutture interne trattate in Interior Green). A seguire ho applicato un lavaggio con il Panel Liner Tamiya Dark Brown ed un successivo Dry – Brush con colore ad olio grigio su tutto l’interno; sul pavimento ho usato l’alluminio (Gunze Mr. Metal) per simulare un po’ di usura da sfregamento.

Terminato il “pilot’s office” mi sono dedicato al Pratt &Whitney R-2800, anche questo da scatola e molto ben dettagliato, cui ho aggiunto solo i cavi delle candele.

Il passo successivo è stato verniciare le parti in Zinc Chromate (vani carrello, interno naca, parte di fusoliera visibile dalle “scoop” del compressore) e, dato che mi piace giocare con i colori, ho provato a fare un mix per riprodurlo:

  • 30% Tamiya XF-5 e 70% Gunze H-34.

Per fare un raffronto l’ho spruzzato su tutte le superfici interne di un’ala, dopodiché ho steso nell’altra il prodotto Tamiya “dedicato”, vale a dire l’XF-4, constatando con soddisfazione che non c’era differenza tra i due! quindi se voleste riprodurre lo Zinch Chromate e siete a corto della boccetta pronta, potete usare tranquillamente le percentuali sopra descritte!

Fatto questo (ed inseriti gli sfiati della valvola Waste Gate e lo scarico posteriore del Supercharger) ho chiuso la fusoliera unendola, poco dopo, alle ali. Il montaggio scorre via che è un piacere, senza sforzi e senza alcun utilizzo di stucco (se non un filo di Milliput bianco nella zona della pinna dorsale).

A questo punto sono passato speditamente (anche troppo, forse!) alla preparazione del fondo per la successiva finitura metallica; ho spruzzato il Nero Lucido Mr.Color diluito con Nitro, per avere un’asciugatura veloce ed una superficie lucida, con rapporto di diluizione 70% diluente/30% colore.

Con la mano di vernice mi sono accorto della presenza di una serie di ritiri sulle ali in corrispondenza dei carelli, dei vani dei flaps e delle tip alari, difetti che di solito non ci si aspetta su di un kit Tamiya!

Questo inconveniente mi ha costretto a sverniciare interamente il modello, controllare tutte le superfici in cerca di altre imperfezioni ed, infine, preparare di nuovo il primer.

Grazie anche ai consigli ed ai feedback trovati nel FORUM di Modeling Time.com ho sperimentato un altro tipo di finitura nera lucida, sempre con il Gloss Black Mr. Color, ma questa volta diluito al 70% con il Mr. Levelling Thinner (sempre Gunze) e l’aggiunta di un paio di gocce di future direttamente nella coppetta dell’aerografo. Le proprietà autolivellanti della Future e del Leveling Thinner, in aggiunta alla diluizione particolarmente “spinta”, hanno prevenuto la formazione del fastidioso effetto “buccia d’arancia” sulla superficie riuscendo ad ottenere una finitura compatta e liscia, pronta per ricevere i metallizzati.

Senza ulteriori “esperimenti” ho optato per l’utilizzo delle vernici Alclad II nella tonalità White Aluminium sulla quasi totalità del mio P-47, ad eccezione delle coperture dei vani armi che spesso “cuocevano” col calore delle culatte; per queste ho scelto il Dark Aluminium.

Non ho voluto differenziare ulteriormente i pannelli sia per evitare l’effetto “patchwork”, sia perché nelle (poche) foto reperibili del mio esemplare si nota una uniformità di toni su tutte le superfici come se fosse comunque stato riverniciato in una sorta di alluminata.

Qualcuno storcerà il naso vedendo l’interno della zona rotazione dei flap dipinta in Zinc Chromate, ma guardando molte foto sulle pubblicazioni da me consultate prima e durante la realizzazione del modello ne ho trovata qualcuna nella quale si nota chiaramente questa zona ”primerizzata”. Non sono sicuro che il velivolo scelto come riferimento le avesse realmente… mi è piaciuto realizzarle così, è stata un’interpretazione personale, magari ad una mostra sarebbe causa di esclusione ma dato che non vi parteciperà mai il problema non si pone!

Finita la fase dei metallizzati sono passato al pannello antiriflesso (verniciato in NATO BLACK e desaturato con una velatura di H-301 Gunze molto diluito) e ai riferimenti per il bombardamento in picchiata sulle ali in nero. Le zone “no step” sono, ovviamente, rosso.

La lucidatura è stata applicata con il Clear Tamiya, anche in questo caso diluito (70% diluente-30% colore) con il Levelling Thinner Gunze e le solite due gocce di Future. Le decal Tauromodel non mi hanno dato problemi di silvering ed hanno “copiato” bene i dettagli ove necessario. Dopo una seconda passata di trasparente ho eseguito un lavaggio in grigio ad olio per dare un po’ di profondità e movimento alle pannellature.

