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“Little but Bad…” – Douglas A-4 F “Ayit” dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Non c’è dubbio che l’A-4 sia uno dei miei aerei preferiti, e lo testimonia anche il fatto che ne ho costruiti già due nel giro di pochi mesi. Ma un altro mio grande interesse sono i velivoli impiegati dall’Israeli Air Force, a mio avviso una delle aeronautiche più interessanti esistenti al mondo. E allora, perché non unire questi due ingredienti per creare una “ricetta” molto particolare? Detto fatto, eccomi qui a presentarvi la mia ultima fatica: un A-4 F “Ayit” con la stella di David!

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Il modello:

Israele è stato il più grande utilizzatore mondiale del piccolo velivolo della Douglas. Ha avuto in linea la maggior parte delle versioni prodotte, di cui la più numerosa fu senza dubbio la “F”, e durante gli anni i velivoli appartenenti a questa variante furono continuamente aggiornati ed implementati con vari sistemi d’arma ed avionici direttamente installati in loco. Proprio per questo motivo, riprodurre in scala un “Ayit” (“Falco” in aramaico) necessita di una fase preliminare di studio molto approfondita. Purtroppo, in rete è molto difficile reperire informazioni, e l’unica fonte davvero attendibile è l’indispensabile libro edito dall’Isradecal Pubblications dal titolo “Douglas A-4 Skyhawk in IAF Service”. Davvero fortunati sono i possessori di questo volume, poiché esso è fuori catalogo da almeno un paio di anni e la sua reperibilità si è praticamente annullata. Ad ogni modo non mi sono fatto scoraggiare, e girovagando per la rete sono riuscito a reperire una buona quantità di immagini riguardanti un esemplare conservato presso il museo della IAF di Hatzerim (l’indirizzo Internet è il seguente http://www.primeportal.net/hangar/isaac_gershman/a-4f/): queste sono state la base da cui è potuto nascere e svilupparsi tutto il mio progetto.

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La scatola di partenza è la numero 09486 prodotta dall’Hasegawa, ma un qualsiasi altro A-4 E/F della ditta giapponese val bene al nostro scopo. La notizia più confortante è che la maggior parte dei pezzi specifici per lo Skyhawk IAF sono già contenuti nel kit, alcuni però catalogati come “spare parts” poiché non equipaggiavano gli esemplari dei Marines americani suggeriti dalle istruzioni del kit. Gli unici aftermarket che ho acquistato sono le decalcomanie prodotte dall’Isradecal, l’ottima modifica della Quickboost per installare il caratteristico scarico lungo adottato dalla maggior parte degli A-4 d’Israele, i due cannoncini DEFA da 30 mm. sempre della Quickboost, e per finire il bellissimo cockpit set della Aires.

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Il Cockpit Aires 4109:

Proprio dal cockpit hanno avuto inizio le mie fatiche. Esso necessita soltanto di piccole modifiche ed aggiustamenti per essere correttamente inserito nel suo alloggiamento, e per facilitare il compito a tutti i lettori ho redatto un piccolo quick tutorial che troverete qui di seguito:

1. Per prima cosa ho eliminato le paratie laterali dalla vasca del cockpit (che tra l’altro è stampata in un sol pezzo con il pozzetto del carrello anteriore), ed assottigliato il pavimento per evitare che il cockpit hub in resina risultasse troppo alto rispetto alla sua sede. Successivamente, ho incollato il pozzetto in posizione in modo da vere un punto di riferimento su cui basarsi per effettuare le prove a secco di tutti gli altri componenti in resina (FOTO 1).

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2. L’operazione successiva è stata quella di asportare tutto il dettaglio originale interno dell’Hasegawa dalle due semifusoliere, ed assottigliarle fino ad ottenere uno spessore molto ridotto. Durante le operazioni di carteggiatura, ho spesso posto in controluce il pezzo interessato per evitare di “bucare” la plastica.

3. A questo punto, ho separato dal master le paratie laterali fornite dall’Aires e le ho carteggiate per diminuirne ulteriormente l’ingombro. Poi, mediante colla ciano acrilica, le ho incollate al loro posto aiutandomi nel corretto posizionamento con la documentazione in mio possesso. In generale i due componenti devono sporgere dal bordo della fusoliera per creare un piccolo “dente”, come visualizzato anche nella foto qui sotto:

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4. Dopo numerose prove a secco, ho constatato che le due paretine laterali risultano sovradimensionate in altezza: per questo motivo, ho solamente appoggiato la vasca in resina sopra una di esse (FOTO 2) tracciando poi con una matita una linea di orientamento sotto alla quale tutto il materiale in eccesso va eliminato (FOTO 3). Questa operazione è stata eseguita mediante l’ausilio di una fresetta montata su di un Dremel (FOTO 4). Nella FOTO 5 potete vedere il pezzo finito e riportato al corretto dimensionamento. Ovviamente la stessa procedura è stata adottata anche sul lato opposto.

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5. Nella FOTO 6 si può vedere il metodo d’allineamento della vasca: io ho usato come riferimento quella pannellatura evidenziata con la linea rossa. Se la paratia posteriore è collocata nella giusta corrispondenza, il posizionamento è corretto e non avrete problemi nell’inserire il pezzo di resina che rappresenta il meccanismo di apertura del canopy (quello che va incollato alle spalle del seggiolino).

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6. In questa fase ho riscontrato un piccolo inconveniente: il cruscotto è troppo alto, toccando con la sua base contro le consolle laterali e facendo rimanere la relativa palpebra troppo scostata in altezza. Quindi, dopo aver ripetuto numerosi check, si creano sulle consolle dei piccoli “intacchi” con una lima: questi hanno lo scopo di creare un po’ di spazio, ed “annegare” parzialmente il pannello strumenti in modo che questo assuma la corretta posizione. Gli inevitabili gap che si verranno a creare con la fusoliera potranno essere eliminati con un po’ di stucco. Con le foto è tutto molto più chiaro:

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Terminate tutte le lavorazioni, il risultato dovrebbe essere questo:

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Come avrete notato, ho preferito sostituire il seggiolino fornito dalla Aires con una copia della True Details (codice 48406) molto più bella e con le cinture di sicurezza già stampate. Il Pilot’s Office è stato dipinto in XF-54 Tamiya (ad eccezione delle consolle verniciate in Flat Black), un grigio un po’ più scuro ma che comunque si avvicina molto a quello originale. Una volta asciutto, Ho eseguito il washing con il classico mix di 50% Bruno Van Dyck e Nero che, penetrando nei vari dettagli, ha dato molta profondità – soprattutto al bellissimo effetto della stoffa con cui sono ricoperte le pareti della cabina. L’accorgimento successivo per dare quel tocco di tridimensionalità estrema, è stato un uso intensivo del Dry Brush (eseguito con un FS 36375) ed esteso a tutti gli elementi… vi assicuro che a operazione conclusa mi è venuta voglia di spostare qualche levetta! L’aggiunta di un paio di bottoncini in giallo e in rosso (pochi a dir il vero, non esagerate) ha regalato quel tocco di colore in più a un’area altrimenti davvero scura. Per il cruscotto ho incollato le fotoincisioni fornite nel set, ma non ho utilizzato il foglietto di acetato su cui è riprodotta la strumentazione: al suo posto ho preferito fustellare, mediante un Punch & Die, ogni singolo indicatore prelevandolo direttamente dal foglio decal originale Hasegawa, per poi posizionarlo all’interno di ogni singolo quadrante aiutandomi anche con il liquido Micro Sol della Microscale per favorirne l’adesione. Il bellissimo Escapac True Detail ha la struttura nel suddetto grigio XF-54, mentre il cuscino e le cinture sono in Dark Green Gunze H-64. Anche qui la tecnica del pennello asciutto, eseguita prima in grigio chiaro e poi con un verde più schiarito, mi ha permesso di esaltarne i dettagli.

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Il montaggio:

Il montaggio è uno dei veri pregi di questo kit: semplice e lineare (aiutato anche dalle forme essenziali dello Skyhawk), scorre molto veloce e senza particolari difficoltà. Prima di chiudere le due semifusoliere, ricordatevi di inserire all’interno del muso una cospicua quantità di piombini da pesca per evitare che il modello ultimato si sieda sulla coda (rischio accentuato anche dal caratteristico assetto dell’aereo), e di verniciare i condotti delle prese d’aria e la ventola del turbo fan in bianco opaco.

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Come anticipato qualche riga sopra, ho acquistato la conversione per l’allungamento dello scarico della Quickboost, essa però necessita di un piccolo discorso introduttivo: questa modifica è stata introdotta dopo la fine del conflitto dello Yom Kippur, dove gli Ayit soffrirono di numerose perdite dovute all’aggancio di missili a guida IR R-700 Sam egiziani e siriani. Il “long tailpipe” fu studiato per creare una piccola camera dove i gas di scarico del reattore potessero raffreddarsi, e conseguentemente ridurre la tracciatura infrarossa del velivolo. Il nuovo scarico fu montato sulla maggior parte della flotta, ed in particolare sulle versioni F ed N e i biposto TA-4J ed F. Le macchine più anziane, quali le E ed H, furono quelle meno interessate ed è, infatti, molto facile trovare delle immagini di esemplari sprovvisti di tale trasformazione.

