domenica, Giugno 16, 2024

Douglas F4D-1 Skyray dal kit Tamiya in scala 1/72.

Perché ho scelto lo Skyray Tamiya? La spiegazione è molto semplice! Venivo da mesi di lavoro sul Sukhoi 34 della Italeri in scala 1/72 (che trovate cliccando QUI), uno stampo vecchio, impegnativo e poco corretto che mi aveva costretto a lunghe auto costruzioni/correzioni di tantissime zone. Per riprendermi dalle fatiche volevo un kit semplice, veloce, dai pezzi non soggetto. L’F4D-1 della ditta giapponese faceva proprio al caso mio!

STORIA:

Il piccolo caccia imbarcato F4D Skyray era un monomotore a getto caratterizzato da un’ala a delta composito e dalla mancanza di piani di coda tradizionali; fu prodotto dalla Douglas Aircrafts Corporations a partire dagli anni ’50 su una specifica della U.S. Navy.

Soprannominato “Ford” dai piloti (per via dello spelling derivato dalla sua sigla “F4D – Four-D”) lo Skyray conobbe una breve carriera operativa iniziata nel 1954 con il primo pre-serie, e terminata alla vigilia della guerra del Vietnam nel 1962.  Si rivelò essere un velivolo decisamente agile, molto apprezzato per le qualità di volo e per il notevole carico che poteva trasportare (composto da due cannoni, razzi, carichi sub alari e missili Sidewinder di prima generazione). Di contro la sua nascita fu rallentata a causa dello sviluppo del primo motore, il Westinghouse J-40, che non superò lo stadio di prototipo a causa di problemi del postbruciatore. Questo inconveniente ritardò la messa in linea dello Skyray fino a quando fu scelto il Pratt & Whitney J57-P-2 che equipaggiò tutti gli esemplari di serie. 

Grazie a questa motorizzazione lo Skyray riusciva ad essere un velivolo supersonico superando di poco la velocità di Mach 1.

MONTAGGIO:

Ho deciso di rappresentare il modello in volo sulla falsa riga di un altro progetto già apparso su queste pagine e che potete trovare QUI. La basetta è in forex prestampato prodotta dalla Coastal Kits e a questa, necessariamente, ho dovuto aggiungere un pilota in resina prodotto dalla PJ Productions.

Parto dal cockpit. il dettaglio di questo piccolo gioiello in 1/72 è sufficiente per una realizzazione da scatola degna di tale nome, ma ho comunque voluto aggiungere qualche dettaglio utilizzando sprue filato a caldo, profilati Evergreen e un filo di stagno da 0.2mm ottimo per la sua malleabilità.

Durante la costruzione dell’abitacolo, a dir poco perfetto per come è proposto dalla Tamiya, non avevo calcolato la possibilità che il pilota creasse uno spessore indesiderato all’interno; quindi ho dovuto ridurre lo spessore del figurino sotto la seduta e le gambe per adattarlo agli ingombri del seggiolino. La postura non è perfetta ma a canopy chiuso non si noterà praticamente nulla. Alla fine si è reso necessario eliminare anche i piedi in quanto troppo inclinati e lunghi da toccare il fondo della vasca.

Altro elemento su cui ho dovuto mettere mano è il casco: a seguito dell’intervento di un amico del forum di Modeling Time mi è stato suggerito che quello modellato sul figurino era più adatto per un pilota di Banshee o Panther nel periodo della guerra di Korea. Non mi sono scoraggiato ed ho iniziato la ricerca di un casco simile (identico al 100% credo sarebbe stato impossibile) nella scatola dell’Hasegawa dedicata ai piloti dell’USAF. All’interno, per fortuna, ho trovato un modello con visiera integrata che potesse quantomeno ricordare il P-4B correntemente usato dal personale navigante della U.S. Navy.

Una volta terminate le modifiche ho dipinto il pilota con i seguenti vinilici acrilici Vallejo: Khaki, Leather brown, US Dark Green e Neutral Gray che ho anche mixato tra di loro per ottenere ulteriori sfumature. Queste sono le foto prima e dopo la modifica:

Adesso è tutto pronto per chiudere l’abitacolo, questa volta per gli interni ho voluto provare le tecniche di Villalba dedicate a luci ed ombre, ho evitato il lavaggio ad olio che usavo tradizionalmente e devo dire che l’effetto non mi dispiace affatto. La vasca e il seggiolino li ho dipinti in Tamiya Nato Black, mentre per il cruscotto ho utilizzato la decal da scatola che è davvero molto rigida e difficile da far aderire al quadro. Per fargli copiare la strumentazione di fondo ho dovuto usare una buona dose di Mr. Mark Softer Neo della Gunze e di Micro SOL; alla fine risultato è stato soddisfacente.

Nonostante alla fine si vedrà poco o niente, mi sono comunque dedicato al primo stadio del compressore: ho dipinto la paratia in bianco opaco Tamiya XF-2 (il mio preferito perché molto coprente) e il resto in Alclad Steel. Un successivo lavaggio in nero ha messo in risalto tutti le palette.

A seguire ho incollato i serbatoi sub alari e ho ricostruito con del plasticard da 0.3mm i tappi laterali altrimenti divisi tra i due semi gusci; una volta incollati li ho ulteriormente assottigliati per evitare che avessero un eccessivo spessore.

Gli incastri dei portelloni dei vani carrelli sono molto precisi ma ho preferito colmare qualche piccola fessura con del Mr.Surfacer 1200 della Gunze.

