giovedì, Maggio 30, 2024

Tojo Eats Shit! F4U-1 Birdcage Corsair dal kit Tamiya in scala 1/32.

Dopo tanto tempo ho deciso di mettere in cantiere uno dei più bei kit della Tamiya: il magnifico Corsair Birdcage in scala 1/32.

Ero curioso di confermare se il modello fosse all’altezza delle recensioni che avevo letto … e infatti non mi ha deluso! Le stampate hanno un livello di dettaglio altissimo con una serie di rivetti che impreziosiscono la fusoliera e le ali; gli sono incastri perfetti e molti pezzi, una volta accoppiati, nascondono le giunzioni sottostanti riducendo a zero l’uso di stucco.

Il soggetto che ho deciso di realizzare è il “Tojo Eats Shit “, un Birdcage immortalato in una singola foto scattata al Munda Airfield nelle Isole Salomone.

Immagine inserita a scopo di discussione – fonte doogsmodels.com

È ricco di particolari interessanti: per prima cosa è sporchissimo… quasi non si vedono le diverse tonalità di colore. Da una parte ha una elica in buone condizioni, dall’altra due gomme diverse (una tassellata e una liscia). La deriva è grigia contrariamente allo schema tipico che la prevedeva azzurra. Il numero individuale sul portellone sinistro del carrello principale è obliterato e, infine, il bordo d’attacco delle ali appare più scuro come se fosse stato riverniciato di fresco. Insomma un esemplare caratteristico pieno di spunti da riprodurre!

Il modello, costruito con l’intento di ambientarlo all’interno di un diorama in futuro, è stato arricchito con alcuni aftermarket:

  • Barracuda BR32126: nel kit la ditta giapponese fornisce quello che, di fatto, è un Pratt & Whitney R-2800-8W da 2.250 Hp caratteristico delle versioni più tarde del Corsair (a partire dal F4U-1A). Il set della Barracuda permette di eseguire il “downgrade” del propulsore al fine di farlo assomigliare maggiormente al R-2800-8 da 2.000 Hp dei primi Birdcage.
  • Barracuda BR32118 e BR32119: da questi due set ho prelevato rispettivamente uno penumatico con battistrada scolpito (diamond thread) e uno liscio per rappresentare le diverse ruote che equipaggiavano il mio esemplare al momento di essere fotografato.
  • Eduard BigED 3335: il mega set comprende svariate ed interessanti fotoincisioni.
  • Barracuda BC32130 e BC32129: il foglio decalcomanie che include tutte le insegne per il “Tojo Eats Shit!” e la strumentazione per cockpit/consolle laterali dell’abitacolo.
  • HGW 132527: cinture in stoffa pre tagliate… aggiungono davvero tanto dettaglio al seggiolino che è l’elemento più visibile di tutto l’abitacolo.

Il Work In Progress lo trovate QUI!

Interni:

La prima zona cui mi sono dedicato è, come consuetudine, quella dell’abitacolo. Studiando la documentazione ho capito che il colore qui utilizzato era il Dark Dull Green, un verde molto scuro. Personalmente l’ho ricreato utilizzando un mix di 70% XF-26 Tamiya + 30% XF-2 Tamiya + 30% blu scuro Gunze H-326 (15044), ma i più pigri potranno utilizzare anche il Gunze H-302 che ha una tonalità simile.

Per aggiungere dettagli ho utilizzato qualche fotoincisione del Big Ed mentre per gli strumenti mi sono affidato alle decal della Barracuda applicate direttamente sui pezzi originali del kit perché, a mio avviso, il pannello in PE della Eduard risulta troppo piatto per la scala 1/32.

Il cruscotto in plastica ha già tantissimi dettagli stampati e sarà necessario farvi aderire bene sopra le decalcomanie spennellando generose quantità di liquidi ammorbidenti; fortunatamente le Barracuda reagiscono benissimo e si conformano ai rilievi senza troppi problemi.  Vi assicuro che alla fine il risultato appaga le aspettative.

