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McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:32
da miki68
Perchè costruire l'Hornet Prototipo?
Se mi chiedete qual è il modello della vita, la risposta è facile: questo. E dico “della vita” perché questo progetto nasce nel 1986. Quarant’anni fa.
All’epoca frequentavo le superiori e avevo scelto la specializzazione in Aeronautica all’Istituto Tecnico Malignani di Udine. Una scelta fatta d’istinto: non sapevo praticamente nulla sull’argomento. Per fortuna mi ritrovai in una classe splendida, con compagni che sento ancora oggi. Lorenzo, in particolare, mi introdusse al modellismo e mi insegnò le basi. Quella, per me, resta la mia “Golden Age” modellistica.
Uno dei primissimi kit che comprai — al supermercato sotto casa — aveva in copertina un aereo bianco e blu. Lo montai in un weekend d’aprile del 1985 e lo colorai con risultati… modesti. Era l’F‑18 Hornet prototipo, Italeri, scala 1:72. È lì che affondano davvero le radici di tutta questa storia, anche se per arrivare al modello che vedete oggi ci è voluto parecchio. Ve la faccio breve, promesso.
Febbraio 1986: compro Aerei Modellismo. Erano tempi in cui le notizie viaggiavano solo su carta. C’era un articolo su come trasformare il modello Monogram del prototipo F‑18 in versione di serie, con le insegne del VX‑4 “The Evaluators”. Roba impegnativa, ma io stavo crescendo in fretta — e di lì a poco sarebbe arrivato anche il mio primo aerografo. Decido di provarci.
Estate: giro i negozi di Udine. Il kit Monogram è introvabile. Resta solo l’Italeri in 1:48, il fratello maggiore di quello montato l’anno prima. Si diceva “O così o Pomì”, e lo presi.
Studio quel che ho: la rivista, la monografia Delta, qualche foto recuperata qua e là. Armato di plasticard, colla e stucco Tamiya mi metto a chiudere i fori delle LEX. Mi accorgo presto che i materiali non tengono il passo delle mie ambizioni. Mancavo di tutto: competenze, attrezzi, materiali giusti. Sapevo solo costruire “da scatola”, seguendo le istruzioni. Le riviste erano avare di dettagli, il sapere era circoscritto. Lo costruisco, ma non sono soddisfatto. Un amico mi dà una mano con una prima mano di primer grigio medio, poi lo richiudo nella scatola, in attesa di capire come proseguire.
Il tempo passa, io cambio, il mondo cambia e dopo 15 anni finisce nel cestino: ormai il mercato era pieno di kit ben fatti del velivolo di serie, non aveva più senso insistere. Ma proprio in quel momento mi viene l’idea: e se lo facessi prototipo?

Fare un prototipo è un lavoro difficile!
Qui ho imparato una lezione: fare un prototipo è tosto.
Primo: quando un aereo nuovo viene presentato, le case modellistiche corrono a sfornare il kit — vince chi arriva per primo sugli scaffali.
Secondo: negli anni ’70‑’80 la documentazione era scarsa, e tra velocità e precisione vinceva sempre la velocità.
Terzo: i produttori sapevano che quei velivoli sarebbero diventati di serie in fretta, e che i modellisti avrebbero voluto le insegne operative. Gli stampi venivano quindi aggiornati rapidamente, in attesa che qualche marchio più serio uscisse con un prodotto fatto bene.
Morale: rifare un prototipo significa mettersi a caccia di quattro cose.
1. Documentazione d’epoca sulla configurazione del velivolo — ormai fuori catalogo.
2. Foto. Tutte quelle che si trovano, da studiare pixel per pixel.
3. Scatole originali, uscite prima delle correzioni agli stampi.
4. Decals aftermarket, per integrare quelle originali spesso inutilizzabili.
Per mettere insieme tutto questo ci voleva internet. E infatti ho dovuto aspettare: siti per scovare vecchie monografie, mercatini online per le scatole introvabili, set di dettaglio, kit di scorta per i pezzi mancanti.
Negli anni ho accumulato diverse scatole di Hornet. La prima, la ESCI: scartata, troppo approssimativa. Poi alcune Italeri già aggiornate alla versione di serie: pensavo di poterle retrofittare a prototipo seguendo i segni rimasti sullo stampo, ma niente da fare, dopo un paio di tentativi falliti. Poi arriva il kit Hasegawa “30° Anniversario”, un F‑18C celebrativo con decals per la livrea bianca e oro del primo prototipo: avrei potuto fermarmi lì, ma era comunque un velivolo di serie. Io volevo il prototipo vero, con tutte le sue caratteristiche. Alla fine, dopo tanta ricerca, recupero due scatole del kit originale Italeri — proprio quello che avevo comprato tutti quegli anni prima.

