Tra i miei miti modellistici/aeronautici cāĆØ un velivolo, in particolare, che riscuote sentimenti di riverenza, rispetto, passione, amore (ma non ditelo a mia moglie). Eā IL modello che non mi stancherei mai di fare per lāappagamento che mi restituisce ogni volta che ne metto uno in vetrina (a tuttāoggi ne ho tre in vetrina ma negli anni ne avrò modellati almeno una ventina tra 1/48 e 1/72, di tutte le versioni). A Grosseto nel 1999 sono riuscito a godermi una delle sue ultime esibizioni di volo in Italia. Non sto parlando dello āspilloneā ma del PHANTOM!
āLāaereo che ĆØ un aviazione completaā
CosƬ veniva descritto il Phantom in una pubblicitĆ dellāepoca a testimonianza della sua duttilitĆ operativa che lo ha portato ad essere tra gli aerei di maggiore successo di tutti i tempi con più di 5.000 esemplari costruiti. Non starò qui a fare una descrizione storica perchĆ© ci vorrebbero centinaia di pagine e perchĆ© ci sono ottimi testi in giro. Le uniche critiche, paradossalmente, vennero mosse proprio da uno dei suoi principali utilizzatori, lāUSAF, ma questo perchĆ© la filosofia di questo aeroplano (nato per la U.S. Navy) mal si adattava ai desiderata dellāAir Force, o meglio, dei suoi piloti, che invece richiedevano un monoposto leggero, agile, veloce, esuberante e dotato anche di armamento fisso, cosa che ebbero solo con i successivi F-15 ed F-16 progettati molto diversamente.
Il modello:
Come per il velivolo che rappresentano, anche la āHasegawa Phantom family 1/72ā sono kit leggendari per qualitĆ . Lāunica critica che si potrebbe muovere ĆØ la spartanitĆ del cockpit e di alcuni altri dettagli (ugelli di scarico in particolare). Per il resto le incisioni sono stupende. Credo, forse, (ma ĆØ una mia opinione) che le versioni a āmuso cortoā del kit siano più fedeli come linee rispetto alle versioni E/G a āmuso lungoā.Ā La scatola di partenza ĆØ una delle tante proposte dal catalogo e permette di rappresentare una versione āDā post-Vietnam, mimetica SEA (South East Asia), con insegne varie del Bicentenario del 1976.
Ovviamente prendete la scatola come una ottima base di partenza perchƩ il resto potete mettercelo voi tranquillamente (colorazione, migliorie, decals). Io al solito ho lavorato in scratch anche se per alcuni elementi (cornici tettucci, specchietti) mi sono affidato alle fotoincisioni Eduard.
Un piccolo consiglio dāesperienza: i perni di riscontro dei piloni, dei serbatoi supplementari e degli stabilizzatori, se potete, segateli via e rifateli più robusti controllando lāincastro perchĆ© cosƬ come sono lasciano passare molta āluceā una volta posizionati e non sono per niente robusti. A me sono saltati via gli stabilizzatori (tutto giĆ verniciato, velivolo compresoā¦. Arghhhh!!!!) e sono stato, quindi, costretto a dover rifare i buchi in fusoliera ed i relativi perni cosa non molto salutare per i miei nervi in quella fase. Per il resto un poā di attenzione ci vuole anche per evitare che sparisca, causa carteggiature/stuccature, il bel dettaglio superficiale.
Coloriamo il Phantasma!
Le colorazioni rappresentabili di questa versione āDā possono spaziare davvero molto. Restringendo però alla sola USAF, possiamo limitarci (si fa per dire) alla giĆ citata colorazione SEA a tre toni e le sue varianti successive āwrap roundā, la Ā Europe 1, la āHillGrayā e la āADC grayā. Per movimentare un poā la collezione la mia idea ĆØ stata di fare un esemplare dellāAir National Guard in ADC gray anche se la finitura lucida e pulita di questi velivoli un poā mi faceva storcere il naso. Poi, per caso, sul web ĆØ uscita una foto ed ĆØ stato amore a prima vista (non ditelo ancora a mia moglie).
Come vedete il velivolo ha una colorazione ADC Gray ma presenta una finitura non riflettente, bande rosse ed i serbatoi provenienti da un esemplare mimetico, nonché un livello, anche se minimo, di usura operativa. Inoltre sotto le ali è agganciata una bomba Walleye AGM 62. Questa fusione di colori e configurazione di carico ha attratto subito le mie simpatie!!!