Dopo aver sostituito il sostegno della bombola con una fotoincisione ho verniciato la stessa in giallo divertendomi, poi, a scrostarla utilizzando un marrone rossastro per simularne l’usura.  È importante procedere con cautela usando solo la punta del pennello per evitare di creare macchie di colore troppo grandi e fuori scala.

Il resto degli interni li ho fatti un po’ vissuti con qualche graffio e lavaggi ad olio in bruno Van Dick che ne hanno evidenziato i particolari. Ho anche aggiunto dei cavi utilizzando parte delle PE del già citato set Eduard.

Da ultimo il seggiolino. Ho dato prima una mano di alluminio e poi ho provato per la prima volta il liquido per le scrostature della Mig spruzzandolo ad aerografo. Su di esso ho passato il Dark Dull Green.. dopo diversi tentativi poco riusciti con stuzzicadenti e spugnette varie, per rimuovere la vernice mi sono trovato meglio con un vecchio spazzolino da denti.

Le cinture sono quelle della HGW e prima di applicare il lavaggio ad olio anche su di esse le ho protette con uno strato di lucido. Questa operazione è importante poiché il materiale di cui sono fatte è molto sensibile ai solventi e potrebbe deteriorarsi.  A seguire ho opacizzato il tutto con una mano di Flat Clear H-20 Gunze.

Infine gli ultimi ritocchi, aggiungendo un tubo dell’ossigeno senza maschera (ottenuto avvolgendo su di un tubicino di opportuno diametro del filo di stagno molto fino) e alcuni cavi che andranno collegati ad altrettanti rinvii sui lati della fusoliera.

Il risultato finale del cockpit è questo…!

Motore:

Del motore ho già parlato nella prefazione sottolineando come sia indispensabile utilizzare l’aftermarket della Barracuda per portarlo alla versione corretta. In rete si trovano anche propulsori completamente in resina e già pronti all’utilizzo, ma trovo che con minime modifiche si possa utilizzare quello da scatola e ottenere un pezzo degno del resto del modello. Dopo essermi studiato le immagini sul web per prima cosa ho aggiunto i tubi mancanti sui cilindri nel kit usando del filo di rame da 0.5 mm.

Poi ho aperto dei fori dove vanno inseriti i cavi delle candele e ho incollato dei piccoli spezzoni di tubo in alluminio per simularne l’attacco. I cilindri sono stati verniciati con Alclad Alluminium e poi lavorati con lavaggi in bruno Van Dick ad olio.

Vediamo le modifiche da apportare grazie al set BR32126: i primi Double Wasp R-2800-8 avevano il sistema di iniezione Bendix Scintilla composto da un anello di accensione ad alta pressione tubolare. L’aftermarket propone due magneti da sostituire che non danno nessun problema di adattamento e un anello in resina, il cui montaggio ha richiesto una particolare attenzione già solo per praticare i fori che simulano l’alloggiamento dei cavi delle candele a causa della fragilità del pezzo.

Per i manicotti ho utilizzato le PE della Eduard.

Invece per i tubi di scappamento sono ricorso alla mia formula collaudata che consiste nel verniciarli con Copper Alclad e poi sfumarli con pigmenti come il Track Rust, Standard Rust e Black della Mig al fine di simulare l’effetto della corrosione e fumo. Le parti verniciate in grigio sono state invecchiate col Bruno Van Dick ad olio e con lo Streaking Grime della Mig per ricreare le colature di sporco. Qualche scrostatura a pennello ha poi completato il weathering. Da ultimo i cavi delle candele che a causa del generoso diametro della schermatura avevano dimensioni ragguardevoli. A tal fine ho utilizzato del filo da 0.4mm di stagno (più morbido del rame) che ho fatto passare tra le protezioni dei cilindri praticandovi dei fori.

Il risultato finale è quello che vedete qui sotto.

La scatola propone due stili di flabelli, rappresentati aperti oppure completamente chiusi. Visto che nel Big Ed sono presenti tantissimi dettagli per impreziosire i vari leveraggi che ne permettevano l’azionamento ho deciso di montare le superfici in posizione di massima apertura. Come potete vedere il lavoro è lungo e spesso tedioso, ma ne vale la pena.