Gli ultimi passaggi prima del posizionamento del modello nella mia personale “linea volo” sono stati il Post-Shading sul pannello antiriflesso (effettuato con passate veloci di German Grey Tamiya e Gunze H-417 diluiti al 90%) e l’applicazione del Flat Clear H-20 Gunze diluito con nitro per “spegnere” un po’ la lucentezza della finitura natural metal.

In conclusione, mi ha divertito riprodurre un aereo che è tra i miei preferiti e al quale ho cercato di rendere onore.

Un DOVEROSO grazie a tutti gli amici del FORUM , per il supporto, per i consigli e SOPRATUTTO le necessarie ed opportune critiche, sempre costruttive, che servono e fanno crescere molto più dei complimenti!

Buon modellismo a tutti! Alessandro – Argo2003 – Gerini.

European Deuce – F-102A Delta Dagger dal kit Meng in scala 1/72.

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Il Convair F-102 Delta Dagger, chiamato più comunemente “Deuce”, fu un caccia dell’USAF che entrò in servizio nella seconda metà degli anni ‘50. Progettato come intercettore, il velivolo era privo del cannone (arma considerata obsoleta all’epoca – con la stessa filosofia furono costruiti anche i Phantom destinati all’U.S. Navy) e armato di soli missili aria-aria. Gli ordigni, inoltre, erano alloggiati all’interno di una stiva ubicata nella fusoliera per rispettare la “regola delle aree” e aumentare le prestazioni aerodinamiche della macchina. L’F-102 fece parte, insieme con altri aerei, della famiglia dei “Century Series”, progetto al quale sto lavorando da un po’ avendo già realizzato l’F-100 e l’F-101.

Il kit:

Per realizzare questo splendido velivolo mi sono affidato alla Meng che, in scala 1/72, ha finalmente offerto una validissima alternativa all’oramai obsoleto Hasegawa. Il dettaglio di superficie a una prima occhiata è molto buono con pannellature incise e stampate senza errori o ritiri. Con le decal fornite si possono rappresentare tre livree, due in ADC Gray e uno in mimetica SEA utilizzato in Vietnam. Proprio un esemplare in ADC Gray è il protagonista di quest’articolo e più precisamente è il velivolo del capitano del 431st FIS della Zaragoza AB in Spagna nel 1959.

Nonostante il cockpit abbia un buon dettaglio, ho voluto acquistare un set fotoinciso dell’Eduard (codice SS474) che migliora sia l’abitacolo, sia altri particolari all’esterno del modello. Nella lista della spesa sono da annoverare anche le mascherine pre-tagliate (anch’esse prodotte dalla ditta ceca con il codice CX352) ed infine, con pochi Euro in più, anche il radome in resina della Quickboost (codice QB-74-412) che ha forme decisamente migliori rispetto a quello in plastica fornito dal kit.

Assemblaggio:

Si inizia con l’abitacolo verniciandolo col grigio Gunze H-308 F.S. 36375 e collocando le fotoincisioni che rappresentano le consolle laterali ed il pannello frontale. Il seggiolino è stato assemblato con varie PE dedicate e verniciato con lo stesso colore dell’abitacolo, mentre con una “fettina” di Plasticard sagomato ho ricostruito il cuscino (verniciato in Gunze H-304 Olive Drab). Sul sedile ho incollato le cinture pre-colorate e dipinto il poggiatesta in rosso opaco. Il cockpit è stato oggetto di lavaggi ad olio con Bruno Van Dick scurito con nero.

Per quanto concerne lo scarico del motore, la verniciatura si esegue con l’Alclad Steel come base, poi velature di Copper per rendere più “caldo” l’effetto; una passata finale di Burnt Iron sempre Alclad e un dry-brush in alluminio completa la fase.

L’assemblaggio generale del velivolo scorre via veloce anche grazie agli incastri precisi e ben studiati delle plastiche. Con la dovuta attenzione lo stucco praticamente non si utilizza!

L’unica modifica che ho attuato ha riguardato gli elevoni, tagliati e separati per rappresentarli come spesso si potevano vedere a terra: con assetto leggermente a picchiare.

Ho immerso i trasparenti nella Future per dargli maggiore brillantezza e per renderli immuni ai vapori della ciano; una volta incollati, ho posizionato le mascherine della Eduard. Infine ho sostituito il pitot con un ago da siringa opportunamente tagliato e in seguito completato con un filo sottile di ferro all’estremità.

 

Verniciatura:

Una volta terminato il montaggio ho steso sul modello una mano di Mr.Surfacer 1000, ad aerografo, diluito con il Laquer Thinner per verificare l’efficacia degli interventi di stuccatura. Successivamente ho lisciato l’intero modello con della carta abrasiva bagnata grana 2000 e steso il pre-shading sulle pannellature con del nero acrilico.

