Il P-47 Thunderbolt è uno tra i più noti aerei alleati della Seconda guerra mondiale. Tozzo, enorme e potente, era molto amato dai suoi piloti grazie alla sua robustezza e la capacità di sopportare danni estesi. Di questo magnifico velivolo ne sono state prodotte diverse versioni, con delle differenze più o meno evidenti tra l’una e l’altra, a cui prestare attenzione quando si va a riprodurre in scala uno specifico esemplare. Dal momento dell’uscita del kit MiniArt all’effettivo acquisto il passo è stato breve, più che altro perché ero molto curioso di capire se questo new tool fosse davvero in grado di “mandare in pensione” il buon vecchio Tamiya. Ho scelto il kit con codice 48009 del P-47 D-25 che la ditta ucraina propone come “Basic Kit”.

Dalla prima analisi dei pezzi lo stampo appare molto bello, pieno di dettagli ben definiti e ben curati. A proposito di “dettagli”, forse sono perfino troppi… personalmente, ho trovato eccessiva tutta la rivettatura delle superfici esterne; nelle foto storiche, anche ravvicinate e di buona qualità, non si riesce a percepire tutta quella che la MiniArt ha riprodotto su questo Thunderbolt in scala. Sarà una questione di gusti personali oppure di moda attuale, ma foto alla mano preferisco ancora il dettaglio, minore ma corretto e non esasperato, del Tamiya. La scomposizione è tale da poter inserire nelle scatole solo i pezzi necessari a realizzare la specifica versione proposta, ad eccezione di alcuni piccoli particolari comunque inutilizzabili singolarmente. Questo non vuol dire, però, che sia un kit “restrittivo”: quello che serve c’è tutto e anche con più opzioni dove previsto (per esempio vengono forniti tre set completi di ruote con battistrada differenti). Il vero punto forte di questo prodotto sono le decal: corrette in colori e dimensioni, ben realizzate, e per di più, stampate da Cartograf. Se vi procurate una lente d’ingrandimento potrete addirittura leggere chiaramente anche gli stencils più piccoli.

Da parte mia questo Thunderbolt ha avuto una storia un po’ travagliata. Partito come test di confronto con il diretto concorrente di casa Tamiya, senza un’idea precisa sul soggetto da rappresentare, ho successivamente deciso di realizzarlo da scatola e completarlo con le insegne di uno dei due esemplari proposti. Alla fine, dopo svariati mesi, l’ho accantonato per poter terminare altri progetti già avviati. Facendo le solite ricerche on line, un giorno sono incappato in un P-47D-28 col quale è stato amore a prima vista; dopo essere riuscito a trovare delle decal per quello specifico soggetto, ho iniziato a studiare le differenze tra la variante proposta dal kit e la D-28.
La più evidente sta nel tipo di elica montata. Il kit ne fornisce solo una, corretta per il D-25, anche se è sempre da verificare con le foto del proprio esemplare perché spesso sul campo venivano sostituite. Il Thunderbolt da me scelto, al contrario, montava una A.O. Smith Asymmetrical che ho reperito dal provvidenziale Tamiya (in base alla scatola, la ditta giapponese fornisce più scelte). Il perno di fissaggio è più grosso, per adattarla mi è quindi bastato allargare l’alloggiamento sulla campana (al contrario, l’elica MiniArt ha un perno davvero esile e a rischio rottura). Le tip delle pale sono state verniciate in giallo. Le A.O.Smith, inoltre, avevano delle ulteriori linee sottili per permettere ai meccanici di distinguere velocemente il tipo di elica proprio in virtù alle frequenti sostituzioni dovute agli aggiornamenti, alla disponibilità delle forniture ed anche alle preferenze del pilota.

La seconda modifica ha riguardato il motore. Per ottenere una corretta rappresentazione del Pratt & Whitney R-2800-59, coerente per la versione D-28, bisogna omettere il pezzo GC13 e sostituirlo con un tappo (ottenuto con un pezzo di Plasticard); fatto ciò occorre ricreare il governo dell’elica al posto del pezzo GC9. Per informazioni più accurate vi rimando comunque al WIP, dov’è stato ampiamente discusso e documentato.
Il corpo principale del propulsore è stato verniciato con l’Aluminium AK Xtreme Metal, mentre la campana anteriore con un mix ideato dal nostro amico del forum Luca (Madd 22), composto da 8 parti di XF-53, 2 parti di XF-8 e 4 parti di XF-69. La parte interna della naca motore richiede un po’ di ricerca fotografica perché poteva essere sia in Interior Green, sia in metallo naturale come nel caso del mio Thunderbolt. Anche per questa zona ho scelto l’Aluminium sopra menzionato.


Un’informazione utile a chi andrà ad affrontare questo Thunderbolt: le istruzioni per l’assemblaggio del motore dei kit “Basic” differiscono da quelle degli “Advanced”. Se si vuole montare tutto chiuso le indicazioni della scatola “Advanced” propongono una soluzione alquanto assurda, se non impossibile, da attuare ed è quindi bene basarsi su quelle fornite dal “Basic” facilmente reperibili online. Il modello, a prima vista accattivante, ha iniziato a mostrare i primi difetti già dalle prime fasi del montaggio. I pezzi vanno tutti accuratamente puliti dalle linee di stampo, anche quelli più piccoli e fragili, e ci sono delle bave di stirene in più di qualche punto. Una volta rifinite, le parti combaciano abbastanza bene ma per riuscire ad assemblarle ricorrendo ad un uso minimo dello stucco è necessario eseguire molte prove a secco e piccole correzioni. Insomma, non è un Tamiya e ci vuole davvero molto tempo per curare tutto.