Di fronte al gancio di arresto potete notare due grandi fori che serviranno per il piedistallo. Ho deciso di posizionarli asimmetricamente, rispetto alla linea di mezzeria, per rappresentare il velivolo con un leggero rollio.

Inoltre, nei tempi morti, ho iniziato ad aggiustare e a modificare l’angolazione del supporto in plastica trasparente.

Prima di incollare canopy e parabrezza mi sono accorto di un dettaglio che nel kit non è presente: la palpebra del quadro strumenti era sagomata sul lato sinistro (vista pilota) per ospitare uno strumento di supporto all’appontaggio e per garantire migliore visibilità; ovviamente, ho riprodotto tali dettagli. Ho anche aggiunto gli specchietti retrovisori riprodotti in plasticard assottigliato.

VERNICIATURA, DECAL E WEATHERING:

Finalmente sono giunto alla fase della verniciatura!

L’esemplare da me scelto è il n°16 appartenuto al VMF-115 dei Marines; ho reperito una sola foto di questo velivolo nella quale, ripreso da dietro, si riesce a notare che il colore delle semi ali era più omogeneo e pulito rispetto al resto della fusoliera. Da questo ho dedotto che potesse esser stato riparato e riverniciato in parte, anche per ciò riguarda l’aerofreno destro superiore che risulta molto chiaro. Oltretutto osservando meglio l’immagine si intravede anche un pezzo di stella americana diversa sulla semi ala superiore sinistra, non allineata e parzialmente sovra verniciata con una tonalità di grigio ancora differente: tale dettaglio mi ha dato la quasi certezza che l’aereo avesse subito delle importanti riparazioni e, senza dubbio, la “cannibalizzazione” di alcuni pezzi da un’altra cellula con foggia delle insegne sicuramente diversa.

Per movimentare la livrea e creare un invecchiamento convincente ho deciso di non utilizzare le classiche tecniche del Pre e Post Shading bensì di stendere uno strato di marrone Tamiya XF-64 in modo non omogeneo sulle superfici superiori. Successivamente ho steso il colore della mimetica, il F.S.26440 H-325 Gunze, per velature molto diluite cercando di non coprire del tutto il marrone di fondo. Le superfici inferiori e i flaperon sono in Flat White Tamiya. Per tutte le tinte ho utilizzato la nitro anti nebbia quale thinner.

Le zone di pericolo in rosso attorno agli intake e le walkway ho preferito ottenerle per mascheratura. Questa scelta mi ha portato via un bel po’ di tempo ma, lo dico senza riserve, il modello ne guadagna tantissimo. I particolari sopra citati sono forniti anche in decal dalla Tamiya ma lo spessore e la qualità mediocre ne rende l’applicazione tutt’altro che semplice… meglio verniciare tutto!


A questo punto il mio Skyray in scala ha ricevuto tre mani generose di trasparente lucido Gunze H-30 che ha preparato il fondo per la posa delle decalcomanie del kit. Queste sono state trattate con il Mr. Mark Softer della Gunze poiché il Micro SOL della Microscale non reagisce in alcun modo con il film delle insegne prodotte dalla ditta di Shizuoka.

Come detto qualche riga sopra, ho aggiunto anche la porzione di stella americana (proveniente dal magazzino “spare parts” casalingo) in prossimità della tip alare e ho provveduto a ricreare una mascherina ad hoc per simulare la forma del resto dell’insegna; una volta ottenuto lo stencil, con attenzione e mano ferma, ho spruzzato un po’ di grigio di base schiarito con del bianco.

Le decalcomanie sono state sigillate con un altro strato generoso di Clear facendo riposare il tutto per almeno 24 ore. Poi ho eseguito i lavaggi, con colori ad olio, per mettere bene in risalto le fini pannellature del modello: Bruno Van Dick su tutto l’aereo ad eccezione delle semi ali riverniciate di fresco sulle quali ho optato per un grigio molto chiaro cercando di accentuare, ancor di più, le differenze di tono della mimetica. Sulla pancia dello Skyray ho ricreato le zone di sporco principali, in particolare una valvola situata intorno al primo stadio del compressore che lascia una scia nera molto oleosa e marcata, tutto realizzato con colori ad olio.

Anche la scelta del trasparente è stata dettata dall’obiettivo finale: ho lasciato le ali abbastanza lucide mentre per il resto dell’aereo ho optato per un effetto satinato ottenuto con un mix di H-20 e H-30 Gunze, a seconda del gusto consiglio le proporzioni di 4:6 o 3:7 (in gocce).  Terminati i “washing” ho provveduto a montare tutti i carichi sub alari e i piccoli dettagli, non dimenticate le luci di navigazione che nel mio modello vengono in parte coperte dalla banda tricolore.

Grazie a tutti per avermi seguito, spero che l’articolo possa dare qualche spunto interessante al lettore per realizzare un modello “diverso” dal solito!

Buon modellismo a tutti!

Mattia “Pankit” Pancotti.

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5 Comments

  1. Molto bello, un modello non molto conosciuto ma riprodotto magistralmente, fare dei modelli live non è facile ma tu lo sai fare bene.

  2. Grazie Alessandro, devo dire che ci sto provando prendendo gusto nel dare una pó di dinamicità ad alcuni modelli e spero di farne altri allo stesso modo! Mi ispira qualcosa in atterraggio.. 😛

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