Il prototipo dell'Hornet non è il YF-17 Cobra!
Prima di raccontarvi la costruzione del modello, voglio chiarire una questione: YF‑17 Cobra e F‑18 Hornet prototipo non sono la stessa cosa.
A metà anni ’70, negli Stati Uniti, era in corso la gara per il nuovo caccia leggero dell’USAF, il famoso “Contratto del Secolo”. A fronteggiarsi: YF‑16 Fighting Falcon (General Dynamics) e YF‑17 Cobra (Northrop). Nel frattempo la US Navy, insieme ai Marines, aveva avviato una propria gara per due nuovi aeroplani destinati a sostituire A‑7 e F‑4.
La gara dell’USAF si concluse a favore dell’YF‑16. La Marina annullò la propria e ne indisse una seconda, chiedendo ai due finalisti di presentare una versione navale dei rispettivi velivoli. Nessuna delle due aziende aveva esperienza diretta con aeroplani imbarcati, così nacquero due alleanze: General Dynamics con LTV, Northrop con McDonnell Douglas.
Il duo McDonnell Douglas/Northrop propose l’evoluzione del Cobra in tre varianti: F‑18 da caccia, A‑18 d’attacco e TF‑18 biposto. La US Navy scelse questa proposta, complice l’adozione dei nuovi turbofan GE F404 (evoluzione dello YJ101 del Cobra) e la configurazione bimotore, ideale per le portaerei.
L’accordo prevedeva che McDonnell Douglas sviluppasse principalmente l’F‑18, con Northrop al 40% del programma (costruzione del tronco di coda). Northrop manteneva invece la piena gestione della variante terrestre, l’F‑18L — sostanzialmente il Cobra originale. Tentò di proporlo a Canada e Spagna, ma entrambi scelsero l’Hornet navale anche per l’impiego terrestre. Northrop perse così la paternità effettiva del nuovo velivolo, pur essendone all’origine attraverso il Cobra e, ancora prima, l’F‑5.
In quegli anni la Northrop fu particolarmente sfortunata nelle gare d’appalto: pur avendo sviluppato velivoli dalle indubbie qualità, tra gli anni ’70 e ’80 uscì sconfitta per ben quattro volte — A‑9 contro A‑10, YF‑17 contro YF‑16, F‑20 contro F‑16 e YF‑23 contro YF‑22. Solo alla fine degli anni ’80 arrivò una rivincita, con la vittoria nella gara per il bombardiere stealth B‑2: una vera boccata d’ossigeno.
Nel novembre 1978 effettuò il primo volo l’F‑18 Hornet monoposto, verniciato in bianco con strisce blu e oro. Dopo i voli di collaudo, il prototipo venne trasferito nel gennaio 1979 alla NAS Patuxent River, nel Maryland, per proseguire le prove. A seguire, con cadenza mensile, furono consegnati cinque velivoli FSD monoposto, anch’essi in bianco e blu. Il settimo esemplare fu un biposto, il primo della sua versione, con la stessa livrea bianca e oro.

I prototipi ed i preserie vennero modificati pesantemente sull'aerodinamica
In seguito vennero realizzati altri FSD in livrea bianco‑blu, bianco‑rosso e un secondo biposto in grigio, poi perduto in un incidente.
Durante le prove furono introdotte numerose modifiche aerodinamiche: chiusura degli sfiati delle LERX, eliminazione del dente sull’ala, maggiorazione degli alettoni, interventi sulla sommità della coda, modifiche al labbro delle prese d’aria e altre variazioni minori.
Ma ora torniamo al modello.

