Starfighter84 ha scritto: 4 aprile 2026, 11:44
Off Topic
Bruno P ha scritto: 4 aprile 2026, 9:43
Piuttosto ho quanto mai gradito nel corso dei lavori il contributo di altri modellisti come Paolo (microciccio) e soprattutto Salvatore (sonny) che in corso d’opera mi hanno massacrato ed ho accolto le loro indicazioni a piene mani dato che sono perfettamente consapevole del fatto che si può essere del tutto ciechi di fronte a magagne anche grossolane che altri invece notano immediatamente (in psicologia si chiama abituazione). Salvatore, che non ringrazierò mai abbastanza, lo ripeto, mi ha evitato di commettere errori abnormi. Un tanto a significare il fatto che sono sempre ben disposto verso le critiche costruttive.
I tuoi commenti, piuttosto, hanno per me il carattere di giudizi, di sentenze pressoché definitive. E come si suol dire, il tono, la forma, alterano il contenuto.
Di questo ne sono ben consapevole, ed è proprio il motivo principale per cui ho evitato di commentare. Eri comunque ben seguito da Salvatore, e da Paolo, che hanno indubbiamente uno stile e un approccio che a te garba maggiormente (conoscendoli personalmente da anni posso dire, senza ombra di dubbio, che si sforzano tantissimo per mettere a proprio agio tutti coloro con cui interagiscono -
in ogni situazione) e con loro non alzi muri comunicativi.
In seconda battuta, ho davvero poco tempo (soprattutto ultimamente) da dedicare al forum, per cui preferisco rivolgere le mie attenzioni a quelli stanno muovendo i primi passi e/o che sono più inclini ad un percorso di crescita. Nella vita occorre fare delle scelte...
Bruno P ha scritto: 4 aprile 2026, 9:43
I tuoi commenti, piuttosto, hanno per me il carattere di giudizi, di sentenze pressoché definitive. E come si suol dire, il tono, la forma, alterano il contenuto.
Oddio, non mi sembra... anzi, sono talmente diretto che è difficile interpretare i miei contenuti in modo soggettivo "alterando il contenuto". Piuttosto, è evidente che per te possano rappresentare un problema.
Bruno P ha scritto: 4 aprile 2026, 9:43
E torno a quanto espresso sopra, cioè che la cosa non mi tange, perché oltre al fatto in sé esiste, dietro, una motivazione se esprimi delle sentenze con un’esposizione analitica, ficcante di per sé. Vorrai scusarmi se scomodo la mia laurea in psicologia per andare al di là degli aspetti immediati. Non mi tange perché ho risolto, cioè mi sono dato una spiegazione riguardo il tuo atteggiamento e il tuo stile. Beninteso, non ci conosciamo e non ho la benché minima intenzione di spiegare a qualcuno com’è fatto ma la spiegazione che mi sono dato mi è più che necessaria e sufficiente per accogliere i tuoi scritti e spero vorrai perdonarmi se mi permetto di esporla. Hai necessariamente un’esigenza interiore di formulare dei giudizi, delle sentenze, con uno stile direttivo, imperioso, che non lascia quasi spazio a repliche, ancor prima di porti il quesito di come questo atteggiamento possa essere accolto dall’interlocutore. Un tanto deriva dalla necessità imperiosa di tendere alla perfezione (non scomodo il concetto di Super Io perché non è questa la sede ma ahimé l’ho nominato). È naturale, locuzione che in Psicologia non vuol dire assolutamente nulla, che nel confronto tra individui si sia portati ad “abbassare” gli altri piuttosto che elevare sé stessi, processo che richiede molto più tempo e fatica.
Permettimi una battuta, anche per stemperare gli animi... ma in mente mi è subito venuta questa scena.
https://youtu.be/jIBeZ3_iXwY?si=bRLQBQY-aJyjoM8k
Però mi preme sottolineare un passaggio:
Bruno P ha scritto: 4 aprile 2026, 9:43
ancor prima di porti il quesito di come questo atteggiamento possa essere accolto dall’interlocutore.
Ecco... in definitiva, non mi interessa nulla di cosa possa accogliere l'interlocutore. Non lo faccio nella vita di tutti i giorni (in primis sul mio posto di lavoro), dove le sfumature possono essere infinite, figuriamoci in un ambito hobbistico molto tecnico, come il nostro, dove i giudizi si basano (anzi, dovrebbero basarsi... perchè oramai tra social e decadimento culturale vario e generalizzato, tutti pensano di avere delle indubbie capacità che devono essere mostrate al mondo intero) su dati oggettivi e documentati.