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Tornando al discorso prettamente modellistico, l’aftermarket della Quickboost (numero 48247 ) è molto ben fatto, correttamente dimensionato e relativamente facile da montare. Basta eliminare le classiche palpebre in plastica stampate sul terminale di coda del kit, ed incollare con colla ciano acrilica il pezzo in resina. L’unico appunto riguarda la lunghezza del raccordo: è leggermente troppo lungo e sporge troppo rispetto al bordo di uscita del timone. Dalle foto del velivolo reale, infatti, si nota come esso termini in corrispondenza del bordo di uscita stesso, ma poco male… qualche colpo di lima ben assestato risolverà ogni problema.

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Per dovere di cronaca, vi dico che anche un’altra ditta semi artigianale produce lo scarico “migliorato”, ed è l’Eagle Design. Al contrario però, quest’ultimo ha forme molto approssimative ed è carente come precisione nel diametro della circonferenza. A conti fatti, il Quickboost è davvero la panacea di tutti i mali, per il suo acquisto i soldi spesi (per altro un costo ragionevole di circa 8 Euro) valgono senza dubbio il risultato ottenuto.

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La caratteristica gobba che conteneva le apparecchiature avioniche supplementari degli A-4 F, dona al velivolo una sembianza molto “cattiva” che a me piace molto! Montarla non crea particolari difficoltà, e l’uso dello stucco è davvero ridotto al minimo. Discorso simile può essere fatto anche per le prese d’aria, che si inseriscono con molta precisione rimanendo pressoché in sagoma col resto della fusoliera. Al contrario il pezzo A-6 mi ha costretto ad un tedioso lavoro di carteggiatura e riempimento poiché sottodimensionato. Gli aerofreni, che l’Hasegawa fornisce separati per poter essere lasciati aperti, in realtà a terra sono spesso chiusi; così ho deciso di raffigurarli in questa posizione chiudendo e stuccando il tutto.

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La grande superficie alare s’incastra molto bene nel suo scasso lasciando solo piccole fessure. Personalmente, per non rovinare le numerose pannellature, le ho riempite utilizzando il Milliput con il solito sistema di creare un salsicciotto da spingere bene dentro il gap e portare via l’eccesso con una spugnetta bagnata di acqua. Terminato il grosso del montaggio ho iniziato ad installare tutti i pezzi specifici per realizzare un A-4 IAF, che come già detto in precedenza, sono tutti già presenti nella scatola. In particolare ho prelevato i seguenti:
• Stampata D, pezzo n°10 – stampata E, pezzo n°4: è l’alloggiamento per il paracadute freno con relativo tappo, da montare sotto la fusoliera in prossimità dello scarico.
• Stampata D, pezzi n°6 e 7: rappresentano le carenature del brodo d’attacco delle ali nella zona dei cannoni. In realtà gli A-4 israeliani non montavano i classici cannoncini Colt Mk.12 da 20 mm, bensì i più grandi DEFA da 30 mm contenuti in due pod aerodinamici posti sotto all’estradosso alare. Quest’ultimi, come già accennato all’inizio dell’articolo, provengono dal set Quickboost numero 48178.
• Stampata D, pezzo n°19: la carenatura per l’antenna ALR-45 di prua.
• Stampata A, pezzi n°5: le griglie per il dispenser di Chaff& Flare regolarmente installato su tutti gli Ayit.
• Stampata D, pezzi n°17 e 18: le bugne del sistema ECM Alta/Media frequenza ALQ-126.
• Stampata F, pezzo n°22: sotto al timone, in prossimità della luce di navigazione di coda, è installato il ricevitore del sistema ECM ALQ-100. Da notare però, che gli Skyhawk IAF non presentavano il caratteristico terminale di forma appuntita (da asportare con un taglierino affilato).
• Stampata E, pezzo n°13: la carenatura dell’antenna TACAN ANR-84.
Oltre a quelli qui sopra elencati, ho utilizzato anche altri particolari di cui parlerò a verniciatura ultimata del modello.

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Prima di incollare e raccordare il parabrezza (immerso assieme al canopy nella solita cera per pavimenti Future per donargli maggiore brillantezza), ho dipinto la palpebra sottostante in nero opaco e lumeggiato i particolari con il Tyre Black Gunze H-77, ed aggiunto l’HUD Head Up Display.) L’interno delle luci di posizione sono state verniciate in rosso (a sinistra) e blu (a destra) e, in seguito, incollate con ciano acrilico, rifinite e lucidate con pasta abrasiva. Con lo stesso criterio ho posizionato il piccolo indicatore di approccio integrato all’interno del bordo di attacco dell’ala sinistra.

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Conoscendo la mia solita pigrizia per la cura degli ultimi dettagli in prossimità della fine dei lavori, ho preferito preparare tutti i vari portelloni, pozzetti, gambe di forza e pneumatici dei carrelli con un po’ di anticipo: da premettere che ciò che ho elencato sopra va dipinto completamente in bianco opaco (ad eccezione delle gomme in Tyre Black H-77 cui ho evidenziato il piano di rotolamento del battistrada con una sbruffata di Grey 36375), l’insieme ha subito il solito lavaggio in Bruno Van Dyck molto diluito e fatto penetrare negli interstizi per esaltare la profondità. Ricordo poi che il ruotino anteriore era dotato del sistema di steering per la sterzata del pneumatico (pezzo E-25), quindi l’aggiunta di qualche cavo idraulico ed elettrico, seguendo come riferimento la documentazione, lo completerà a dovere.

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Verniciatura:

A mio modo di vedere, gli aerei impiegati dalla IAF hanno da sempre vestito una delle mimetiche più belle al mondo. Sarà anche che spezzare la monotonia delle colorazioni overall grey è sempre più difficile… bè, la livrea di questo modello senza dubbio può regalare un tocco di originalità alla vetrina di ogni appassionato.

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Sui propri Skyhawk la Israeli Air Force ha utilizzato principalmente due schemi: l’Original Vintage Scheme in vigore dal 1968 al 1999 (più articolato e con andamento irregolare), ed il New Vintage Scheme (aggiornato in stile “wrap around”) adottato dal 1999 in poi. L’esemplare da me scelto per la riproduzione in scala, adottava il primo schema essendo un velivolo appartenente al 141° Battering Ram Squadron che operò negli anni che andavano dal 1978 al 1984.

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Per l’attuazione del camouflage ho agito come segue: per prima cosa ho steso il Blue FS 35622 che ricopre integralmente le superfici inferiori del modello. In seguito è stata la volta delle superfici superiori, passando nell’ordine il Sand FS33531, il Brown FS 30219, e per finire il Light Green FS 34227. L’andamento delle macchie e delle linee di divisione è stato creato mediante l’uso dell’insostituibile UHU Pata Fix.

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Il procedimento è molto semplice: basta prendere una porzione di prodotto (che è autoadesivo, non unge e non lascia alcun residuo), modellarlo in dei lunghi salsicciotti, farli aderire alla superficie ed aerografare il colore con la mano più perpendicolare possibile alla superficie per ottenere una sfumatura definita e perfettamente in scala. La parte interna dei Flaps e degli Slats è in Rosso FS 11136, mentre il timone di profondità (segno distintivo dei velivoli del Battering Ram Squadron) è in Giallo FS 33538; Per favorire l’adesione di questi due colori primari, ho preferito stendere sotto a tutte le zone interessate una leggera mano di Bianco Opaco. In Nero Opaco, invece, andranno verniciati il terminale del musetto e i due rettangoli parafiamma posti in corrispondenza dei due cannoncini DEFA.

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La porzione finale del long tail pipe non veniva verniciata, ma lasciata in Natural Metal da me riprodotto con l’Humbrol 11 a smalto. Prima di dichiarare conclusa questa fase, si deve affrontare un’operazione molto delicata: lo stencil rosso per la zona di pericolo intorno alle prese d’aria è fornito sotto forma di decal, ma il rosso da cui è composta è veramente troppo scuro ed inoltre non è per nulla simile al Red con cui dovrebbero essere verniciati i bordi degli intakes. Cosa fare? Realizzare una miscela ad hoc più simile possibile alla decalcomania, o creare lo stencil per mascheratura ritagliando poi la piccola scritta “Danger” (in aramaico) per collocarla a lavoro concluso? Mio malgrado, ho scelto la seconda opzione che mi ha costretto a creare numerose mascherine e ad applicare pericolosamente il colore a verniciatura praticamente ultimata del modello. Con un pizzico di fortuna, e tanta cura nell’incellophanare con la carta Domopac tutto l’aereo per proteggerlo, sono riuscito nell’impresa… anche se vi assicuro che un risultato preciso e speculare è molto difficile da ottenere.

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Durante tutte gli interventi di verniciatura, sarà molto importante lavorare con pigmenti molto diluiti, sia per evitare l’anti estetico effetto “buccia d’arancia”, sia per non “intasare” le finissime pannellature del kit Hasegawa con il conseguente rischio che queste non trattengano i lavaggi del colore ad olio.

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Weathering e Decalcomanie:

Come mia consuetudine, prima di procedere con i successivi passaggi ho steso su tutto il modello un paio di mani di trasparente lucido Gunze; questo accorgimento ha lo scopo di preparare il fondo sia alle varie insegne, sia agli indispensabili lavaggi ad olio per l’enfatizzazione delle pannellature. Dati i toni terrosi che compongono la mimetica, ho preferito eseguirli con un mix di 80% Bruno Van Dyck e 20% in nero e lasciando la consistenza del composto molto densa in modo da avere una sicura penetrazione ed una buona definizione delle sottilissime incisioni del modello. Tre ulteriori passate di trasparente hanno sigillato i vari washing, e creato una superficie lucida e liscia per scongiurare il fastidioso effetto silvering delle decal. Quest’ultime, come già ricordato, provengono dall’ottimo foglio della Isradecal con codice di riferimento IAF-60: un prodotto davvero eccellente, di ottima qualità e fedeltà di riproduzione. Tutte le decal sono perfettamente stampate, in registro, dal film sottile e ridotto davvero al minimo. Non dimentichiamoci che il titolare della ditta di Tafar-Kevor è il Sig. re Ra’anan Weiss, uno dei più grandi esperti e fotoreporter mondiali della Israeli Air Force… come pretendere di più?