Come fare per costruire il prototipo dell'Hornet: il vecchio kit Italeri
Le due scatole Italeri che sono riuscito a recuperare erano molto diverse tra loro: una in plastica grigia, di produzione più tarda, e una in plastica bianca, appartenente alla prima produzione. A queste ho affiancato due scatole successive, già aggiornate allo standard di serie, utili da cannibalizzare per ricavarne parti.
La scatola codice 809 — l’originale stampo dedicato al prototipo — aveva alcune caratteristiche davvero insolite. Innanzitutto era stato sviluppato e commercializzato da Italeri in collaborazione con l’americana Testor, ed era l’unico kit presente sul mercato in grado di riprodurre anche la versione prototipo biposto. Dal master erano stati ricavati gli stampi sia per la scala 1/72 sia per la 1/48: due stampi praticamente identici, salvo la riduzione in scala. Tuttavia, c’erano alcune differenze significative.
Lo stampo in 1/72 era in positivo e fornito con decals corrette per un FSD monoposto e per il prototipo biposto. La copertina, made in USA, mostrava il monoposto. Questo modello, per la cronaca, venne modificato negli stampi nel 1989 e ha avuto una lunghissima carriera: è stato riedito moltevolte non solo da Italeri ma anche da altri marchi, persino in anni recenti, quando il mercato offriva stampi di qualità decisamente superiore.
Il kit in scala 1/48, invece, presentava una copertina con il velivolo biposto in livrea bianco‑blu e il numero di coda 7. All’interno delle istruzioni compariva una foto del biposto pesantemente ritoccata: le parti blu erano state disegnate a mano sopra la livrea originale blu e oro. Anche le decals e le istruzioni di colorazione riportavano lo schema errato. Un mistero, questo errore così evidente, che però ha una spiegazione plausibile.
Il biposto era il settimo velivolo costruito, e tutti i precedenti (eccetto il primo prototipo) avevano la colorazione FSD e il numero in coda. Evidentemente l’illustratore aveva preparato copertina, decals e istruzioni prima del suo volo inaugurale. Ma la McDonnell Douglas, trattandosi di un prototipo, lo dipinse con la livrea blu e oro. Italeri decise di non modificare nulla e il kit uscì così.
Un’altra particolarità degli stampi riguardava le pannellature: erano in negativo. Ma com’è possibile, se Italeri ha iniziato a produrre stampi in negativo solo negli anni ’90? L’unica spiegazione è che si trattasse di un esperimento: un tentativo di riprodurre le pannellature “alla giapponese”, ma usando la tecnologia tradizionale delle macchine utensili. Il risultato erano incisioni larghe e ben definite sulle superfici piane, ma che svanivano completamente su quelle curve.
In sostanza, era necessario appianare tutto con cianoacrilica e ripannellare da zero l’intero modello in negativo.

La cianoacrilica: la Jeep del modellista!
A proposito dei mezzi di cui ero sprovvisto nel 1986: uno era proprio la colla cianoacrilica. Esisteva già, certo, ma veniva usata poco e quasi mai in ambito modellistico. Eppure, come la Jeep per gli Alleati nella Seconda guerra mondiale, la cianoacrilica è stata determinante per la mia “vittoria finale”. Senza di essa la struttura del modello non sarebbe stata robusta, le pannellature non avrebbero potuto essere appianate, e reincidere la plastica modificata sarebbe stato impossibile.

Primi tentativi di costruzione del modello Italeri
Sono partito dalla scatola con la plastica grigia: il “muletto”, proprio come fa un pilota prima di salire sulla vettura da gara. Reincisione delle pannellature, interni, costruzione generale del kit. È lì che ho iniziato a capire davvero i tanti problemi dello stampo e della sua scomposizione: l’unione tra parte anteriore e posteriore, gli allineamenti, le sequenze di montaggio, le parti da installare prima e quelle da aggiungere dopo.
Alla fine accumulo così tanti errori che devo fermarmi. Ma ormai ho acquisito l’esperienza necessaria per passare al kit “ufficiale”, quello in plastica bianca. Forte degli sbagli commessi, la costruzione procede molto meglio: gli ostacoli ci sono, ma li supero uno alla volta.

Il cross-kitting con il modello Kinetic
Uno dei più impegnativi riguarda gli interni — praticamente inesistenti — e il tettuccio del biposto. Le parti Italeri, ancora una volta, risultano errate: lo stampista si era basato su qualche foto e su molta fantasia. Che fare?
Analizzando la situazione scopro che Kinetic produce un kit in scala 1/48 dedicato ai Legacy Hornet A/B. Perfetto: compro un kit completo e ordino anche una stampata aggiuntiva con le parti specifiche del biposto. Quando arriva il materiale, espianto il dorso superiore dell’Italeri e lo sostituisco con quello Kinetic; poi trapianto gli interni Kinetic nella vasca Italeri.
Ordino anche un paio di set di dettaglio Eduard — interni ed esterni — pensati per il Kinetic, così da arricchire un modello che, di base, sarebbe stato troppo scarno.
Cianoacrilica, bastoncini abrasivi, panni lucidanti 3M e tanto olio di gomito. Il tempo passa.