Ho sempre espresso le mie idee senza filtri e senza condizionamenti esterni (alias, pippe mentali)... questo forum fra meno di due anni compirà quattro lustri, direi che fortunatamente il mio stile non crea grossi fastidi (almeno, non alla maggior parte di quelli che lo popolano).
Bruno P ha scritto: 4 aprile 2026, 9:43
Per cui, Valerio, se avrai piacere, non esitare alla prossima occasione: scrivi senza attendere che il modello sia completato
Accolgo volentieri l'invito, lo farò. Ma lo farò come ho sempre fatto... ovvero stangando dove occorre, incoraggiando dove serve. Vediamo se sarai in grado di "gestire" i miei interventi...e vediamo se sarà in grado di "ammorbidirli". Che sia un percorso di crescita per entrambi?
Chiudo sottolineando solo un ultimo aspetto: se affermi che ho un bisogno impellente di "abbassare" gli altri con i miei giudizi, nel tuo caso c'è un bisogno estremo di far vedere quanto ti senti bravo. Hai creato una galleria che è, in pratica, un nuovo WIP con tutti gli interventi migliorativi che hai voluto apportare. Questo non è utile... sembra solo uno sfoggio di capacità (oggettive? c'è da verificarlo).
Le gallerie sono l'atto finale di un progetto, la chiusura di un lavoro. Non occorre altro, se non le foto del soggetto finito.
E ora chiudo perchè questo topic si è evoluto in un trattato di psicologia che nulla ha a che fare con lo scopo di Modeling Time... e lo sottolinea il fatto che di modellismo, nella tua risposta, c'è a malapena un accenno senza alcun approfondimento (eppure di spunti modellistici ne ho sollevati parecchi).
Buona Pasqua.
… e con loro non alzi muri comunicativi.
Desidero nuovamente rassicurarti, non che la cosa mi prema particolarmente, riguardo al fatto che, al contrario di quanto affermi, non sono incline ad alzare muri comunicativi, tutt’altro.
Permettimi di raccontarti un aneddoto che mi ha visto coinvolto ormai alcuni anni fa in ambito lavorativo.
Di mestiere facevo il Project Manager (e lo sono ancora dato che questo è un titolo che si consegue a fronte del rilascio di un attestato da parte di un ente certificatore, nel mio caso statunitense). Inquadrato nella Direzione Generale della mia azienda ero impegnato nell’attuazione di direttive europee e responsabile della parte realizzativa sull’intero territorio nazionale. Il mio primo interlocutore in ambito aziendale era colui il quale si interfacciava direttamente con il Cliente, nel caso il Ministero dell’Interno: lui spiegava a me cosa si aspettava il Cliente e io spiegavo a lui cosa poteva essere fatto subito e cosa sarebbe stato necessario poter disporre per poterlo fare (a certi livelli non si dice mai “non si può fare” bensì “per fare questo mi serve questo, questo e questo”). Di norma ci incontravamo, per così dire, in call conference cui partecipavano non meno di una decina di persone sparse in giro per l’Italia. C’era però un problema: questo mio interlocutore era logorroico. In queste riunioni a distanza prendeva la parola e continuava a parlare senza interruzioni di sorta. Per poter interloquire con lui ero costretto, mio malgrado perché va contro il mio modo di essere, ad interromperlo anche in maniera indelicata, brusca, a volte dovendo anche alzare la voce. Gli altri presenti erano praticamente costretti al silenzio. Un tanto non poneva a favore del lavoro che dovevamo svolgere assieme per soddisfare il Cliente e ottemperare le direttive di cui sopra e la cosa mi metteva a disagio. Una sera, guardando una partita di Champions League ebbi l’illuminazione sulla via di Damasco: la partita vedeva impegnato il Barcellona di Guardiola con il suo famoso tiki-taka: come dire, se la palla ce l’ho io tu non puoi offendermi, io posso fare il mio gioco e tu non puoi fare il tuo. Questa sua logorrea era il sintomo di un meccanismo di difesa: come dire, “finché ho io la parola gli altri non parlano e sono loro che ascoltano me e non viceversa e quanto affermo non viene messo in dubbio; non solo, ascoltandomi mentre parlo rafforzo le mie idee in primis verso me stesso e poi anche verso gli altri”.