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Per il corretto posizionamento delle decalcomanie ho utilizzato gli indispensabili liquidi della Microscale, applicando per primo il Micro Set (confezione Blu), ed in seguito il Micro Sol (confezione rossa); il mio consiglio è di avere pazienza e di aspettare che il Sol faccia correttamente il suo dovere: basterà aspettare circa 25-30 minuti e vedrete che la decal si ammorbidirà a dovere “infilandosi” da sola nelle varie pannellature. Con un lavaggio ad olio selettivo sulle insegne trattate, il risultato è assicurato e l’effetto “painted on” donerà al modello un aspetto veramente realistico.

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Nel foglio istruzioni Isra c’è un piccolo errore che riguarda i codici individuali da usare sul nostro Skyhawk: quelli suggeriti sono del tipo “B”, ma in realtà il carattere corretto è il tipo “G” con linee intere e non spezzettate. Allo scopo di livellare tutte le decalcomanie ed uniformarle al resto della verniciatura, ho ripassato l’ennesimo strato di lucido e lasciato asciugare il tutto per un paio di giorni.

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A questo punto è stata la volta dell’invecchiamento vero e proprio, anche se chiamarlo così potrebbe risultare anche eccessivo. Infatti, gli A-4 IAF (come tutti i velivoli con la stella di David) sono sempre molto ben curati ed è difficile trovare delle livree usurate o particolarmente rovinate; ad ogni modo, anche per donare più volume al modello, ho eseguito un leggero post shading su tutti i colori della mimetica, utilizzando a tale scopo le tinte di base schiarite con varie percentuali (a volte anche del 60%) di bianco opaco. In taluni casi, li ho anche “incrociati” desaturando il centro dei pannelli in Dark Earth direttamente con il Light Green, e quelli in Light Green con il Sand. E’ stato un esperimento inventato sul momento che, a dir il vero, ha dato anche dei buoni frutti contribuendo a creare un’usura molto bilanciata e gradevole alla vista. Per il ventre del mio Ayit ho proceduto in maniera analoga ma aggiungendo, nei punti dove lo sporco si accumula con più facilità, dei leggeri “spot” con del Grey FS36320 diluito in proporzioni del 90%. Anche le decalcomanie sono state soggette al procedimento di invecchiamento, passandovi sopra una leggera mano di sabbia con una bassissima pressione dell’aerografo.

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Armamento ed ultimi particolari:

La scelta dell’armamento non è stata molto agevole, complice anche la totale mancanza di immagini di esemplari armati ed operativi in Internet. Non volendo però lasciare il mio “Falco” troppo sguarnito, ho deciso di mutuare una configurazione di carico utilizzata dai colleghi statunitensi in Vietnam. Questa si compone dei classici serbatoi subalari, due dummy bomb Mk.82 montati sotto ai travetti esterni, ed un MER (Multiple Ejector Rack) agganciato al pilone ventrale e carico di altre sei Mk.82. L’armamento è stato prelevato interamente dall’Aircraft Weapons Set A Hasegawa, e completato con vari accorgimenti; in particolare, sugli ordigni ho ricreato la caratteristica texture rugosa del rivestimento ignifugo, che “modellisticamente” parlando fa davvero un bellissimo effetto visivo. A tale scopo ho usato del comune stucco Molak (che ha una consistenza più liquida) allungato ulteriormente con dell’acetone per smalti da unghie; Successivamente, mediante un pennellino a setole piatte e dure, ho prelevato delle piccole quantità di mastice che ho poi “picchiettato” sulla superficie liscia. Il tutto è stato verniciato in Dark Green Gunze H-330 e lumeggiato con un approfondito dry brush in Grey XF-54 Tamiya per mettere in risalto il lavoro di dettaglio svolto. Le striscioline gialle che indicano il tipo di esplosivo contenuto nella bomba, è stato direttamente verniciato creando delle mascherine in nastro Tamiya sottile: non preoccupatevi se non verranno perfettamente dritte, perché anche nella realtà queste sono dipinte in modo grossolano e a pennello dagli stessi specialisti.

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Finalmente si giunge al montaggio degli ultimi dettagli, ed in particolare delle vistose ed abbondanti antenne installate sul velivolo: le due a lama del sistema di comunicazione UHF poste sulla gobba e davanti al cockpit si trovano nella stampata E pezzo numero 11 (in realtà un’ulteriore andrebbe “cannibalizzata” da un altro Kit Hasegawa), la più piccola del TACAN davanti al pozzetto del carrello anteriore è ubicata nella stampata F pezzo 5, mentre la più grande di forma triangolare nella stampata E pezzo 1. Inoltre, proprio di fronte al parabrezza è presente un piccolo tubo di venturi (stampata E pezzo32), accoppiato con un Pitot montato più avanti verso il muso (stampata F pezzo 24). Nella parte posteriore del velivolo, proprio accanto al gancio di arresto esiste un piccolo sfiato per la pressione del sistema idraulico (stampata e pezzo 24). A questo punto non mi rimane montare i pezzi rimanenti quali carrelli, portelloni e piani di coda (lasciati in ultima istanza sfruttando il pratico sistema ad incastro studiato dall’Hasegawa), dare al modello la giusta finitura opaca, “liberare” i trasparenti dalle proprie mascherature e rappresentare il canopy (dettagliato con due specchi retrovisori prelevati dal set di fotoincisioni Eduard n°48409 ) rigorosamente in posizione aperta!

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In conclusione, posso dire che questo Skyhawk è un modello che regala molte soddisfazioni. Grazie alla bontà dello stampo il montaggio scorre facile e con molto divertimento. Se poi si aggiunge che la livrea IAF si sposa alla perfezione con questo bellissimo velivolo… bè, non si può perdere l’occasione di aggiungere un così bel pezzo alla nostra collezione. Buon modellismo a tutti! Valerio – Starfighter84 – D’amadio.


Foto del montaggio (clicca sull’anteprima per ingrandire):

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Tabella riferimento colori:

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The Syrian warrior – MiG-21 Bis dal kit Academy in scala 1/48.

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MiG-21 sta a Unione Sovietica come il Phantom sta all’Occidente. Questa è la semplice proporzione matematica che regolava la guerra fredda e ben conosciuta da tutti gli appassionati di quel periodo. L’argomento MiG-21 è così vasto e così vastamente documentato che non ho né il tempo, né lo spazio né la voglia (sono pigro, non vogliatemene!) per approfondirlo! Basti solo dire che esso fu impiegato su tutti i fronti e in tutti i conflitti che hanno insanguinato il nostro pianeta negli ultimi cinquant’anni, da quelli più noti (Vietnam e Afghanistan) a quelli passati sotto silenzio nelle parti più sperdute del globo. Nelle mani dei tenaci piloti Vietnamiti si dimostrò un avversario più che valido per gli americani e non erano rari i casi in cui erano proprio gli spocchiosi Yankees a uscire con le ossa rotte e appesi a un paracadute! Phantom ed F-105 furono tra le vittime predilette dei Fishbed comunisti. E nemmeno il mitico Spillone ebbe vita facile contro i MiG: chiedere ai piloti pakistani suonati a dovere dai Fishbed indiani! Meno bene per il nostro piccolo eroe andarono nel teatro medio – orientale. Negli scontri contro gli aerei israeliani, superiori in tecnologia ma anche pilotati da uomini addestratissimi e determinati a combattere per la sopravvivenza del proprio Stato, i MiG-21 furono nettamente surclassati. Se già l’avvento dei Mirage III rappresentò un grosso problema, l’arrivo dei più moderni F-15 ed F-16 significò la fine: durante gli scontri sulla Bekaa nel 1982 i MiG arabi furono annientati senza che riuscissero nemmeno a sfiorare un aereo nemico.

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Note Modellistiche:

Da sempre convinto assertore del fatto che gli aerei con mimetiche a più toni fossero troppo difficili da realizzare (mai porsi dei limiti nella vita, tardi ma l’ho finalmente capito!!), quando finalmente mi sono deciso a fare “il grande passo” con il MiG-15 già pubblicato su queste colonne, mi si è schiuso un mondo! «Vuoi vedere» mi sono detto «che non solo non sono così difficili da realizzare, ma sono pure un sacco divertenti?»
Fine dell’Off Topic, veniamo a noi!
Per dare un po’ di colore alla mia vetrina, ho scelto un bel MiG-21 Bis Siriano, ambientato proprio nel 1982, molto probabilmente una delle vittime dei Falcon e degli Eagle con la stella di David. La scatola di partenza è quella Academy in 1/48, che contrariamente a quanto scritto sulla box art, non rappresenta un MF bensì un Bis. Essendo io del tutto ignorante sull’argomento, ho appreso ciò dalle recensioni lette in rete e da un confronto col guru dei MiG, Gianni Cassi, come al solito disponibile e gentile nel dissipare ogni mio dubbio! Dal momento che l’abitacolo è un po’ scarno, ho fatto ricorso a quello in resina della Neomega. A completare la lista della spesa le ruote in resina CMK e il foglio decals della Tally-Ho “Focus on Fishbed part 2” che offre una selezione di MiG ex jugoslavi tutti però nella livrea monogrigio che volevo a tutti i costi evitare oltre al mio siriano e un MF egiziano.