 

La positiva sperimentazione della nitro come diluente per acrilici già applicata sull’F-101 mi ha lasciato molto soddisfatto del risultato per cui, anche questa volta, l’ho riutilizzata sul Deuce! L’ho aggiunta al Gunze H-57 ADC Gray per dare il colore base sul modello stendendolo con passate leggere in modo da non nascondere l’effetto del pre-shading.

Ad asciugatura avvenuta ho mascherato e steso il nero sulle walkway ai lati del canopy, sul radome e nel pannello antiriflesso.

Con l’Alclad Aluminium ho verniciato le piastre e i bordi d’attacco dei due intake, mentre la zona dello scarico è stata completata con l’Alclad Steel come base; dopo con dell’Alclad Stainless Steel ho dato delle passate leggere e veloci in modo da rendere più brillante l’effetti del metallo naturale. Si passa poi nella zona inferiore, mascherando e verniciando i vani carrelli con il Gunze H-58 Interior Green, ed il pitot con del bianco per poi applicarvi una strisciolina di decal rossa. Terminata la fase di verniciatura si sigilla il tutto con varie passate di trasparente lucido Tamiya X-22 diluito con il Tamiya circa al 70% e con l’aggiunta di qualche goccia di Paint Retarder.

Col trasparente ben asciutto ho iniziato la posa delle decal: quelle fornite dalla scatola sono molto buone e ben stampate, l’utilizzo del Mark Softer è necessario soprattutto per le insegne sul timone e l’aerofreno perché le stesse sono molto estese e grandi. Per altre insegne, oltre al Softer, è stato necessario utilizzare un ago per farle aderire nelle incisioni delle pannellature. Un ultimo strato di lucido ha sigillato il tutto livellano, nel contempo, anche gli spessori (seppur minimi) delle decalcomanie.

Invecchiamento:

Nonostante i Deuce e buona parte degli aerei in ADC Gray fossero estremamente puliti, l’effetto sul modello sarebbe stato troppo finto e “giocattoloso”. A questo scopo, per aumentare il realismo, ho desaturato le decal spruzzando del Gunze H-57 diluito quasi al 95%; per valorizzare i volumi e le forme, invece, ho eseguito un lavaggio ad olio con del Bruno Van Dick scurito con del nero e il risultato mi ha lasciato abbastanza contento! tengo a precisare che la Meng ha riprodotto delle incisioni forse un po’ troppo profonde, perciò ho ripassato su tutto il modello un pennello bagnato con acquaragia in modo da rimuovere parte del colore ad olio e diminuire parzialmente la definizione delle pannellature perché troppo evidenti.

Nel frattempo, sempre con gli oli, ho invecchiato i vani carrello in cui ho anche applicato un dry-brush con grigio per accentuare i dettagli in rilievo al loro interno.

Assemblaggio finale:

Finito il lavoro principale sul modello ho preparato i vari particolari. I serbatoi del carburante sono verniciati in H-57 invecchiati come l’aereo. I carrelli ed i vari leveraggi sono stati verniciati in Alclad Aluminium ed sottoposti ad un “washing” con olio nero per dare più tridimensionalità. Gli pneumatici, invece, dipinti in Tyre Black Gunze ad eccezione dei cerchioni in Aluminium. Infine il gancio d’arresto ha un alternanza di bianco e nero con l’estremità in H-57. L’incollaggio, soprattutto dei carrelli, è stato abbastanza laborioso ma nulla l’impossibile.

Una volta assemblato il tutto, ho steso il trasparente finale composto di un mix tra lucido ed opaco. L’ultima operazione è stata, in effetti, anche la più delicata: dopo aver eliminato le mascherature dei canopy, ho posizionato delle decal pre-verniciate in giallo per simulare le guarnizioni delle parti vetrate (stessa tecnica già utilizzato sul mio Voodoo). E’ stato un passaggio ad alta tensione ma, alla fine, ha dato una marcia in più al modello.

Conclusioni:

Messo in vetrina insieme ai suoi compagni, anche il terzo componente della Century Series è terminato. Messi gli uni accanto agli altri l’effetto è notevole e l’occhio riesce ad apprezzare la notevole diversità aerodinamica di questi splendidi aerei. Questo modello mi ha dato molta soddisfazione e mi ha permesso di utilizzare tecniche già sperimentate in passato ma riadattate ed evolute. Approfitto per ringraziare i componenti del forum di MT per il supporto che mi hanno dato.

 

Spero che quest’articolo sia stato di vostro gradimento.

Buon modellismo a tutti!!!

Alessandro – Brando – Brandini