Capito questo seppi come agire: compresi i punti salienti per lui irrinunciabili, gli fornivo rinforzi positivi evidenziando il suo agire quando aveva, anche in minima parte, portato a risultati positivi. Queste continue rassicurazioni, e ovviamente i risultati sul campo, hanno consentito un suo abbassamento del meccanismo di difesa e abbiamo finalmente potuto lavorare non dico in armonia ma con rispetto reciproco e reciproco apprezzamento e riconoscimento del lavoro svolto. Il lavoro venne portato a termine con successo.
Questo è solo un esempio ma nella mia carriera lavorativa ho sempre dovuto, salvo parentesi anche all'estero, gestire i miei collaboratori di norma a distanza (mentre io stavo a Trieste questi erano sparsi nelle maggiori città italiane) e tutti mi hanno sempre riconosciuto, nonostante la distanza che toglie moltissimo alla Comunicazione, una grande capacità gestionale: ho avuto davvero grandi soddisfazioni. E la capacità gestionale poggia, appunto, su un pilastro che è la Comunicazione. Ovviamente l’ambito lavorativo, assieme a quello familiare, è quello in cui si è costantemente messi alla prova e in cui si esprime il proprio modo di essere. Vorrai dunque perdonarmi se rigetto la tua affermazione riguardante l’elevare muri comunicativi: non mi appartiene proprio, non fa parte del mio DNA.
… sono talmente diretto che è difficile interpretare i miei contenuti in modo soggettivo "alterando il contenuto".
Vedo che non hai capito. E vedo che ti piacciono i video, soprattutto quelli in cui cerchi di deridere il destinatario. Nella fattispecie, visto che ti sei riferito ai diplomi di laurea, asserisco sempre che un Uomo non è fatto di titoli e i titoli non fanno un Uomo. Per farti capire quello che intendevo, siamo proprio all’ABC, se ne fossi capace ti proporrei un video tratto da un film degli anni ’80, Tre scapoli e un bebè, in cui l’attore Tom Selleck legge al bimbo in fasce un articolo di giornale che riporta la cronaca di un incontro di box: l’articolo è graffiante, pieno di termini cruenti che descrivono dettagliatamente la lotta all’ultimo sangue svoltasi sul ring. Ma il tono della lettura è tale che il bimbo si addormenta. Al di là del fatto che un bimbo di pochi mesi non comprende ancora il linguaggio, comprende invece la prosodia che, nel caso, con toni quanto mai pacati e distonici rispetto al significato delle parole raggiunge il risultato ottenuto, farlo addormentare. Il tono, la prosodia, ha alterato il contenuto rendendolo una nenia.
… non mi interessa nulla di cosa possa accogliere l'interlocutore
Ecco, questa tua frase è emblematica e riflette il tuo modo di porti, che poi è quello di essere. Sono pressoché certo che questo ti abbia creato e continui a crearti dei problemi perché verosimilmente ti sei creato e continui a crearti numerosi “nemici”. Provare a lavorare su sé stessi per migliorarsi richiede tempo, fatica e saper mettere in dubbio quello che si è, le proprie radici e le proprie convinzioni. Noto, dalla tua affermazione, che non ne sei in grado. Cogito ergo sum, diceva Cartesio: frase poi parafrasata in dubito ergo sum.
La capacità di esprimersi e più in generale di porsi di fronte ad un interlocutore, in Linguistica è detta “competenza pragmatica”. Come dire, se sto interloquendo con l’idraulico (con il massimo rispetto per chi svolge questa professione) e il tema è la perdita del rubinetto (poi magari l’idraulico è pakistano e nel suo paese è laureato in Fisica nucleare) utilizzerò uno stile comunicativo di un certo tipo, certamente diverso rispetto a quando parlo con un professore d’Università su temi che non riguardano l’impianto idraulico di casa. Poi, come dico sempre, ci portiamo appresso in ogni istante la nostra “cassetta degli attrezzi” di cui alcuni ci sono stati forniti alla nascita (patrimonio genetico) altri ce li siamo costruiti nel corso della nostra esperienza di vita e siamo tenuti, per la vita che ci è stata donata e senza scomodare il sommo poeta, ad arricchire il contenuto della cassetta per migliorare noi stessi. Se poi uno non cerca di migliorare sé stesso, beh è destinato a rimanere seduto sul gradino dove era stato posto.