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Costruzione:

Da un po’ di tempo la mia filosofia modellistica mi porta a fare i modelli così come escono da scatola, senza troppi patemi d’animo, ma in questo kit l’abitacolo è davvero uno scherzo, forse anche per la più piccola 1/72. Quindi un bel tiro a canestro degno del miglior Michael Jordan e i pezzi sono finiti dritti nel cestino (ovviamente centrato con gran tiro da 3 punti!). i pezzi Neomega sono sublimi a mio modestissimo parere e hanno il pregio non da poco di adattarsi perfettamente al kit di destinazione. Il segreto? In pratica i pezzi Neomega altro non sono che i medesimi del kit dettagliati alla perfezione e stampati in resina.

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Capitolo colorazione: gli interni del 21 tarde serie sono in quell’azzurro turchese a detta dei piloti molto riposante (de gustibus…): ognuno ha la sua ricetta, personalmente pur avendo in casa la tinta Model Master, non volendo inquinare la cucina con i miasmi dello smalto (ho provato una volta, ci volevano le maschere anti-gas e cucinare il pesce non diventava il massimo della vita) ho usato il verde smeraldo della Gunze. Troppo verde? Troppo sparato? Può darsi, però me gusta mucho! Strumenti in nero opaco e successiva goccia di Future per simulare i vetrini, lavaggio con bruno Van Dyck e drybrush in bianco e questo primo capitolo si può dire archiviato. Per il resto il montaggio procede senza troppi patemi d’animo: gli incastri sono perfetti, forse lo scarico è da sostituire (fortunati i possessori del set MF Detail, purtroppo introvabile data la cessata attività della ditta Ungherese). Ricordatevi di appesantire il muso, altrimenti il vostro modello assumerà un poco piacevole assetto seduto.

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I vani carrelli sono in grigio H-308 Gunze con lavaggio con Grigio di Payne, così come i carrelli, mentre il cono radar e i cerchi delle ruote, così come i dielettrici sono in verde H-302 Gunze.
E così in men che non si dica, eccoci arrivati alla colorazione.

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Come mio solito da ormai un po’ di tempo, ho usato gli acrilici Gunze, diluiti come suggerito nei suoi articoli dal succitato Gianni Cassi: in un barattolino di Gunze metto tre o quattro pallini da pesca, poi riempio fino all’orlo con alcool rosa ed il gioco è fatto! Così sono un vera bomba e si stendono che è un piacere!
Come detto, la mia scelta è caduta su un esemplare siriano dipinto con un’accattivante mimetica a quattro toni: sabbia, con bande in verde e grigio per le superfici superiori, azzurrino per le superfici inferiori. Qui sotto i colori da me usati.

  • Sabbia: H-313
  • Verde: H-303
  • Grigio: H-317
  • Azzurro: H-67

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Stesi tutti i colori (a mano libera, con l’eccezione della delimitazione fra il sabbia e l’azzurro che era netta), ho proceduto a un leggero (forse troppo… i trasparenti hanno uniformato il tutto! È tutta esperienza che verrà utile al prossimo modello) post-shading: al colore di base già diluito, ho aggiunto una goccia di bianco opaco e ulteriore alcool. Provare per credere! Quindi mano di Future e lavaggio a olio nero. Altro errore, che vedrò di evitare la prossima volta: prima di fare il lavaggio, mettere le decals e poi fare il lavaggio! Messe le poche decals (uno dei pregi di questi aerei sovietici… l’F-15 sarà ben altra musica!) ho dato un’altra mano di Future a sigillare il tutto, e poi da ultimo una passata di opaco Lifecolor. Il montaggio dei piccoli particolari ha concluso il mio lavoro.

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Conclusioni:

Un kit divertente, un lavoro breve, una macchia di colore nella mia bacheca. Tutto sommato questi cattivi sono proprio affascinanti, e infatti in men che non si dica il mio scaffale di scatole si è riempito di soggetti d’oltrecortina. Credo proprio che diverrà una tematica che porterò avanti in parallelo al mio grande amore che sono e restano gli aerei della RAF.

Buon modellismo.
Alessandro  Gennari.

Quick-Tutorial: Basette per miniature – Mini Diorami

Quando si iniziano a creare diorami, si pensa sempre in grande… a meno che non abitiate al castello della Games Workshop, vi consiglio di iniziare a ridimensionare le vostre aspirazioni da “dioramari” perchè a un certo punto lo spazio….finisce. Per questo ho pensato di mostrare un modo molto semplice per creare un’ambientazione per le miniature (versatile e quindi con possibilità di cambiare miniatura di tanto in tanto).

Ecco quindi un nuovo tipo di tutorial…un Quick-Tutorial. In questo potrete vedere come creare dei semplicissimi diorami da esposizione per le vostre miniature senza spendere molto e senza troppe pretese. Potreste anche considerarli dei diorami provvisori tanto per non lasciare le miniature appena sfornate in un luogo a loro sconosciuto.

I materiali necessari possono essere di varia natura: Legno, polistirolo, balsa spessa, cartoncino etc…

In questo caso ho utilizzato del sughero per gli elementi  e uno di quei cartoncini con all’interno la schiuma (molto resistente) per la base. Principalmente servono due cose: La basetta e gli elementi da incollarci sopra. Fate prima delle prove senza colla per cercare il risultato migliore.

Si sceglie quindi la dimensione preferita e si inizia a incollare gli elementi sulla base. In questo caso ho voluto creare un paesaggio nevoso al di sopra di un fiume.

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Quando tutto si sarà incollato per bene potrete iniziare a dipingere la basetta per realizzare un fiume, un lago…DELLA LAVA…insomma un po’ quello che vi pare.

P.S. l’effetto neve è stato realizzato con del comune stucco e dei fazzoletti.

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Un fiume innevato o ghiacciato…

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Un passaggio di rocce su un fiume di lava creato con basetta di faesite e polistirolo.

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Uno scoglio in un lago di Acido.

Al prossimo Quick tutorial!

Simmons

Kit Review – Messerschmitt BF 109 D – Academy 1/48.

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Siamo tutti d’accordo che la più nobile creatura tra tutte quelle del geniale Willy Messerschmitt è senz’ombra di dubbio il BF 109, di indiscusso fascino per tutti gli amanti dei velivoli WW2 e non solo. Con quella sua aggressività e quel suo aspetto da “cattivo” è presente nelle nostre vetrine al fianco dei suoi diretti rivali come Spitfire, Mustang e tutti gli altri che lo hanno combattuto, spesso tornando a casa sforacchiati. Scommetto però che pochi di voi hanno costruito la versione “D” (a.k.a. Dora) motorizzata Jumo 210 e magari dipinta nei colori della Legione Condor della guerra di Spagna e l’hanno affiancato ad un bel Polikarpov I-16. Teneteli però a debita distanza per il bene del piccolo I-16.

Togliendo il coperchio vi priverete della visione della bellissima boxart della scatola Academy ma allo stesso tempo vi troverete davanti ad altre belle sorprese, innanzitutto le stampate sono molto pulite e di una bella plastica grigio chiaro finemente incisa e con un dettaglio generale da far invidia alle due principali case giapponesi che tanto ci piacciono.

La seconda delle tre stampate principali riguarda la parte superiore delle ali, anche queste di ottima fattura con una netta distinzione delle parti telate da quelle metalliche, i piani di coda con i loro rinforzi di sostegno, (dall’F in poi sono scomparsi), un abitacolo da rimanere senza fiato e due ruote di ottima fattura, portelli dei carrelli, gambe di forza ecc…

Le ali hanno già i flap separati, gli slats non erano presenti nella versione D.

Una foto della semifusoliera di destra, tanto per rendere l’idea del dettaglio superficiale e della consistenza della plastica

La cosa che più mi ha impressionato è la qualità dell’abitacolo made in korea (come potete leggere anche dallo stampo), paragonabile ad un set in resina per quello che riguarda le pareti, il sedile ed il cruscottino.

Il sedile è già dotato di bellissime cinture di sicurezza ed il cuscino lasciano intravedere le pieghe della stoffa dello schienale, necessita solo di una pulitina dagli scarti di stampaggio, del resto dovrete farlo solo qui è l’unica cosa di cui necessita questo ottimo kit, oltre ad un accessorio che scoprirete tra un po’…

Il cruscotto ha tutti gli strumentini in rilievo con tanto di dettaglio interno corretto per ogni singolo quadrante con le lancette ed anche i riferimenti delle varie tacche all’interno di ogni singolo strumento.

I vari manettini circolari presenti nel cockpit sono molto più che accettabili come nella maggior parte dei kit rappresentanti aerei di quest’epoca ed anche la cloche e le varie antennine e pitot presenti nella scatola sono pronti da montare senza correzioni o migliorie. Il 109 al suo interno era di quell’ essenzialità funzionale  tipica dei prodotti dell’industria bellica germanica ma la nostra cara Academy ha fatto le pentole ma non i coperchi. Anzi ha fatto il coperchio troppo bene e ci priverà di vedere l’ottimo interno della pentola…guardate qui sotto…

Ci ritroveremo con un dettaglio interno finalmente ottimo, anche se da scatola,  occultato da un tettuccio che può esser lasciato solo chiuso.