Il colore ADC Gray o meglio āAir Defense Command Grayā ĆØ un grigio celestino lucido usato sugli aerei in forza, appunto allāAir Defense Command, in pratica il comando responsabile della difesa del suolo Nord Americano, un colore che denotava subito un uso esclusivo aria-aria dei mezzi non contemplando altro utilizzo.
Per rappresentare questa vernice mi sono affidato allāottimo Gunze H-57. Ovviamente ho proceduto con uno schiarimento sul centro dei pannelli per ravvivare un poā il tono. Su consiglio dellāottimo amico Enrico (Enrywar67) di Modeling Time ho provato a diluire i colori Gunze con il diluente Nitro al posto del diluente Tamiya. Sicuramente puzza di più (a casa evitatelo) ma la finitura ottenibile risulta liscia e setosa (in pratica la Nitro agisce da āritardanteā ottenendo un tempo di essiccazione più lento del colore, rispetto alla diluizione con alcool, ma evitando cosƬ lāeffetto cipria).
Si passa poi allāelemento più caratteristico del velivolo: le bande rosse. Sulle foto il rosso assume una tonalitĆ molto calda che vira verso lāarancio, quindi ho usato il giallo come colore di ātaglioā del rosso. Ho usato i colori Vallejo perchĆ© il mix giallo/rosso risultante mi sembrava più giusto come tonalitĆ rispetto allo stesso fatto Tamiya. Il rosso Tamiya puro risulta un poā freddo e scuro rispetto al rosso Vallejo.
Ovviamente una buona mascheratura sarĆ fondamentale per la buona riuscita del lavoro.Ā Una volta ottenuto il nostro schema ho lucidato il tutto e fatto un lavaggio grigio scuro nei pannelli sigillandolo ancora con la Future per la posa decals.
Questāultime sono davvero minimali (Stars, numeri, scritte varie) e mi ĆØ bastato dare fondo al magazzino avanzi.
Fatto questo, ho guardato il modello e mi sono detto āWowāā¦e quando dico āWowā vuol dire che sono soddisfatto! I colori, i numeri, le stelle, le scritte US Air Force, ha davvero un aspetto tipicamente Yankee! In pratica per me cāĆØ tutta la quintessenza della definizione di āAmericanoā!!!!
Diorama:
Forse parlare di diorama ĆØ un poā eccessivo visto che, alla fine, si tratta di una rappresentazione della pista. Lāelemento di stacco in questo caso ĆØ un carrellino compressore proveniente dal Ground Equipment Set Hasegawa. Allāepoca della foto (1973) questi erano dipinti in giallo (oggi le norme STANAG NATO prevedono lāuso del verde per queste dotazioni) quindi, dopo aver montato i vari pezzi, ho dato una base nera opaca al tutto e, dopo, il giallo Tamiya. La base nera, in pratica, costituisce un ombra artificiale nei recessi se avremo lāaccortezza di non coprire tutto con la mano successiva di giallo. I lavaggi e lāusura completeranno il lavoro.
Conclusione:
Eccolo qua terminato il mio F-4D Phantom II, 67-455, in forza allāU.S. Air Force Development Test Center (ADTC), rappresentato in questa foto nel 1973 durante un dispiegamento a Keflavik (Islanda) impegnato in chissĆ quali test.
Sono abbastanza soddisfatto del risultato perchĆ© sicuramente ĆØ una colorazione originale, nel panorama delle livree usate dal Phantom, per la varietĆ dei colori e la particolaritĆ di alcuni elementi.Ā Ho tante scatole bellissime nellāarmadio ad attendere pazientemente un mio cenno di attenzione modellistica ma, alla fine, mi piace sempre riavere tra le mani la sagoma aggressiva dellāF-4 (nella versione āDā in particolare), la cui silhouette particolare mi ha sempre affascinato fin da piccolo!
Buon modellismo a tutti!
Massimo – PitchUp – De Luca.
















Bel Phantasma Max!
Superbo F-4 D Phantom con una colorazione che ha sempre lasciato un po’ a desiderare, ma in questa veste Test e per di più in Islanda lo rende davvero irresistibile…