... Ma lo farò come ho sempre fatto... ovvero stangando dove occorre, incoraggiando dove serve. Vediamo se sarai in grado di "gestire" i miei interventi...e vediamo se sarà in grado di "ammorbidirli".
Come forse avrai modo di notare, ma non credo, intervengo molto di rado sui lavori altrui. Questo perché non ritengo opportuno spartire direttive più che consigli a destra e a manca come piace fare a te; non è nelle mie corde mettermi, come fai tu, su un piedistallo per presunta maggiore competenza. Un conto è fornire la propria visione delle cose, del tipo “mi piace quello che stai facendo ma forse io avrei proceduto in altro modo perché in passato ho fatto così, così e così ottenendo buoni risultati”, un altro è dire “così è sbagliato, piuttosto fai colà”. Stangate? No grazie. Incoraggiamenti? Dipende dalla persona, ancor prima che dal modellista, da cui provengono. Ho smesso da parecchio tempo di giocare a chi ce l’ha più lungo, che non porta a nulla; sono passato ad altri “attrezzi” molto più efficaci.
Dovrei secondo te Gestire i tuoi interventi e verrò messo alla prova se sarò in grado di Ammorbidirli? Anche qui confermi la tua graniticità, e non solo. Ammesso che io sia disposto a farlo (non vado in giro con la badante, non ancora, ma a 64 anni non ho molta voglia di essere messo alla prova dal primo arrivato) dipende da come ti poni, se sei in grado di gestire una appropriata capacità comunicativa, altrimenti la disconferma rimane per me una scelta obbligata.
Anche in questa tua frase, oltre a quella precedente, traspare una sorta di “sono fatto così, prendere o lasciare, io non cambio”. Domanda: di fronte ad un interlocutore di questo tipo per quale motivo dovrei io Gestire e Ammorbidire se già a priori non c’è nell’interlocutore stesso la disponibilità se non la capacità di trovare un terreno comune?
Che sia un percorso di crescita per entrambi?
Credo che rimarrei sorpreso nel vederti crescere visto che lasci intendere la mancanza di volontà di procedere in tal senso. Io sono ormai abbastanza cresciutello ma non per questo nego, o per meglio dire interrompo il mio processo di crescita. Vedi Valerio, e qui mi metto a nudo, mi sono laureato all’età di cinquant’anni (studiando di notte) perché prima non mi è stato possibile: dovevo lavorare. E nella mia carriera lavorativa e comunque laddove c’era da mettersi in gioco ho raccolto grandi soddisfazioni. Andato in pensione finalmente dispongo del mio tempo (dopo aver come sempre ottemperato gli obblighi che la famiglia impone) e lo impiego nelle cose che mi danno soddisfazione tra cui il modellismo; e quando è arrivata l’occasione mi sono nuovamente messo in gioco con la progettazione 3D che mi ha dato delle piccole ma non meno importanti gratificazioni. Questo per dire che mi metto sempre in gioco, che non resto mai fermo. A differenza tua, mi pare. Negli ultimi anni sono diventato un assiduo lettore di testi filosofici, l’espressione più elevata del pensiero umano, e nell’anticamera del cervello non nego che mi è balenata l’idea di prendermi un’altra laurea. Crescere, evolversi, imparare e scoprire quanto si è ignoranti è bellissimo. Freud diceva che si cresce per perdita: dal grembo materno dove abbiamo tutto senza bisogno di chiedere fino all’età matura dove si abbisogna degli altri sempre più, passando per il ruolo di genitore dove il padre (non la madre) diventa l’ultimo degli ultimi perché è lui che deve porsi in tale posizione per poter dare tutto ciò di cui ha bisogno chi dipende da lui, è un percorso di crescita lungo il quale ci si nutre di umiltà a sazietà. Umiltà che ho dovuto e soprattutto voluto apprendere perché portando il cognome che porto ho dovuto imparare fin da piccolo a difendermi, anche con le mani. Nel film “I Mostri” Tognazzi spiega al figlio che chi mena per primo mena due volte: facevo esattamente così. Crescendo, è palmare il fatto che era una soluzione inaccettabile per un sano vivere ed ho continuato perennemente a cercare la via per migliorare me stesso e questa forma mentis è ormai ben scolpita in me visto che la pratico da quasi sessant’anni. La perdita cui si riferiva Freud è la capacità di mettere in dubbio le proprie convinzioni, le proprie certezze per verificare, come sosteneva Popper, se avevamo ragione o meno. E questo si ricollega al dubito ergo sum cartesiano.