Questo è il vero difetto del 109 D della Academy…ok ma tiriamo indietro la barra, diamo manetta e sorvoliamo…

Tiriamoci su il morale dopo la delusione con le belle ruote che troviamo attaccate allo sprue…già le vedo verniciate a sostenere il mio modello…

Le istruzioni sono chiare e precise e tutte da seguire passo per passo.

Le decal a differenza di molte scatole che paghiamo un botto sono perfettamente utilizzabili, hanno un film bello lucido e sottile anche se sembrano un po durette e prevedono la realizzazione di tre esemplari, due della legione condor (uno era pilotato dal celebre asso Werner Molders) ed uno mimetico, come potete vedere nell’immagine qui sotto.

Per i “centonovisti” che ancora non hanno questa scatola consiglio l’acquisto anche se il prezzo in negozio è abbastanza salato per essere un kit di pochi pezzi sebbene sia un bel modello. L’alternativa è il Classic Airframes ma credo che il prezzo sia ben più alto e quindi io optato per l’Academy e sto già cercando un tettuccio in vacuform da lasciare aperto per correggere l’unica pecca che ho trovato.  Non vorrei che lasciandolo vicino al Mustang venga colpito dalle mitragliatrici di Eagleston  ed il mio  Werner Molders in 1/48 non possa gettarsi col paracadute…

A presto Mauro “CoB” Balboni

Video tutorial: Come usare lo stucco nel modellismo.

Ecco un nuovissimo video tutorial firmato Modeling Time. Le avventure del nostro amico Valerio (alias Starfighter84) proseguono con un altro semplice e basilare video per mostrare a tutti come poter stuccare una fessura presente in un modello.Non mi resta che augurarvi buona visione.

 

Questa volta non ho avuto tempo di fare la colonna sonora così ringrazio l’autore.

Musica: “Riptide Kevin MacLeod (incompetech.com) Licensed under Creative Commons “Attribution 3.0” http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/”

Alla prossima

Simmons & Starfighter84

Kit Review- Fairchild A-10 A “Jaws” Italeri + Cockpit Set Aires in scala 1/48.

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A-10 A Jaws Italeri 1/48, immagine presa da www.italeri.com e inserita al solo scopo di discussione

Quando ho visto il postino dirigersi verso di me con un enorme scatolone, ho subito pensato che mi fossero state recapitate tutte le multe per eccesso di velocità che ho sempre temuto di aver preso in moto! così in tutta fretta ho tolto la carta dell’imballaggio, ma fortunatamente è venuta alla luce solo  la teatrale box art della scatola Italeri che avevo ordinato pochi giorni prima. Ecco, già la scatola colpisce per grandezza e soprattutto mi ha fatto piacere constatare che non si apre  da un lato ma da sopra, cosa che adoro.  Le scatole di montaggio che si aprono da un lato non mi piacciono proprio…ma sono di una ditta che ultimamente sta facendo miracoli…non cambiamo discorso però, stavamo parlando dello stupendo kittone di casa Italeri. Con questo già mi sono tradito ed ho espresso la mia entusiastica opinione personale su questo modello ed ancora dobbiamo aprire questo benedetto scatolone!! Togliendo il coperchio troviamo delle ottime stampate in grigio chiaro, finemente incise, forse con pannellature un pò troppo marcate,  ma secondo me non guasta..il tutto rivettato sia in positivo, ma solo dove serve, sia in un bel negativo.

Insieme alle stampate della fusoliera troviamo un cockpit piuttosto scadente, anzi diciamo proprio inaccettabile, ma per questo Italeri sopperisce con il proprio set di dettaglio. La zona motori, ben rivettata ed incisa, con le proprie cofanature da lasciar aperte a patto che si vogliano autocostruire i propulsori o metterci quelli del set di dettaglio della casa.

Questo è uno scatto di uno dei vani avionica che la casa produttrice di questo kit ci regala ed in questa foto si può ammirare il bel dettaglio superficiale del “Jaws” con le sue belle pannellature ed i suoi bei rivetti annegati nella plastica. Io quel vano avionica lo riempirei di cavetti in filo di rame, questi lavori mi son sempre piaciuti!

Come prima cosa vi troverete a montare quest’abitacolo, ma non sarete molto d’aiuto al vostro pilota in 1/48 facendolo sedere su quell’Aces II scomposto in tre parti. Ma soprattutto, non mettetelo in difficoltà quando si troverà a dover lanciare bombe trovando sulle consolles laterali solo delle misere decal, al posto dei ben più realistici bottoni e levette! presumo sarà anche molto triste quando salirà a bordo del vostro A-10 ready to combat e vedrà quella  bruttissima palpebra del cruscotto. Sarà così triste che quando leggerà i dati sugli strumenti di fronte a lui da quelle decal gli verrà voglia di tirare le leve di espulsione..che poi non sono belle nemmeno quelle! Non deludetelo, fate come me, tagliate via quella palpebra e buttate questi pezzi pee regalargli il set Aires  (numero 4353) per il superdettaglio del vostro Warthog…

La vasca è ben dimensionata, posizionandola a secco e sembra caderci bene senza tanto sforzo. Le pareti sono molto più belle delle originali, la palpebra è un sogno ma dovrete dettagliarla con le fotoincisioni della lastrina Aires contenuta nel set; Stessi discorso per il bellissimo seggiolino. Beh c’è tutto per non far sentire in imbarazzo il vostro pilotino quando sarà chiamato in missione o quando parcheggerete il vostro modello in vetrina o sul tavolo di una mostra.

Che dire! Se fossi 48 volte più piccolo e dovessi salire dentro un A10, vorrei proprio sedermi qui dentro!

E questa è la  lastrina in fotoincisione by Aires e quella in acetato per il cruscotto. Qui ci sono tutti i dettagli delle cinture, pedali e vari oggettini per abbellire il vostro Facocero.

..e così dopo che avete chiuso le semifusoliere vi troverete a montare le ali con gli aerofreni che possono essere lasciati aperti o chiusi. Guardando le foto del velivolo reale, a terra  essi sono sempre chiusi ma in rete si vedono molte realizzazioni di “modelers” di un certo calibro che li hanno aperti. Una piccola licenza in questo caso ce la possiamo permettere anche noi. Il Warthog secondo me ha degli aerofreni molto coreografici, secondi in classifica solo a quelli del Douglas SBD Dauntless…dimenticavo, il dettaglio superficiale è molto bello e curato anche qui…

Questo è l’esempio di una stampata dove si può trovare la rivettatura in negativo accompagnata da quella in positivo…sicuramente i rivetti in positivo se ne andranno alla prima passata di carta abrasiva essendo posizionati vicino ad una giuntura…

Semplice ma ben fatta la lastrina dei trasparenti, il canopy in particolar modo presenta il trasparente pulito e in attesa solo di un bagnetto nella future, mentre i frames sono stati stampati più grezzi per far aderire meglio la vernice. Il parabrezza presenta una rivettatura molto curata, non presente in gran parte dei kit orientali molto più costosi e blasonati.

In questa stampate potete trovare tutto quello che riguarda i piani di coda, le derive, le gambe di forza dei carrelli, vano ruota anteriore, serbatoio ventrale, un paio di pod, il doppio rack per i sidewinder, che però credo che vada leggermente corretto, ma se non lo fate non se ne accorgerà nessuno…

Tutto è ben stampato e non necessiterebbe di ritocchi, ma se si vuole, il vano ruota anteriore può ricevere i classici fili di rame per simulare cavi e condutture idrauliche e così le gambe dei carrelli. Viste le notevoli dimensioni delle superfici alari c’era da aspettarsi le derive scomposte in due pezzi ciascuna…anche se ormai ho visto piani di coda ed altre appendici alari in un solo blocco di dimensioni molto più consistenti.  Qualche minuto di lavoro in più e nient’altro.

Quello che impressiona dell’A-10 è la capacità di portare una gran quantità di armamenti sotto alle sue lunghe e dritte ali e proprio queste due stampate speculari ci permettono di realizzare bombe e missili con i loro piloni. Sono presenti anche le parti che andranno a riempire il vuoto nei cofani motore, non sono il massimo, ma come ripeto Italeri ha previsto un set di dettaglio nel quale troviamo anche le parti per migliorare i propulsori di questo meraviglioso velivolo. Io giocherò un po’ con l’aerografo per mascherare le imprecisioni delle palette, altrimenti anche questo modello sarà sul mio banco di lavoro per un anno…visti i precedenti! Le ruote dei carrelli principali sono scomposte in due parti, ma niente di strano o di inusuale, la qualità è buona ed abbiamo anche un corretto effetto peso.

Siete così bravi da non dover seguire le istruzioni? E’ un vero peccato perchè Italeri per il suo Warthog ha previsto un bel libricino, anzi le dimensioni sono generose proprio come tutto il kit e soprattutto molto chiare ed esplicative…a prova di novizio!

Quello che veramente merita la lode è il foglio delle decal. Stampato dalla Cartograph, leader nel settore, è a livello se non migliore di un foglio di decal aftermarket.  Prevede ben quattro esemplari e soprattutto non vi darà problemi di silvering essendo un foglio di gran classe. Se non avete voglia di esemplari particolari o special color, questo foglio “originale” può benissimo essere utilizzato per il vostro modello.