Il cockpit è stato realizzato da scatola: la vasca è verniciata con Gunze H-302, che ha un’ottima corrispondenza con il Dark Dull Green, ed i particolari verniciati a pennello con vinilici AK. Sono, poi, seguiti i lavaggi con un colore ad olio marrone molto scuro. Gli strumenti del quadro e gli stencil sono tutte decal provenienti dal foglio del kit. L’unico elemento che ho modificato sono le cinture sulla seduta del seggiolino che, da stampo, hanno una forma davvero inaccettabile e per nulla realistica.

I vani carrello sono davvero ben dettagliati e necessitano solo dell’aggiunta di due piccoli tubi del pistone che movimenta la gamba del carrello. Sono stati verniciati con Tamiya XF-4 su cui, successivamente, ho eseguito i lavaggi ad olio in marrone scuro.

Prima di chiudere le due semi fusoliere mi sono sentito in dovere di migliorare gli scarichi delle wastegate, forando la plastica e realizzandoli da zero con un tubo in ottone e due dischetti di Plasticard.


Sempre con le dovute prove a secco e piccole modifiche alla plastica, alla fine il kit si mette insieme abbastanza bene. L’unica nota negativa è che dove occorrono stuccature o lisciature è assolutamente necessario ripristinare pannellature e rivetti, una montagna di rivetti, operazione a volte non facile e che necessita di molte di ore di lavoro.




Dopo aver curato il più possibile le superfici che hanno subito delle lavorazioni, ho deciso di passare l’Aluminium della serie AK Xtreme Metal direttamente sulla superficie senza dare prima un fondo nero. Successivamente, ho differenziato alcuni pannelli cercando di basarmi sulle foto, dapprima con una tonalità metallizzata differente, e poi uniformando un po’ con delle leggerissime passate di Aluminium fino ad ottenere un contrasto piacevole alla vista e non troppo marcato.



A seguire, ho protetto il modello con una mano leggera di lucido X-22 Tamiya e ho verniciato tutte le parti in azzurro scartando l’uso delle decal (seppur fornite nel foglio della Bombshell). L’antiriflesso, che su questo Thunderbolt si estendeva dal muso alla coda, è verde oliva Mr. Color C-12, la parte anteriore del motore in blu Tamiya X-14, gli scacchi sui flabelli del motore e le bande nere in coda di riconoscimento, tipiche del teatro Europeo di quel periodo, in Tamiya XF-1. Su questo particolare velivolo era nera anche la base della deriva.



Sono, quindi, passato ai lavaggi eseguiti con lo Starship Flit della Abteilung 502. In questa fase ho avuto l’accortezza di evidenziare solo le pannellature, e non i rivetti, per non appesantire l’effetto visivo totale. Ho scelto questa via perché, a mio avviso, il risultato finale è molto più equilibrato. Dopo il lucido X-22 Tamiya a protezione ho applicato le decal. Di buona fattura anche le Bombshell (il foglio ha il codice BS48012) che ho utilizzato esclusivamente per le insegne specifiche del soggetto; a tal proposito, fortunatamente esiste una serie di buone foto che ritraggono il P-47 con serial number 229173 anche da molto vicino, e non ho potuto far a meno di notare delle discrepanze tra i nomi degli specialisti e del pilota stampati sul foglio. Oltre ad essere diversi, anche il carattere utilizzato dalla Bombshell è completamente inventato (sembrerebbe un semplicissimo “Comica Sans” di Windows).




Altre ditte di settore hanno utilizzato i medesimi nominativi nei loro prodotti, quindi le conclusioni a cui sono giunto sono due: si sono tutti copiati a vicenda, oppure il Thunderbolt proposto nei fogli aftermarket si riferisce ad un periodo differente rispetto a quello delle foto pubblicate sopra. Ad onor del vero, durante le mie ricerche non sono riuscito a trovare altre immagini che possano avvalorare questa tesi quindi, in definitiva, ho deciso di tenere il modello così com’è.




A questo punto sono seguite un po’ d’invecchiamento e sporcature varie ottenute con colori ad olio e pigmenti, senza esagerare e comunque compatibili con lo stato d’usura dell’esemplare raffigurato. Per la finitura finale ho scelto l’opaco sulle zone verniciate (fregi in azzurro, simboli di teatro e anti riflesso) mentre sul metallizzato ho optato per il semi-lucido. La colorazione dei piccoli dettagli e l’assemblaggio degli ultimi pezzi, preparati separatamente, hanno completato il modello. L’unico aftermarket che ho deciso di utilizzare, oltre alle decalcomanie, è stato il tubo di pitot della Master.




In conclusione posso affermare che quello presentato in questo articolo è un kit che necessita molta cura e attenzione, per nulla semplice da mettere insieme. Tralasciando la questione rivetti, trovo discutibile la scelta di non fornire i flaps estesi anche nella scatola “Basic” visto che era una posizione caratteristica dei velivoli parcheggiati; la MiniArt include anche due gambe di forza dei carrelli (una con ammortizzatore completamente esteso, e una completamente compresso) entrambe non realistiche. Attualmente stanno uscendo alcuni aftermarket che sicuramente aiuteranno a migliorare alcuni aspetti di un prodotto, per fortuna, comunque corretto in quanto a forme e dimensioni. Me lo sono sudato ma questo Thunderbolt in scala, alla fine, mi piace!




Questo modello new tool è riuscito a soppiantare il Tamiya? A voi l’ardua sentenza.




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Andrea – Aquila1411 – Dal Pont