 

Fusoliera:

L’elevata ingegnerizzazione del kit fa sì che le semi-fusoliere si accoppino alla perfezione non necessitando, quasi, di stucco. L’unico elemento che mi ha creato qualche problema è stato il tappo centrale del serbatoio carburane davanti al windshield; lo stesso, una volta chiusa la carlinga, ha un diametro leggermente inferiore rispetto al suo alloggiamento e questo mi ha costretto a saldare il pezzo con abbondante uso di colla cianacrilica per poi reincidere la pannellatura persa utilizzando una sagoma circolare in Plasticard realizzata ad hoc con il plotter da taglio.

La Tamiya offre anche la possibilità di realizzare le ali ripiegate ma ho deciso di mantenere intatto il caratteristico profilo dell’aereo optando per le superfici estese. Le parti interne erano verniciate in Salmon Pink per la cui formula mi sono basato sul mix Tamiya 5 gocce di XF-10 + 5 di XF-7 +2 di XF- 4+ 3 XF-7.

Nei vani carrelli ho realizzato delle scrostature spruzzando dapprima il Salmon Pink, poi posizionando del sale (Video Tutorial Tecnica del Sale) e infine verniciando con il Light Gull Grey FS 36440 delle superfici inferiori. Quindi ho aggiunto un po’ di cavi usando il filo di stagno della Plusmodel che essendo morbido si adatta senza fatica alle forme del vano.

Colori:

La verniciatura ha rappresentato, sin dall’inizio, la vera sfida di questo progetto. Mi sono basato in parte sullo schema presente nel foglio istruzioni della Barracuda, in parte sulle poche foto del velivolo originale cercando comunque di rimanere fedele alla documentazione.

Immagine inserita a scopo di discussione – fonte themodellingnews.com

Ho quindi deciso di colorare in grigio la deriva che usualmente era in Blu Grey e di realizzare sulla fusoliera la separazione lineare dei due colori, così come la vedete in foto. Ho dipinto però solo un’insegna per ala (destra inferiore e sinistra superiormente) perché, a mio avviso, dall’immagine originale si può capire che quello sotto la semi ala sinistra è probabilmente solo un riflesso della luce.

Inoltre la Barracuda suggerisce di dipingere la parte anteriore delle ali in un blu decisamente più scuro rispetto al resto dell’aereo come se i bordi d’attacco fossero stati ritoccati a seguito di un intervento di manutenzione o di semplice usura. Questo dettaglio è riscontrabile e confermato anche dalla foto del velivolo in scala 1:1 per cui ho deciso di riprodurlo optando per l’uso della stessa vernice di base non desaturata come se fosse stata passata di “fresco” (al contrario il produttore delle decal suggerisce l’utilizzo del Non Specular Sea Blue o un generico Dark Blue).

Dopo il canonico pre-shading ho iniziato a stendere i colori della mimetica. Per il Blue Grey (F.S. 35189) sono partito da un mix di 6 gocce di XF-18 + 1 di XF-23 + 2 di XF-2. Il colore risultante all’inizio è un po’ carico e deve essere successivamente schiarito e invecchiato.  Per le superfici inferiori ho utilizzato il grigio (F.S. 36440) composto da un’ulteriore miscela Tamiya fatta di 15 gocce di X-2 + 8 di XF-55 + 4 di XF-12. Questa base tende ad assumere una tonalità un po’ calda e va poi corretta nel post-shading con l’aggiunta del bianco.

A proposito del post-shading, sono dell’idea che la scala 1/32 costringa ad applicare in modo diverso questa tecnica. Allo scopo di evitare un effetto “piastrellato” delle superfici superiori ho spruzzato il colore schiarito random e a spot in modo da spezzare l’uniformità della vernice di base, aggiungendo anche diverse passate diluite di XF-23, del bianco e anche un poco di grigio chiaro.

Per le parti telate ho accennato delle ombre come fatto anche in questi articoli (Click QUI e QUI), cioè coprendo la centinatura con striscioline di nastro e spruzzando il colore di fondo scurito ai lati per realizzare le ombre. Tolte le maschere ho ripassato il Blue Grey puro extra diluito per amalgamare i contrasti.