… nel tuo caso c'è un bisogno estremo di far vedere quanto ti senti bravo.
Perdonami se anche in questo caso devo dissentire. Mi auguro tale frase origini dal tuo modo di vedermi piuttosto che da una reale ed effettiva prospettiva che fornisco di me stesso a tutti. Spero proprio non sia così, non è il mio intento. Sono bravo? Questo lo giudicano gli altri. Quanto bravo? Né più né meno di tanti altri. Mi sento bravo ed ho la necessità estrema di dimostrarlo? Perdonami, e qui torna fuori lo psicologo, ma cercare il riconoscimento esterno a sé stessi in misura eccessiva, come dici tu, è sintomo di un insufficiente autostima. Ma se così fosse andrei veramente in giro per il forum ad impartire consigli e giudizi anche quando non richiesti pur di ottenere riconoscimento, gratificazione? Tra noi due non sono di certo io quello che agisce in tal modo. Come asseriva Pirandello non siamo solo l'Uno che crediamo di essere, non siamo l'immagine riflessa che Tutti ci restituiscono e non siamo i Centomila che invece, appunto, ci forniscono. Siamo in realtà l'insieme di tutto ciò e tale insieme deve rimanere in equilibrio per un sano vivere.
… Hai creato una galleria che è, in pratica, un nuovo WIP.
In passato qualcuno, sinceramente non ricordo chi e non voglio neanche rammentarlo, mi aveva ripreso perché in galleria avevo inserito pochissime foto, quasi come se “ritenessi la Gallery non degna del mio contributo” e, dato che nella mia firma compare l’indirizzo del mio sito web, era stata adombrata l’ipotesi che il rimando a tale sito fosse per un motivo di raccolta di visite, dunque di un minimo introito economico. In seguito a ciò ho voluto specificare che così non è, che il mio sito non è di natura commerciale e lo utilizzo solo ed esclusivamente come repository, come bacheca, non compare neppure negli esiti dei motori di ricerca: provaci. Se dunque per quest’ultimo articolo sono andato oltre misura me ne scuso: non era di certo per dimostrare “quanto sono bravo”, giudizio, al solito, scolastico.
… questo topic si è evoluto in un trattato di psicologia
Qualunque sia l’ambito, anche quello modellistico, quando si parla tra persone di persone l’aspetto psicologico è imprescindibile. Poi, come dicevo, gli attrezzi, gli argomenti, uno ce li ha, ma non è il tuo caso, oppure no. Chissà se ti ho fornito qualche spunto interessante di riflessione. Non credo.
... e lo sottolinea il fatto che di modellismo, nella tua risposta, c'è a malapena un accenno senza alcun approfondimento (eppure di spunti modellistici ne ho sollevati parecchi)
Avresti preferito che ribattessi punto su punto alle tue “osservazioni”? Saremmo a crescita zero se non per validare o meno taluni approcci in termini di tecnica modellistica che di norma per uno risultano validi, per l’altro no. Invece, concedimelo, ti ho fatto parlare. Poco ma ti ho fatto parlare e quel poco ha lasciato trasparire il tipo di persona che sei. Ti ho inquadrato ancora meglio. Il vero fine ultimo non è quello di pigliarsi a stampate di sprue in faccia bensì, come dicevo, trovare un terreno comune e una modalità accettabile per entrambi di confronto in uno dei migliori ambiti del nostro vivere in cui ci muoviamo, l’hobby del modellismo, lo spazio in cui ci concediamo delle gratificazioni. Il bello, infatti, che si parli di modellismo, di calcio, di motori, di filosofia, ecc. è il sapersi confrontare. Ma se tu ti ritieni, sinceramente non so a quale titolo, autorizzato a menare stangate laddove lo ritieni più opportuno indipendentemente dall’interlocutore, mi sa che non andiamo lontano.
Bruno