Due degli esemplari di “facocero” previsti dal box sono questi che potete ammirare qui sopra. Il primo volava nel 1975 con il 57th Tactical Training Wing ed il secondo, quello che più mi attira tra i quattro è elegantemente vestito in mimetica Europe 1 e serviva gli Stati Uniti nel 104th TFS della Mariyland Air Guard. Di fianco all’immagine illustrata troverete i Federal Standards delle tinte che vi serviranno. Pratico e gradito. Impeccabile Italeri!!! Speriamo anche nel montaggio del Kit!!

La seconda pagina prevede due esemplari in varie tonalità di grigio, quella a sinistra è un velivolo di Davis Monthan datato 1978, mentre quello a destra mostra la classica livrea bigrigio dell’A10, quella più caratteristica dopo la bella Europe1. E’ prevista la possibilità di un quinto esemplare ma era in monogrigio con il solo pannello antiriflesso sul muso in nero, non l’ho neanche messa in foto perchè era assolutamente priva di attrattiva.

E questa è la mia scatola. Se ancora non ce l’avete acquistata correte dal vostro negoziante di fiducia! Certo un conto è montarlo un kit, un conto recensirlo, però qui ci sono tutte le carte in regola per tirar fuori un modello coi fiocchi! A presto e speriamo la prossima con un modello montato…Mauro “CoB” Balboni..

95 years of Shiny Two…- Tornado Gr.4 dal kit Italeri in scala 1/48.

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Eccomi qui ancora una volta tediarvi con i miei Tornado. Credo che ormai la mia «Tornadite» stia assumendo proporzioni allarmanti, è meglio che vada a farmi vedere, ma da uno bravo!

Group Build ModelingTime.com – Dassault Mirage 2000EAD United Arab Emirates Air Force – dal kit Eduard in scala 1/48.

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Lo ammetto: se non avessi partecipato al nostro Group Build dedicato ai velivoli Dassault, non mi sarei nemmeno mai sognato di riprodurre in scala un aereo francese.

Non so.. forse perché tra noi e i nostri cugini d’oltralpe non scorre buon sangue, oppure perché hanno disegnato il fumetto di Asterix e Obelix che prendono sempre a calci i Romani… o anche perché Zidane ha dato quella gran testata a Materazzi nella finale di Berlino (e qui ci sta bene un bel… CAMPIONI DEL MONDO!!! Ops… scusate l’Off Topic!). Per questi e molti altri motivi, non ho mai pensato di aggiungere un modello “made in France” alla mia collezione! E invece, eccomi qui a presentare la mia ultima fatica, un Mirage 2000C dell’Eduard in scala 1/48… ma, mi spiace deludervi, con le insegne e lo stupendo schema mimetico della United Arab Emirates Air Force.

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Il modello:

Questo kit (numero 1129) è stato un inaspettato, quanto gradito regalo della mia ragazza (che pubblicamente ringrazio): alla vista di quella scatola dalle generose dimensioni con scritte a caratteri cubitali “Limited Edition” ben impresse sui lati del cartone, i miei occhi si sono illuminati come quelli di un bambino! Il mio entusiasmo si è placato quasi subito riconoscendo che quello contenuto nella confezione, è il vetusto stampo dell’Heller messo in commercio quasi venti anni fa. Devo però riconoscere che la Eduard ha cercato comunque di fare le cose in grande, dotando il kit di molti aftermarket: tra questi possiamo trovare un bellissimo foglio decalcomanie con cui realizzare molti esemplari, delle comode Express Mask per mascherare le parti trasparenti, alcuni elementi in resina (tra cui il seggiolino e il serbatoio ventrale), e ben due fogli di fotoincisioni per il dettaglio dell’abitacolo e dell’esterno del modello.  Il fatto di acquistare un prodotto già completo di tutto l’occorrente, ci risparmia il lungo lavoro di reperimento di tutti i vari “accessori” con cui dettagliarlo, ma posso già anticiparvi che quest’affermazione non è del tutto vera … purtroppo.

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Infatti, per l’abitacolo la Eduard non ha fatto altro che utilizzare i componenti originali dell’Heller e completarli con alcune parti foto incise. Le consolle laterali si adattano abbastanza bene alla loro sede, al contrario , la strumentazione del cruscotto (fornita già pre colorata) è complicata da collocare anche per la sua forma molto particolare. Ci sono poi altri dettagli, come ad esempio l’HUD e delle piccole griglie d’aerazione da aggiungere alle spalle del seggiolino, che nel complesso non sono proprio all’altezza e lasciano una tremenda sensazione di “vuoto” a questa importante zona del modello.

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Per l’esterno, la ditta ceca fornisce solamente i compassi anti torsione delle gambe di forza dei carrelli, e un cervellotico sistema di petali con cui sostituire quelli già stampati sullo scarico del reattore: a conti fatti, riuscire ad incollare un oggetto piatto su di uno tondeggiante è un lavoro estenuante e che è in ogni caso poco preciso. Dopo alcune prove, notando che questi si accavallavano gli uni agli altri con un risultato visivo davvero pessimo, ho deciso di non proseguire oltre anche per salvaguardare l’indennità del mio sistema nervoso!

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Giunto a questo punto, l’unica vera alternativa è stata quella di rivolgersi ancora una volta al provvidenziale Google per la ricerca di un buon set di dettaglio in resina: girovagando in rete, ho trovato in un negozio on-line francese (e dove sennò?), due interessanti articoli prodotti da una ditta semi artigianale – la Renaissance Models.

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Il set Renaissance 48034:

Il set numero 48034 è quello dedicato al cockpit, e fornisce una stupenda vasca in resina veramente dettagliata e completa di tutta la dotazione avionica che è installata alle spalle del pilota. A corredo, si può trovare un bellissimo seggiolino MB F10 Q, la cloche, le pedaliere, e una grande lastra fotoincisa contenente varie minuzie. Una nota di merito va al foglio istruzioni che, oltre ad essere molto chiaro, riporta svariate e utili immagini dell’abitacolo reale a colori. Se pensate che in Internet, e persino nelle pubblicazioni, sono praticamente impossibili da rintracciare… bè, la Renaissance ci ha fatto davvero un gradito servizio. Tutte le parti in resina sono state sviluppate partendo dagli originali, quindi esse non pongono alcun problema per l’inserimento nei rispettivi alloggiamenti. Il cockpit hub è stato completato della strumentazione (anche in questo caso in foto incisione) e di altri piccoli dettagli quali i vari sistemi idraulici e meccanici per il sollevamento del canopy.

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Le parti Photo Etched sono di buona fattura, precise in forme e dimensioni, e si piegano con relativa facilità; sono poi rimasto piacevolmente impressionato dalla manetta del motore Snecma M-53 che è davvero una chicca! Il colore che ho scelto per gli interni è l’XF-54 Tamiya, un grigio molto scuro che ben si avvicina a quello vero: dopo averlo steso ad aerografo, ho eseguito un iniziale lavaggio con colori a olio diluiti con diluente Humbrol (un mix di cinquanta e cinquanta tra nero e bruno Van Dick) in modo da rendere una maggiore profondità al tutto. La mossa successiva è stata quella di far emergere le varie tubazioni e scatole degli apparati elettronici con un dry brush in grigio 36375, ripetuto più volte fino a ottenere il risultato voluto. Per ciò che riguarda le consolle laterali, ho dipinto i vari slot in Nato Black Tamiya e riprodotto i bottoncini sfruttando il foro lasciato dalla fotoincisione. In pratica, ho filtrato al loro interno per capillarità un po’ di grigio chiaro a olio molto allungato e, una volta asciutto, ho tirato via i residui e le sbavature presenti semplicemente con un panno di stoffa morbida. Altri piccoli pulsanti in rosso e giallo hanno dato quel tocco di colore in più che non guasta mai. Il seggiolino offre un livello di accuratezza davvero impressionate: le cinture e le fibbie sono perfettamente rappresentate, e i cuscini danno un senso di movimento davvero realistico. La sua struttura è in XF-54, le parti in stoffa in Green Dark Green Gunze H-64, il poggiatesta in Tyre Black Gunze H-77 e le cinture in Tan Gunze H-310. Anche in questo caso ho adottato il solito procedimento Washing/Dry-Brush sopra descritto.

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Il montaggio:

Senza dubbio il montaggio è la parte più impegnativa del kit. Le molteplici problematiche che affliggono questo vecchio stampo, mi hanno costretto a dure ore di lavoro ed anche a qualche momento di profondo sconforto!

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La prima operazione è stata quella di inserire l’abitacolo nel suo alloggiamento, e appesantire il muso con un po’ di piombini da pesca per evitare che il modello si sieda sulla coda una volta ultimato. Prima di iniziare, devo premettere che durante tutte le fasi di assemblaggio, saranno propedeutiche e doverose numerose prove a secco per verificare gli incastri. La fusoliera non crea difficoltà di sorta e l’uso dello stucco è marginale, ma dopo avere unito le due valve balza subito agli occhi che la piccola griglia scambiatrice di calore posta sulla gobba, è stampata in modo approssimativo e in posizione decentrata rispetto all’asse mediano. Per ovviare al problema, ho acquistato un nuovo set dell’Eduard (codice 48102) che fornisce in fotoincisione molte di queste griglie; per adattarla e inserirla all’interno della carlinga, ho forato la stessa prendendo come riferimento le linee della pannellatura, e nel “buco” ottenuto, ho incollato dei supporti ricavati da un pezzo di rod a sezione quadrata creando una base di appoggio. Prima di incollare il pezzo foto inciso, ho cercato di disporlo più a “raso” possibile per evitare successivi interventi di stuccatura troppo invasivi, e a tale scopo, ho sfruttato l’apertura dal basso della fusoliera (quello dove poi s’incastrerà il complesso alare) per eseguire le dovute correzioni. Solo dopo aver verificato che tutto era in ordine, ho colato un bel po’ di colla sul retro del suddetto pezzo per assicurarne una presa forte e resistente.