In alcuni punti delle ali erano spesso presenti delle scrostature che lasciavano intravedere il primer giallo al cromato di zinco che preveniva la corrosione dei metalli sottostanti; in alcuni casi il chipping interessava anche lo strato protettivo lasciando scoperto l’alluminio vivo.  Per simularle, sopra una base di Alluminium Alclad (protetta da lucido) ho spruzzato il “Chipping Fluid” della Mig e poi il giallo XF-4 Tamiya. Una volta asciutto ho bagnato le superfici interessate e con un pennellino a setole dure ho fatto comparire lo strato di metallizzato.

Poi ho ripetuto il medesimo procedimento (mi raccomando, lucidate sempre con il Clear prima del successivo passaggio!) ma questa volta stendendo il Blue Grey e picchiettando per far riaffiorare lo Zinc Chromate intermedio (in alcuni punto sono arrivato anche fino al metallo). Per le bande antiscivolo invece ho usato un mix Tamiya di Rubber Black e German Grey. Le scrostature in questo caso sono realizzate usando la tecnica del sale (come visto nel video tutorial più sopra) in modo da avere bordi più netti e limitati.

Pur avendo acquistato le già citate decal della Barracuda ho optato per verniciare integralmente le stelle americane (che in questa scala hanno dimensioni importanti); le maschere me le sono ricavate utilizzando ancora una volta il mio fidato plotter da taglio e del vinile. Sul bianco, che in parte copre la parte telata, ho applicato delle sottili strisce di nastro sulla centinatura e successivamente ho spruzzato il bianco scurito con del grigio sui bordi delle strisce in modo da creare delle leggere ombre. Il blu della stella è il F.S. 15044 (Gunze H-326).

Anche le walkway lungo le ali sono state aerografate dopo un paziente lavoro di mascheratura col nastro kabuki.

Effetti “speciali”:

E’ arrivato quindi il momento di “sporcare” il Tojo, visto che il soggetto della foto ha un aspetto talmente trasandato che quasi non si distinguono i colori!
Per ricreare la cottura della vernice e le macchie di salsedine sono nuovamente ricorso alla tecnica del sale. Dopo aver dato una mano leggera di lucido per proteggere in parte il lavoro fin qui realizzato, ho bagnato il modello con acqua mescolata con una goccia di sapone per piatti (in modo da rompere la tensione superficiale del liquido) e l’ho cosparso con sale grosso macinato a mano per avere granelli di dimensioni diverse.

A seguire ho steso ad aerografo una prima mistura di smalto Tan (Gunze Mr. Color C-44) e Light Grey (Gunze Mr. Color C-11) diluitissimo (4 gocce di vernice in 120 di diluente). Ho ripetuto l’operazione pedissequamente una seconda volta con l’Engine Grey (Gunze Mr. Color C-339) e una punta di marrone (Gunze Mr. Color C-310), non prima però di aver lavato completamente il mio Corsair sotto acqua corrente al fine di eliminare tutti i residui di sale (passaggio importantissimo e da non tralasciare!). Sotto la pancia ho passato solo il miscuglio grigio scuro visto che l’effetto del sole è nullo.
Inevitabilmente il lavoro precedentemente fatto con il post-shading si è appiattito, ma l’insieme dei passaggi renderà l’idea della patina caratteristica lasciata dagli agenti atmosferici.

Come ogni “insalata” che si rispetti, dopo il sale è stata la volta dell’olio…! Per ammorbidire un poco i contrasti ho utilizzato la tecnica del dot fading. In pratica con un pennello sottile ho lasciato sulle varie zone dei piccoli puntini di diversi colori ad olio.

Tra tutti quelli che potete vedere nella foto sopra ho usato essenzialmente un grigio verde, un grigio rosato, un azzurro, un Grigio Payne, un bianco sporco e un terra ombra bruciata. Sulle superfici inferiori, invece, ho usato le varie tonalità in modo da creare un velo quasi impercettibile che ha attenuato le transizioni troppo forti nella verniciatura.