La colorazione e le mascherine self-made
Alla fine si arriva al termine della costruzione, ma le difficoltà non sono finite. La livrea del prototipo richiede la colorazione bianca con le strisce blu e oro. Ho a disposizione le decals dell’Hasegawa “30° Anniversario”: faccio una fotocopia a colori, ritaglio le parti più grandi… e le misure non combaciano. Impossibile usarle: le zone mancanti sarebbero state impossibili da integrare, perché nessun colore ad aerografo avrebbe avuto la stessa tonalità delle decals.
L’unica soluzione è colorare tutto ad aerografo.
Si parte con il bianco Tamiya direttamente sulla plastica bianca. Uso i classici acrilici Aqueous diluiti con il tappo giallo: il colore “caramella”, fatica ad asciugare e si rovina appena viene mascherato. Ripasso l’intero modello con il panno 3M, lucido tutto, e continuo con mani successive diluite con alcool isopropilico.
A proposito: ho scoperto che con i colori lucidi conviene usare i Mr. Color Lacquer. Coprenti, lucidi, resistenti. Ottimi.
Arrivo alla fase più delicata: le strisce blu e oro. Dopo varie prove decido di procedere ancora con i Tamiya. Il problema, però, sono le mascherature. Vanno costruite da zero e devono aderire perfettamente al modello. L’unica soluzione è il plotter da taglio.
Foto, calibro e CAD per riprodurre in scala le mascherature; poi stampe su carta, prove “a secco”, correzioni. Quando finalmente tutto combacia, stampo su carta kabuki e applico. Colora, ricolora, ritocca, aggiusta, sistema. Alla fine, anche questa montagna è scalata.

Panelliner di un velivolo bianco
È il momento del panel liner: dopo alcune prove scelgo il grigio medio Tamiya. Funziona bene, non sporca il bianco e dà profondità senza esagerare.

E le decals?
E le decals? Per fortuna riesco a reperire in Germania uno degli ultimi fogli Caracal dedicati ai prototipi dell’Hornet. Inizio a posarle, usando anche alcune originali Italeri — incredibile che funzionino ancora dopo quarant’anni, merito di Cartograf. Ma scopro che manca il logo McDonnell Douglas in coda e le lettere T1 sul muso. Evidentemente, per evitare problemi di copyright, erano stati rimossi; e nel foglio Italeri originale comparivano solo nella versione 1/72.
Mi viene in soccorso il carissimo Luca del Club, che si offre di stamparmi un piccolo foglio con i simboli mancanti. Alla fine anche le decals vanno al loro posto.
Ormai, come dice Caparezza, siamo fuori dal tunnel.
Eccolo qua. In rete non ho trovato nessun Hornet Prototipo biposto!

FINITO!
Vi lascio qui sotto un po’ di foto commentate.


Copertina della Scatola Italeri n. 809 con il prototipo biposto colorato come un FSD! [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Copertina Aerei Modellismo da cui mi ispirai la prima volta nel 1986. [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Stralcio dell'articolo con le modifiche proposte. [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Copertina Monografia Delta che regalai all'amico Lorenzo con la storia delle versioni iniziali [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Interno della Monografia Delta. Il velivolo #3 FSD in colorazione Bianca e Blu [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Il Must Have: la monografia Detail & Scale introvabile (eccetto in rete) dei primi anni '80 con tutti i dettagli dei velivoli prototipo ed FSD [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Interno della Monografia [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Interno della Monografia con foto a colori [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Sezione con tutte le modifiche apportate ai velivoli prodotti inizialmente ed inserite nei velivoli di serie con le varie spiegazioni tecniche [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]


Immancabile sezione modellistica [Immagine inserita a solo a scopo di discussione]

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:41
da miki68

Sintesi delle principali modifiche tra velivoli iniziali e modifiche dopo le prove a Patuxent River


Interno della scatola Italeri


Differenza sullo stampo Italeri delle LERX tra versione prototipo e versione di serie.


Contenuto della scatola Italeri


Decals originali delle scatole dedicate al prototipo e serie, da cui ricavare parti


Fogli istruzioni delle varie edizioni. A destra quello in 1/72


Foto pesantemente ritoccata e taroccata dalla Italeri!


Istruzioni che mostrano la colorazione bianca e blu, mai portata dal velivolo biposto.


L'immagine del vero Prototipo Biposto in configurazione iniziale, prima delle modifiche [Fonte McDonnnell Douglas - Immagine inserite solo a scopo di discussione]


Il Prototipo Biposto in configurazione aggiornata [Fonte McDonnnell Douglas - Immagine inserite solo a scopo di discussione]

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:47
da miki68

Fusoliera posteriore superiore in costruzione


Fusoliera posteriore inferiore in costruzione


Muso Anteriore in costruzione


Muso Anteriore in costruzione


Muso Anteriore in costruzione


Sistemazione "spifferi"


Innesto parti Kinetic


Tentativo di utilizzare e modificare il tettuccio originale fallito.