Foto 12

Il tutto è stato poi raccordato con dell’Attack che, una volta indurito, è più liscio e meno evidente sotto la successiva mano di vernice. La deriva, scomposta in due semi valve, non preoccupa minimamente e può essere stuccata anche con del Milliput per evitare di rovinare il dettaglio di superficie con le immancabili carteggiature. Veniamo ora alla nota più dolente della fase di assemblaggio, ovvero l’unione delle ali. Esse sono scomposte in due semi ali superiori, un sol pezzo per la parte inferiore che comprende anche i pozzetti del carrello principale, e un elemento di forma trapezoidale (numerato 63 sul foglio istruzioni) che va chiudere il tutto sotto la pancia del velivolo. Soprattutto durante questa lavorazione le prove a secco si sono rivelate di fondamentale importanza , e infatti, dopo alcune verifiche è stato subito chiaro che lungo le giunzioni si formavano clamorose fessure larghe almeno due millimetri. Ho reputato impossibile sanarle con del semplice plasticard, quindi ho proceduto come segue: con del nastro adesivo incollato dalle estremità alari fino alla fusoliera, ho forzato un pochino il diedro cercando di riposizionarlo più in squadro possibile. A questo punto le fessure si sono ridotte notevolmente, potendo procedere con le operazioni d’incollaggio. Allo scopo, ho colato all’interno degli “spacchi” un’abbondante mano della Tamiya Tappo Verde sfruttandone la consistenza liquida per raggiungere anche i punti meno accesibili; in seguito ho steso più volte dell’Attack con l’ausilio di uno stuzzicadente, per dare maggiore robustezza a tutta la zona. Laddove è stato necessario, ho inserito dei listelli di plasticard posti per creare un piccolo spessore e chiudere tutti gli eventuali interstizi.

Foto 13

Vi assicuro che non è una lavorazione facile da eseguire, ma con la dovuta calma e pazienza si riesce comunque a superare questo inconveniente. Le prese d’aria (verniciate all’interno in Gray FS36375) sono state una piacevole sorpresa, poiché queste si uniscono bene e rimangono pressoché in sagoma; basta solamente un po’ di stucco ed un uso accurato di carta abrasiva, e il gioco è fatto.

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Il set Renaissance n° 48029:

Come già anticipato qualche riga sopra, l’acquisto dell’ulteriore set Renaissance per l’esterno del nostro Mirage è davvero consigliato.  All’interno si possono trovare molti pezzi in resina, ma personalmente, ho utilizzato solo quelli di seguito riportati:

Scarico: già solo lo scarico vale l’acquisto di tutto l’aftermarket. I petali sono ben riprodotti ed egregiamente particolareggiati, come del resto anche l’interno dello stadio finale e del post buciatore con tutti i flabelli e i vari sistemi idraulici. L’unico neo risiede nell’eccesiva circonferenza che lo rende più largo rispetto alla fusoliera. A questo inconveniente ho preferito non porre rimedio poichè, carteggiando per diminuirne la dimensione, avrei sicuramente deturpato gran parte del bellissimo dettaglio. Per agevolare le operazioni di verniciatura poi, ho preferito tralasciare l’inserimento dell’exhaust solo a modello ultimato: a tale scopo, ho allargato con una fresetta e un trapanino elettrico, il piccolo anello di plastica che chiude parzialmente il terminale di coda.

Air Scoop: sul dorso della fusoliera, in prossimità della deriva, è presente un vistoso air scoop che caratterizza le versioni monoposto del Mirage 2000. Quello stampato dall’Heller ha una forma totalmente errata, ed è stato prontamente sostituito con la copia in resina. L’unico intervento sarà quello di limarne la base ed abbassarlo di almeno un millimetro, perchè troppo alto e non molto in scala.

Pod RWR Thomson-CSF “Serval”: alle estremità alari dei Mirage 2000, sono installati due pod per l’apparecchiatura Radar Warnig Thomson-CSF nominata “Serval”. Quelli in plastica del kit non sono un granché, tozzi e poco affusolati. Anche in questo caso ho preferito sostituirli con quelli prelevati dal set Renaissance, molto più belli e con alcune linee di pannellatura già stampate. Dopo aver tagliato via gli originali, ho eseguito dei fori in cui inserire all’interno un tondino di ottone da usare come perno di riscontro.

Chaff & Flare Dispenser Matra “Spiral”: il sistema “Spiral” è stato implementato su buona parte dei Mirage dell’Armee de l’Air a partire al 1987, e tutti gli esemplari forniti alla UAE Air Force ne sono muniti. Si tratta di due contenitori di “esche” elettroniche montati sugli estradossi alari in prossimità dei bordi d’uscita. Ovviamente il kit Eduard ne è sprovvisto, giocoforza si dovranno utilizzare quelli in resina. Il loro assemblaggio però presenta qualche difficoltà a causa del loro sovradimensionamento: l’unico rimedio sarà di incollarli direttamente nella loro sede cercando di allinearli con la massima precisione. In seguito, con una carta vetrata di grana abbastanza spessa, si limeranno gli scalini raccordando il tutto alla fusoliera. Ovviamente una buona dose di stucco e una lucidata approfondita con pasta abrasiva elimineranno i graffi e rifiniranno il lavoro.

Carrelli e pneumatici: gli pneumatici forniti dalla ditta ceca sono sbagliati nella forma del cerchione, e quindi andranno prontamente cambiati. Quelli in resina sono ottimi, e stampati già con lo scenico effetto peso; addirittura, in aggiunta è data anche una versione con il pneumatico realizzato in vera gomma in pieno stile Hasegawa (solo per le ruote del carrello principale). Ulteriori importanti dettagli, quali compassi anti torsione e sistema elettro-meccanico dei fari di atterraggio, sono inseriti per la gamba di forza del carrello anteriore.

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Per completezza d’informazione, riporto le parti presenti nel set che ho preferito tralasciare:

  • Sonda Rifornimento In Volo (RIV): scartata perché troppo grande e non stampata correttamente.
  • Flap e attuatori idraulici: nel set sono presenti anche i flap già separati e pronti per essere installati in posizione “down”, e completi dei relativi attuatori idraulici. Dopo una prima analisi, li ho scartati perché giudicati “scomodi” da montare e un po’ approssimativi nelle forme.
  • “Sabre” Jamming System: questo pod da disturbo elettronico montato nella parte terminale alla base della deriva è finemente riprodotto… peccato che anch’esso soffra dei soliti problemi di sovradimensionamento delle parti.
  • Prese d’aria estradosso alare: sempre sull’estradosso, a metà dell’ala, sono presenti due piccole prese d’aria. Quelle del set sono state escluse perché troppo grandi.
  • Portello per la presa di corrente a terra: in prossimità dello scarico esiste un portellino in cui è ubicato il connettore elettrico per l’alimentazione a terra del velivolo. La Renaissance offre la possibilità di riprodurlo aperto, ma non avendo foto reali a disposizione, ho sorvolato.

Foto 17

Con il montaggio del modello in sostanza ultimato, ho rivolto le mie attenzioni alla palpebra in resina e al pannello strumenti principale. Già precedente eliminata quella originale in plastica, per inserire il componente “new tool” bastano pochi colpi di lima ben assestati e la solita buona dose di pazienza; l’unica accortezza è di annegare il pezzo in modo da far combaciare la parte bassa del cruscotto con le consolle, e permettere la successiva corretta adesione del parabrezza. C’è da dire che anche qui, la renaissance ha fatto davvero un ottimo lavoro, ricreando perfino i vani dell’avionica che sul velivolo reale sono poi protetti da alcune griglie metalliche (allegate in fotoincisione).

Foto 18

I vetrini sono di buona fattura, ma presentano uno spessore della plastica un pochino troppo accentuato; proprio per questo difetto il windshield tocca contro la palpebra incastrandosi a fatica nel proprio alloggiamento, e mi ha quindi costretto ad assottigliarne i bordi interni con una limetta da unghie. In seguito l’ho rifinito con varie passate di carta abrasiva fine, di Tamiya Rubbing Compound (gradazione Coarse, Fine e Finish), e un bel bagnetto nella mitica cera Future per ripristinarne la giusta trasparenza e brillantezza. Stesso trattamento è stato riservato anche al canopy.

Foto 5

I due cannoni da 30 mm DEFA 554 sono auto costruiti partendo da due porzioni di ago ipodermico (quello delle comuni siringhe), cui ho aggiunto due tondini di rod da 1 mm per simulare quelle due piccole bugne fuse attorno alle rispettive canne (presumo sia un qualche sistema di silenziamento).

Foto 27

I pozzetti del carrello principale sono stati dettagliati con l’aggiunta di un paio di longheroni di rinforzo (in plastirod a sezione piatta da 0,5 mm) e di alcune tubazioni del sistema idraulico. Nell’alloggiamento del carrello anteriore, al contrario, non ho eseguito alcun intervento poiché il portellone (che a terra è sempre chiuso) ne occlude tutta la visibilità a modello ultimato. Sempre in accordo con la documentazione, ho aggiunto sulle gambe di forza molte condotte del sistema frenante e qualche cavo elettrico per i fari di atterraggio.  Tutte queste zone sono verniciate in Alluminio, da me riprodotto con la bomboletta Tamiya TS-17 spruzzata però ad aerografo.