Il kit Tamiya è impreziosito da innumerevoli rivetti che corrono lungo tutta la struttura dell’aereo. Per farli risaltare ho effettuato dei lavaggi, sempre con colori ad olio. Sulle zone in grigio ho usato un grigio medio, rinforzandolo con un tono più scuro vicino al motore. Sul Blue Grey ho utilizzato il Grigio Payne e in alcuni punti un grigio scuro.

Ho aggiunto anche le colature di carburante che molto spesso si vedevano intorno al tappo del serbatoio. Allo scopo ho usato l’olio Bruno Van Dick molto diluito e dato in più strati: i primi quasi impercettibili e gli ultimi un poco più densi per le tracce più fresche.
Poi ho ulteriormente sporcato la parte anteriore della fusoliera usando il “Fresh Oil” della Mig diluito con del solvente in modo da non marcare tropo l’effetto. Infine ho realizzato random delle sporcature con un washing marrone scuro, soprattutto nei recessi dove maggiormente si sarebbero accumulati residui di liquidi idraulici e altri elementi che sul Tojo non mancavano di certo!

Anche i carrelli sono stati impolverati con dei pigmenti chiari per ricreare il pulviscolo delle piste.

Da ultimo il weathering sull’elica. Nella foto sembra nuova e illibata ma è anche vero che le pale si consumavano praticamente quasi solo dietro a causa della sabbia corallina che ha un alto potere abrasivo.

Così, dopo averla verniciata in alluminio protetto da uno strato di trasparente, ho ancora una volta usato il prodotto per scrostature su cui ho spruzzato il nero. Dopodiché, con una carta abrasiva finissima bagnata, ho consumato la vernice come avevo visto in alcune foto dei velivoli reali aggiungendo anche dei graffi sulle tip e bordo anteriore delle pale.

 

Tocchi finali:

Giunto a questo punto ho potuto dichiarare conclusa la verniciatura che ho subito sigillato con più mani di Flat Clear Gunze H-20. Per i fumi dello scarico ho dapprima tracciato delle scie con un mix acrilico di Tan e German Grey ad aerografo, poi ho rifinito il tutto con Dark Brown e Rubber Black (tutte le vernici sono state diluite quasi al 90% per ottenere una sfumatura morbida e in scala). Poi ho usato vari pigmenti, dal marrone chiaro al marrone ombra bruciata passando poi al terra russa e infine al nero. La parte finale della scia l’ho schiarita con dei pigmenti grigi.

Sulle volate delle mitragliatrici ho ricreato il nastro che veniva applicato per impedire che la sabbia fine delle isole del Pacifico le ostruisse. Per farlo ho usato dei pezzetti di decal ritagliate dalle coccarde della scatola.

Ho montato quindi l’antenna usando il mio fidato filo elastico della EZ line. Con dei tondini di alluminio ho cercato di riprodurre quanto visto in foto per simulare gli isolatori.

Infine ho incollato le varie luci di navigazione e posizione; per farlo in maniera corretta mi sono basato sul libro Squadron Signal – Detail and Scale poiché avevo qualche dubbio sulle lampade della parte superiore delle ali (di colore blu) e sulla presenza di quella bianca installata solo sull’ala destra (effettivamente montata). Alla fine ho deciso di fidarmi di chi certamente ne sa più di me.

Conclusioni:

Il Corsair è forse uno degli aerei più affascinanti mai prodotti, con il suo profilo inconfondibile che tanto ricorda le ali degli uccelli. La Tamiya ha reso agevole e divertente costruirne uno dotando questo kit di tantissimi pezzi che, comunque, vanno insieme senza il men che minimo problema.  Alla fine l’unico difetto che posso trovare è la difficoltà di esporlo in vetrina… Con 39 cm di apertura alare è un colosso che fa sparire gran parte dei modelli vicini…..!

Buon modellismo a tutti! Andrea “nannolo” Nanni.

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Comments

  1. Semplicemente fantastico!!! Non ho altre parole per descrivere il tuo lavoro ed il tuo articolo: complimenti davvero!!!

  2. Che dire complimenti!!! È la sua descrizione per assemblare il tutto è molto affascinante ti fa innamorare di più il costruire modellini. Bravo

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