Impianto Kinetic e fotoincisioni andato a buon fine


In costruzione con le foto del velivolo originale sempre davanti agli occhi!

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:53
da miki68

Costruzione terminata parte superiore e pronto per la colorazione.


Costruzione terminata parte inferiore e pronto per la colorazione.


Dopo la colorazione di fondo bianco lucido, Iniziamo a mascherare e dipingere


Si continua a mascherare e dipingere


Si continua a mascherare e dipingere


Disegno al CAD delle mascherature, per essere poi tagliate con il Plotter da taglio


Si colorano le strisce


Si colorano le strisce: oro


Si colora le strisce: oro


Siamo quasi in fondo!

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:56
da miki68

Si continua a colorare


Si continua a colorare


Si continua a colorare


Si continua a colorare


Il foglio decals Caracal


Il foglietto aggiuntivo "Home Made"

RISULTATO FINALE:








Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 17:59
da miki68

















Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 21:56
da microciccio
Ciao Michele,

una bella storia con happy end! :-oook

Ho fatto anch'io il modello di questo esemplare dal kit Italeri in 1/72 parecchi anni fa. Purtroppo mia madre lo ha teletrasportato non so dove ed è ... irreperibile. :lol:

Il modello Italeri in 1/72 non è il massimo, soprattutto per la forma imprecisa del muso. Per il resto ricordo un montaggio senza imprevisti con qualche parte da stuccare e altre piccole imprecisioni. Pannellature in positivo.
Lo stampo rivisto per ottenere le versioni di serie mantiene il muso errato mentre non ricordo se hanno passato le pannellature in negativo. Sicuramente sono intervenuti su alcuni particolari ed hanno inserito dei carichi.

Il tuo modello è un piacevole salto nel passato che ho apprezzato. ;)

Come gusto personale, anche se erano piuttosto puliti, avrei eseguito dei lavaggi più accentuati, specialmente sui cerchioni delle ruote.

Riguardo la livrea ricordo che al tempo avevo riprodotto, come nel monoposto, una freccia blu/oro nella parte inferiore che si estendeva dal perno di rotazione del gancio di arresto fino quasi al vano carrello anteriore. In rete non trovo foto chiare, ne posto un paio (la prima tratta da qui - l'hai già postata tu) più quella del modello in cui è indicata dalle frecce rosse.



Immagine
F-18A Prototype FSD 1 BuNo 160775, Nov 1978 by Fighterman_FFRC, su Flickr



Vedo che nel tuo non l'hai riprodotta. Dalle tue ricerche non è emerso ci fosse?
Off Topic
Nota: nei primo post hai inserito immagini dell'interno di alcune pubblicazioni. Ti chiediamo la gentilezza di ridurle come previsto dalle regole del forum. Grazie
microciccio

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 23:32
da Starfighter84
E' molto interessante lo studio che hai realizzato sui kit e, non di meno, anche la motivazione che ti ha portato a riprodurre questo modello (il primo amore non si scorda mai del resto).
Tutta la mascheratura l'hai affrontata e riprodotta con estrema precisione, tanto che i bordi della fasce sono belli netti e non presentano sbavature. Vedendo le foto ho notato che l'attacco per gli Sparrow semi annegati nei fianchi erano stati verniciati in arancio ad alta brillantezza... un particolare che non avrebbe stonato sul tuo Hornet. ;)
Un lavaggio sui cerchioni, effettivamente, l'avrei realizzato.

Ad ogni modo il muso del kit Italeri mi infastidisce non poco... la forma non è proprio azzeccata. :(

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 24 agosto 2026, 23:55
da VorreiVolare
Ciao Michele, grazie :-SBAV
Eccome se lo ricordo, finito purtroppo distrutto in un buco nero :-disperat

Re: McDonnell Douglas TF-18A Hornet (Prototipo Biposto), 1979 1/48 Italeri

Inviato: 25 agosto 2026, 16:08
da Aquila1411
Hai fatto davvero un gran lavoro per ottenere questa versione dell'hornet con questa livrea davvero molto bella, complementi.

Dalle foto sembra che tu abbia completato il cockpit dall'esterno ad assemblaggio già cometo e verniciatura iniziata. Come mai hai deciso di procedere in questo modo?