Foto 26

Per finire, il tubo di Pitot originale è di pessima fattura e in più ha una forma totalmente errata. Per ricostruirlo, basterà prendere una sezione di un ago sottile e inserirlo all’interno di un foro praticato nel radome; il tutto sarà poi uniformato mediante uso di colla ciao acrilica e stucco.

Foto 19

Verniciatura:

Quando è giunto il tanto atteso momento della verniciatura, ho tirato un profondo sospiro di sollievo sapendo che oramai il peggio era passato!

I primi 36 Mirage 2000C acquisiti dagli Emirati Arabi Uniti furono denominati EAD, dove la lettera “E” stava a significare “Exportation” (Esportazione), e i suffissi “AD” identificavano lo standard avionico del velivolo (AD8).  In definitiva questa versione era del tutto paragonabile alla 2000-5 dell’Armee de l’Air francese, ma ne differiva per la capacità di utilizzo dei missili AIM-9 Sidewinder di produzione statunitense, e per qualche diversità nella suite avionica.

Foto 20

Per dovere di cronaca, oltre ai monoposto, l’aviazione di Abu Dhabi ordinò anche otto Mirage2000 RAD (unico operatore a utilizzare la variante da ricognizione) e ulteriori sei Mirage 2000 DAD, ovvero i biposto da addestramento. Aggiungo che, dal 18 novembre 1998, la UAE firmò un contratto per l’up-grade di 32 macchine (poi ridotte a 30) allo standard 2000-9 (AD92) da eseguire direttamente in loco; le consegne sono terminate nel 2004 e, a oggi, i Mirage aggiornati sono totalmente operativi, con piene capacità aria-terra, e adottano la nuova mimetica a due toni di grigio chiaro a bassa visibilità.

Foto 21

L’esemplare da me riprodotto è uno dei primi caccia AD8 messi in linea dalla UAEAF, verniciato quindi con il bellissimo schema (a mio avviso molto più interessante del nuovo lo-viz) in pieno stile desertico. Per rappresentare i colori in modo più fedele possibile ho eseguito molte ricerche, partendo inizialmente dall’ancora utile “Manuale delle colorazioni nel plastimodellismo aereo” di A-Falconi – Delta Editrice, dalle foto degli aerei veri e dall’ottimo sito Internet http://users.skynet.be/exotic.planes/.

Foto 22

In definitiva, i colori usati dalla UAEAF sono molto simili a quelli francesi:

  • Grey FS36622 per le superfici inferiori.
  • Sand FS33531 per le macchie chiare delle superfici superiori.
  • Un mix di 70% di Rough Sand FS30219 più 30% di Dark Earth FS30279 per le macchie più scure. Il Federal  Standard Ufficiale per questo colore è il 30219, ma ho reputato opportuno stemperare il tono troppo rossiccio del pigmento scurendolo appunto con il 30279.

Foto 23

Attenzione all’andamento del camouflage perché non è uguale a quello dei Mirage d’oltralpe! Come prima operazione ho dipinto il Gray 36622 della pancia, senza applicare nessun primer che potesse ostruire in parte le incisioni dei pannelli. Poi ho girato il modello, e aerografato il sabbia chiaro 33531; a questo punto, ho modellato dei salsicciotti di UHU Pata-fix che ho poi fatto aderire alla superficie disegnando le varie curve delle macchie scure: con questo metodo si ottengono delle sfumature perfettamente “morbide” e in scala, con bordi molto precisi e nitidi. Per terminare, il radome è stato verniciato in Flat Black, mentre il cono di scarico in Titanium della linea Metallizer ALCLAD.

Foto 24

Weathering: sull’invecchiamento sono rimasto indeciso per qualche giorno. Guardando gli esemplari veri, si può notare come questi siano tutto sommato molto puliti e spesso siano riverniciati di fresco. Era però mia ferma intenzione quella di donare un aspetto più vissuto al modello, se non altro per realizzare una finitura che gli donasse maggiore “profondità”. Diciamo che fino all’ultimo momento non ho avuto le idee ben chiare… ho solo iniziato, e aggiustato il tiro man mano che il weathering prendeva forma!

Foto 25

Per prima cosa ho steso su tutto il kit tre abbondanti mani di Clear Gloss Gunze (non la Future che a volte reagisce con i colori della linea giapponese, crepandoli come quando si spacca la terra arida), per sigillare i colori sottostanti. Successivamente ho eseguito un lavaggio selettivo molto diluito in Bruno Van Dyck su tutte le pannellature, poiché questo colorante a olio ha una gradazione che si avvicina molto ai toni terrosi del mio Mirage. La mossa successiva è stata quella di ripassare e schiarire il centro dei panelli (ho usato il 33531 allungato con qualche goccia di bianco e diluito con proporzioni di dieci parti di alcool a 1) in modo molto casuale, per ricreare quell’effetto “cottura” dovuto all’impietosa azione del sole e della sabbia.

Foto 30

Decalcomanie: per le decalcomanie, l’unica ditta cui rivolgersi è la Carpena Decal. La ditta di Marsiglia produce e commercializza il foglio numero 4828 da cui poter trarre le pochissime insegne applicate sui Mirage di Abu Dhabi. Purtroppo la loro qualità non è di certo eccelsa, e in alcuni casi i colori sono sbiaditi e fuori registro. Inoltre, le decal hanno la fastidiosa tendenza a lacerarsi una volta immerse in acqua… quindi, massima attenzione durante tutta la fase di posa. In compenso, sono molto sottili e reagiscono molto bene ai liquidi ammorbidenti. Per gli stencil e le walk-way invece, ho usato quelli forniti dalla Eduard – di fattura sicuramente superiore e molto più realistici. Un’altra mano di trasparente lucido ha livellato le decalcomanie uniformandole al resto della verniciatura. Sopra di esse, ho ripassato una leggerissima mano ancor più diluita di Sabbia ad aerografo , per la loro desaturazione.

Foto 31

Coclusione: ed è finalmente giunto il momento degli ultimi interventi. Gli unici carichi esterni che ho installato sono i tre serbatoi supplementari, essendo questa una delle configurazioni maggiormente usate, ma in talune immagini si possono vedere anche due missili aria-aria R.555 Magic trasportati sotto i piloni più esterni. Sul muso, sulla presa d’aria sinistra e sotto la deriva dallo stesso lato, ho montato varie sondine anemometriche e indicatori di assetto prelevati dal foglio fotoinciso Renaissance. Sulla gobba, invece, ho disposto una piccola luce di navigazione rossa proveniente dall’ottimo set della CMK numero 010. Il canopy è stato completato aggiungendo due piccole maniglie e il classico specchietto retrovisore, e dopo averlo incollato in posizione rigorosamente aperta, ha finalmente dato il tocco finale al modello.

Foto 28

In conclusione, l’Eduard (o ex Heller… come preferite!) è sicuramente un kit ostico e poco consigliato agli appassionati meno esperti. Ha bisogno di particolare attenzione nel montaggio, e di molte migliorie per essere almeno presentabile. Ricordo però che esso è oramai fuori catalogo da qualche tempo, ma su E-Bay è ancora facilmente reperibile, anche se a prezzi notevolmente esagerati rispetto alla sua qualità (in definitiva mi sento di consigliare di più l’acquisto dell’Italeri).

Foto 29

Ripeto ancora una volta che i prodotti in resina della Renaissance sono molto consigliati, anzi direi quasi indispensabili! A tal proposito, potete trovare informazioni sul loro sito ufficiale www.renaissance-model.com, oppure acquistarli direttamente presso www.kits-discount.com .

Foto 32

Spero che l’articolo sia di vostro gradimento. Buon modellismo a tutti! Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

Tabella corrispondenza colori:

Colore

Federal Standard 595b

Gunze

Humbrol

Life Color

Light Grey

36622

H311

28

UA021

Dark Earth

30279

H72

29

UA089

Rough Sand

30219

H346

118

UA015

Sand

33531

H313

121

UA020

Foto del montaggio (clicca sull’anteprima per ingrandire):

Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard DSCN0347 Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard DSC_4423 DSC_4425 DSC_4427 DSC_4431 DSC_4429 DSC_4432 DSC_4434 DSC_4436Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard

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Kit Review – CMK Conversion Set – F-16I Block52+ “Sufa” in scala 1/48.

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Per chi come me volesse realizzare un f-16I “Sufa” (in ebraico ‘’tempesta’’) partendo dall’ormai raro kit 1:48 hasegawa f-16B\D,la Czech Master Resin offre un kit di conversione a mio avviso interessantissimo, alternativa assai valida e più economica al kit della Isracast.

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Good Bye Saddam – T-72 M1 Irak Panzerdivision “Saladin” dal kit Revell in scala 1/72.

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Il Kit:
La Revell mi lascia sempre meravigliato, dalla bellezza dei suoi ultimi stampi, sia che essi sono aerei o carri.
Il modello, si monta senza nessuna preoccupazione, i pezzi s’incastrano perfettamente e la quantità di dettaglio è ottima.
Ho utilizzato lo stucco unicamente per le taniche di carburante che sono separate in 2 gusci. Il libretto delle istruzioni è nitido chiaro e scomposto in maniera logica.